Archivi categoria: comunicazione

Tifo e ti interrompo, dunque sono

e8ccf-emoticonScelgo la brevità, più utile e leggibile anche se meno ricca in argomentazioni, per esporre una constatazione su un aspetto della comunicazione.
Possiamo, con facilità, rilevare che la modalità di partecipazione e di espressione da stadio-tifoso ha contagiato ogni campo delle opinioni e della comunicazione tanto che sembrano spariti i momenti di confronto o di ragionate analisi critiche. E chi li propone lo fa a rischio di essere subissato e azzittito. Prevalgono invece, e dominano, le frasi fortemente assertive, avversative, esclamative; quelle ipotetiche, interrogative e dubitative spariscono ogni giorno di più. La forma verbale “a me sembra che” è morta per esser sostituita da qualcosa del tipo “no! il discorso è un altro” (oppure diverso, più profondo).
Il forse è infatti sostituito da in qualche modo o ben altro.
Osserviamo ad esempio qualche modello mediatico in cui l’interruzione, l’apostrofe o addirittura qualche sgarbo  espressi apertamente o manifestati con la mimica, non possono mancare tra i partecipanti e non solo; durante i talk-show la conduttrice Alessandra Sardoni, o il conduttore Gerardo Greco (cito due dei più significativi esemplari di assertività) non passano da un ospite all’altro dicendo qualcosa di analogo a qual è la sua opinione; ma si rivolgono all’ipotetico sig/on Tizio chiedendo “allora, ha ragione Caio?” che è stato, per l’appunto, appositamente interrotto.
Questa formula induce, e non solo in chi ascolta, l’idea che lo scontro sia necessario e quindi voluto e cercato, un po’ come in un combattimento di cani o di galli.
Ovviamente l’essere in onda euforizza, lo scontro si accende, l’esempio dilaga e l’atteggiamento ostilità diventa virale e più o meno scopiazzato nel mondo reale e virtuale.
Del resto tanti, troppi italiani sembra preferiscano essere guidati da briglie e gestiti da chi pensa al posto loro e non capire, approfondire, prendersi tempo per pensare.
Si aggiunga che, per quanto riguarda i nostri politici in campo, ben poco c’è da ragionare: abbiamo di fronte personaggi che non argomentano, ma si impongono con le battute ironiche e i giudizi derisori e peggio verso gli avversari (“Chi?” di Renzi ha fatto scuola), oltre ovviamente ad esibirsi con le metafore calcistiche e dei tifosi. Peccato.

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Riflettere l’immagine, con ironia

Diversi, ma simili; simili, ma non per ciò che appare

Riflettere significa anche guardare l’altro come un riflesso della nostra comune immagine umana.
Ecco cosa penso. Riscoprire l’ironia, anche verso se stessi.
Smettere di incanaglire gli ambienti.
Pensare che comunicare non è aggredire
Convincersi che le nostre ragioni non sono quelle degli altri
Rispettare quello che non accettiamo
Accettare quello che non capiamo
Capire che non è detto che si capisca tutto
Mettere in discussione la propria intelligenza
Imparare dai piccoli.
Per oggi, carnevale, potremmo essere maschere, ma poi meglio togliere la maschera, specialmente quella
della vanità.

SANREMO “VARIABILE” ?

morandi mani di forbice

Quello che segue non è un delirio (o forse sì), ma l’effetto frullatore ottenuto mescolando le notizie da Sanremo con lo zapping tra i titoli del menu di Sky – Intrattenimento. A Sky ho inviato la disdetta che sarà attiva tra poche settimane, invece non posso evitare l’effetto Rai che vorrei togliere (per non sentir parlare di Sanremo nemmeno nei tiggì), ma di cui questo scampolo superstite del servizio pubblico pseudo-democratico mi obbliga a continuare a pagare il canone.

Pronti per una serata rassegnata, ovvero per una tele_visione disperata?

Sanremo famosi?
Ma come ti svesti (Belen?)
Extreme Canalis Makeover
Collo circuito (Ivana Mrazova)
Uno psicologo per Adriano!
Budget da Incubo.
Cantanti imbarazzanti
Supertata Rai
Morandi Mani di Forbice
Telespettatori disperati
Cerco Canzoni Disperatamente
Vendo il televisore Disperatamente

Insomma diciamo la verità: la seconda serata non si scorda mai…

Creatività e fertilità della mente: come una metafora di vita

Disegno di una bimba: Un papà e una mamma con una bimba nella pancia (è la sua storia)

Omologati e inscatolati, catalogati e selezionati per categorie, come le uova con la data di deposizione+il calibro+il colore del guscio+il cartoncio 2×6 cosa diventiamo? Uova da mangiare e non da nascita. Siamo sterili e non creiamo né vita né idee. E’ facile allora cadere nelle trappole. E la causa risale anche ai “danni dell’educazione” che è quasi sempre omologante ed omologata su schemi che prevedono tante cose, tante regole, tante strutture. E ci dimentichiamo di trasmettere esperienza, di narrare e ascoltare. Io penso che sia più bello e giusto trasmettere per comunicare che non comunicare per istruire. Raccontiamoci le cose, quelle vere e nostre. Non vi siete accorti che il “gossip” è un’altra droga?
Guardate questo disegno: un papà e una mamma con un bimbo nella pancia… 🙂 by nipotina quando aveva 4-5 anni . Speriamo che la scuola non faccia danni…