Citazione

Cratere del sisma, come prima peggio di prima

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via Cratere del sisma, come prima peggio di prima

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Il diritto al cibo per i bimbi

Io penso (e questa volta l’io ce lo metto chiaro), che nessun #bambino di nessuna nazionalità o origine dovrebbe “pagare” il #cibo al nido, alla materna, alla scuola.
Le discriminazioni, le differenze, i trattamenti economici diversi non possono e non devono avere importanza in una #mensa scolastica.0035
I denari? Si arrangino come vogliono i signori Amministratori, sì propri loro che per per anni ed anni, non sono stati capaci né di prevenire abusi edilizi, né di punire chi inquina almeno con multe adeguate, né di riscuotere le imposte dovute, né di non farsi imbrogliare da cittadini disonesti che ottengono sovvenzioni per invalidità inesistenti! o prestazioni gratuite non dovute.
Hanno dilapidato, trascurato e sono convissuti con la malavita.
Adesso dovremmo dire basta; basta soprattutto alla guerra sociale, alla guerra tra poveri, al fomentare ostilità ed odio:
Come fare? Una sciocca domanda!
Se si possono ancora trovare i soldi per finanziare fiere, sagre e folclori locali allora i denari ci sono. Se, ancora, si possono finanziare prestazioni di tizio e caio, oppure eventi e spettacoli allora diciamo finalmente che non possiamo immaginare spettacolo o evento più bello, buono e giusto che vedere bambini e ragazzi giocare insieme, studiare insieme e finalmente sedersi a ridere e mangiare insieme.
Costruire per il futuro è anche questo.
NON lasciamoci trascinare dalle polemiche tristi e squallide sulle mense scolastiche.
Il cibo è un diritto per tutti, e primi siano i bambini che, sovente, mangiano come i passeri sui rami.
Ciao belli!

Diamo la MUSICA alla scuola

pentagramma-volanteOvvero Brontolamento antico su tema musicale.
(riassunto ovvero sinossi: la scuola o meglio il Miur, non fa forse troppo poco, o addirittura nulla, per diffondere una Cultura della Musica e per l’Educazione musicale?)
Ogni volta che ascolto canzoni (mi riferisco anche alle acclamate tra le più recenti delle contemporanee) penso che siano povere di contenuti, banali e sciatte, qualunquiste e soprattutto troppo riferite sentimentalismi individualistici. Comprese, ad esempio, quelle che molti considerano, e rispetto le opinioni, bellissime (di Bocelli, di Giorgia, di Pausini ad es. e taccio di altre muse terrificanti per me)
Poi mi chiedo come mai alcuni, come De Gregori o Dalla o lo stesso Venditti che ha espresso testi interessanti non siano riusciti a lasciare una traccia più significativa. Anche alcune cose di Zucchero (Diamante) sono dense di significato.
La verità è che sono davvero antica, ma anche che il mio gusto si è formato ascoltando, fin da bambina, di tutto dai ballabili delle feste in famiglia alla classica all’operistica alla polifonia che amo tantissimo. E poi un pochino di solfeggio e pianoforte lo ho studiato anche se oggi è solo una dolce memoria.
Sul Rap avrei la mia da dire, e non sarebbe del tutto negativa come molti si potrebbero aspettare. Sorprendentemente non ne sono digiuna, ma forse, anche se poco aggiornata, più indulgente rispetto a quanto si potrebbe pensare, tolti ovviamente i noti cialtroni .
Un problema, a mio avviso, è che nessuno può vivere senza musica, in realtà è questo il problema: affascinante, suggestivo, bello, ma un problema
Ecco perché, anche sulla musica (quella non necessariamente classica, operistica, polifonica e così via) è importante fornire ai nostri giovani la stessa, se non più accurata e sensibile, attenzione che si fornisce all’imparare a leggere, scrivere e fare di conto. Si devono fornire input, informazione, ascolti, formazione musicale.
Se è vero che la famiglia è importante lo è ancora di più la scuola perché i nostri bambini e ragazzi oggi non possono più vivere e crescere senza condividere esperienze in una dimensione anche collettiva. È necessario aprire di più la scuola alla musica. Ne abbiamo meravigliosi esempi, come dimostra Pier Carlo Bechis che fa nascere orchestre nella sua scuola. Ma non parlo necessariamente della prof o del prof di educazione musicale anche se sono i più necessari e anche se, colpevolmente, dalle Medie inferiori la musica “sparisce” come cancellata dalla programmazione.
Ogni docente può trovare agganci all’educazione musicale; da quello di educazione fisica, alle scienze; da quello di lettere alla matematica, a quello di Arte o filosofia.
Invece non accade.
E allora se i ragazzi ascoltano e vivono solo musica spazzatura, ancora una volta chiederei: di chi è la responsabilità?

Guerra o pace sociale? la filosofia della gallina.

depositphotos_94386388-stock-video-during-the-day-a-personMi dicevo in questi giorni quanto fosse, tutto sommato, più allestire (si fa per dire) una Rivoluzione con la maiuscola quando era evidente il tiranno, lo zar, il re o anche un partito, nel quale identificare un nemico sociale; quando chi ti metteva le mani in tasca, chi ti levava la casa o ti impediva di andare per legna, sfamare la famiglia, curare i malati e seppellire i morti senza pagare balzelli pesanti aveva una precisa identità.
Era più semplice quando imbavagliavano gli oppositori, quando mettevano semplicemente in galera a pane e acqua chi protestava o quando spedivano in colonie, al confino, o nelle galere a remare fino alla morte, o quando, risalendo risalendo, ti buttavano nel circo a sfamare leoni e gladiatori sanguinari.
Invece adesso tutto è represso, ma tutto è assorbito, spento, riciclato e mistificato: adesso, ed è peggio, ci guardiamo tutti in cagnesco e i poveri non possono nemmeno stendere la mano. Se lo facessero, e qualcuno spericolatamente lo fa ancora, si può sentir dire che se l’è cercato, meritato e ben gli sta.
Infatti, solo per fare uno stupido esempio, adesso girano poveri veri o presunti che fanno finta di spazzare il marciapiede per “meritarsi” l’elemosina, ma sempre elemosina è.
E in questo rancore circolare (altro che economia circolare!) perdiamo di vista il fratello, l’amico, il compagno; insomma il prossimo con cui, caso mai arrivasse un baffone adeguato, sviluppare un’azione energica, forte e anche contro le norme, ma efficace sul piano politico e sociale. Chi possieda un  piccolo pollaio domestico sa bene che se vuole inserire delle galline in una gabbia o un recinto in cui esista già una popolazione di pennute rischia di vedere sgozzare le nuove venute a furia di assalti con gli artigli (ce l’hanno anche i polli) o colpi di becco. Le apparentemente miti e sciocche galline domestiche, quelle che ti regalano l’ovetto buono e sano, si difendono dalle galline migranti, immigrate, inserite nella loro società gallinacea semplicemente spacciando presunti nemici anche se il cibo non cala: ma diminuisce, secondo loro (sono galline, signora mia!) lo spazio “vitale”. C’è da imparare dalla gallina.
Allora oggi, come galline? siamo tutti contro tutti, dalle contrapposizioni generazionali alle lotte per il tetto e via col tango. Amaro ma sempre fascinoso tango della morte, perché non dirlo? quello che ballano addobbati con piume e volants, quello dell’immagine e del modello prevalente ossi la violenza che attira, affascina, soggioga ma trascina in un vortice stupido, volgare, nevrastenico.
Far pace col cervello? Ovvero cervelli sfrattati come scrive oggi Anna Lombroso nel Simplicissimus.
E a proposito: ma avete visto il look della Raggi (povera, a me fa addirittura simpatia) l’hanno conciata vestita da gallina o da impianto di irrigazione alla prima del Rigoletto. Pace col cervello? coccodè, casomai.