Riflessione strana su Nôtre Dame

Se a voltarmi più non ti vedo, chi di noi due manca? (A.Gatto – Osteria Flegrea)
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Sì va bene, il grande dispiacere è giusto e dovuto. La ferita per Nôtre-Dame sanguina.
Ma gli uomini possono costruire e ricostruire le cattedrali e, nonostante la ferita e il dolore, esse potrebbero risorgere più belle o almeno altrettanto. (Sempre desiderando che nel costruirle nessuno perda salute o vita come è accaduto ed accade dai tempi dei faraoni).
Ma, appunto, le ferite si curano e il dono di quelle cattedrali può esserci restituito.
Ma non sono il fine ultimo e più grande della nostra vita.
Invece, io penso modestamente, è la vita in se stessa il vero dono e l’unico nostro bene che possiamo vivere e condividere.
E nessuna vita umana di bambino, donna o uomo che sia persa a causa delle innumerevoli sciagure e guerre del nostro tempo e che sono in gran parte causate dalla smania del potere, del denaro e della corruzione, nessuna vita si ricostruisce.
Il grande dramma quotidiano, la tragedia senza fine che ci gira intorno come impazzita, non si esorcizza con scioccanti immagini di catastrofi di cose preziose.
Cose, appunto, e non vite.
E lo so, potrei anche sembrare una che la butta sul patetico, e certo lo sono; sono una che ragiona con il cuore, e il cuore non è quella specie di doppia melanzana rossa che si disegna sui cartoncini o con un emoticon e si tatua su un pezzo di pelle. Il cuore ha le sue ragioni che ti trafiggono quando incontri lo sguardo di quella “cosa” viva (e a volte non più viva) di cui in tanti, me compresa ovviamente, ci possiamo dimenticare.
Se quando ci voltiamo ci accorgiamo che siamo soli allora abbiamo perso qualcosa di più importante di tutto.
Lo sguardo del prossimo.

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Giovani con & senza

dsc_5887_p_52189446#giovani 
A memoria non ricordo un periodo, e non mi riferisco solo al secolo più recente, in cui si siano create aspettative così lusinghiere e cure così pressanti verso ragazzi. Ovviamente mi riferisco alla media.
a) Nascono solitamente per scelta precisa e programmata
b) Sono nutriti in modo scientificamente dosato e selezionato
c) Sono sottoposti a cure, vaccini, regimi alimentari rigorosamente prescritti da specialisti
d) per loro si attivano squadre di psicologi ed equipe di educatori che ad ogni minimo segnale di noia, insofferenza, distrazione, irritazione accorrono con terapie e pratiche di sostegno
e) hanno a disposizione non solo genitori (di solito almeno uno) ma plotoni di nonni adibiti acca_ventiquattro al loro accudimento
f) hanno a disposizione ogni sport: dal nuoto al tiro con l’arco, dalla danza al calcio
g) le tecnologie, i media, il web si occupano di loro quasi (e sottolineo quasi) di più che di gatti, cucciolame vario, iguane e serpenti da compagnia
Dunque sembrerebbero destinati a un luminoso e vincente futuro.
MA
Non appena si affacciano alla vita attiva e tentano di diventare autonomi adulti autosufficienti ecco che scattano meccanismi violenti di esclusione, di selezione, di precarizzazione camuffati dalla parola #MERITO.
E diventano a loro volta strumenti perfetti, ma frustrati, di un #liberismo soffocante e vincitore anche grazie all’arma della meritocrazia e del conformismo negligente degli adulti che sovente non trovano per loro altra consolazione o soluzione che risucchiarli in famiglia spegnendone, in tal modo, ogni spirito di cambiamento connaturato nei giovani e ogni volontà di reale progresso.

Grazie Greta. Ora sono migliaia gli studenti per il clima

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Roma, 15 marzo 2019 – Foto di Maria L.

E gli chiediamo la #giustificazione?
I ministri, i politici, gli adulti e soprattutto i dirigenti scolastici e gli insegnanti che guardano con diffidenza i nostri ragazzi che manifestano per il #clima, invece di comprenderli e di sostenerli, dimostrano che proprio loro si meritano la discarica globale che il pianeta sta diventando.
Invece i nostri #ragazzi, i nostri #studenti no, non se lo meritano e hanno diritto di manifestare.
Il paradosso grottesco e tragico è che molti “adulti” invece di giustificarsi per lo schifo che è stato creato, che si è omesso di denunciare, che tanti tra noi contribuiscono ancora oggi a aumentare chiedono ai ragazzi la #giustificazione per l’assenza a scuola.
Eh già scuola di che? So che non mancano docenti illuminati e illuminanti, ma penso a quelli che, dal loro limbo perbenista, scuotono la testa affermando che si sciopera per non far lezione.
Se qualche ragazzino approfittasse per evitare una interrogazione andrebbe comunque a sentirne tanti altri che invece condividono una battaglia seria, fondamentale, essenziale, vitale. Anche per questo grazie Greta!
Invece voi passivi, voi inquinatori, come vi giustificate? Come vi farete mai perdonare le morti, le malattie, la fine della vita sulla terra, il furto di futuro? È proprio vero che il tempo è scaduto.Vergogna.

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Dove sei? dentro o fuori dal talk?

watch20tv-kjqh-u43210446972357pnh-1224x91640corriere-web-sezioni-593x443Non è mia intenzione trasmettere ansia, ma mi sembra necessario, considerando ciò che quotidianamente leggiamo su web, nei social, porsi questa domanda.
Da che parte della realtà stiamo? 
Siamo spettatori, o meglio tele_spettatori o ci sentiamo dentro e parte del media, dello spettacolo? Godiamo di una inconsapevole condizione di cervelli asserviti?
Gli esperti ci avevano avvertiti già da mezzo secolo, ma chi li ha ascoltati?
A me sembra una questione molto seria.
La grande parte di chi scrive oggi come ieri e temo ancor più domani non scrive per esprimersi, per dire quel che pensa e soprattutto per proporre ragionamenti.
Si scrive per schierarsi, e bellicosamente perfino, al seguito dei media; si scrive per fare affermazioni perentorie e solitamente senza due soldi di argomentazione.
Si scrive come quella persona che, lo ha raccontato in un recente processo penale assai noto, ha redatto un verbale (o una relazione) ma poi l’ha sbianchettata e infine ha dichiarato per proprie parole altrui vergate sotto dettatura.
Sia che la trasmissione tv sia di Gruber o di Merlino, di Floris o di Fazio (e ne potrei nominare altri che tantissimi conoscono, e conoscono certamente meglio di me che, invece, diserto i talk di tutti perfino della Bianchina e del suo smanicato) la solfa è la medesima.
Si diceva in passato “vedi Napoli e poi muori” per celebrare l’unicità e bellezza di una città.
Oggi invece possiamo dire “vedi il talk e poi spegni il cervello e ripeti a pappagallo”.
Siamo messi male, ma vorrei dire immodestamente sono (o siete) messi male.
A me tutto questo non trasmette timore, ma sgomento sì.
Infatti il mio, mio personale, punto è proprio questo, non lasciarmi trascinare dall’effetto talk o dall’effetto anchorman o dall’effetto social.
No, non voglio partecipare allo spettacolo da marionetta, o da burattino ammaestrato a muover la bocca con le parole altrui.
E se potessi credere di persuadere qualcuno cercherei di esortarlo a uscire dal riflesso di quel focolare avvelenato attorno a cui si accostano, soli o in compagnia, praticamente tutti gli italiani.

Purtroppo non si ascoltano gli autorevoli, infatti gli autorevoli latitano dalle tv, mancano, sono spenti o peggio zittiti: non ci chiediamo mai dove sono le intelligenze spassionate, colte, riflessive?
E noi, noi dove siamo? Dov’è il nostro impegno a capire, a pensare, a valutare, a confrontare?
Per questo torno a chiedere: da che parte della realtà stiamo?