famiglia e nascite: sono incentivabili?

71zpu1zyvpl._sy445_  No, secondo me non è la “#famiglia” ad essere in crisi in quanto istituzione.
Ciò che è davvero in crisi è, a mio avviso, la considerazione dei ruoli all’interno di una eventuale famiglia.
Se nel passato la famiglia reggeva come cellula della società (enfaticamente esaltata) questo era solo per merito (se vogliamo dir così) e comunque per fatica ed impegno quasi esclusivamente femminile.
Un compito esclusivo, svolto fino al sacrificio quotidiano, enfatizzato e schematizzato secondo modelli di buone vs cattive ossia di moglie/madre/sorella da un lato e vipera/peccatrice/maliarda dall’altro con esclusione solo di eventuali martiri o suore di clausura (a patto che non di Monza).
Tutto questo non è certo una novità.
Ma è una novità la recente pretesa di pensare di “salvare la famiglia” o addirittura di “incentivare le nascite” con provvedimenti previdenziali di varia e velleitaria provvidenzialità.
Penso che tutto questo fervore non serva a nulla.
I bambini sono nati anche durante le guerre, e le migrazioni sono composte in misura notevole da donne, infanti, giovani e a non di rado famiglie.
Non sono solo i denari la soluzione.
Maschi di questo pianeta: fatevi un esame di coscienza fatto a modo, o curatevi la psiche.
Le donne vi hanno fatto sempre paura e per questo le volevate e in molti le vorreste ancora marginali e ancillari.
Quando si negano alla subalternità sociale allora “è in crisi la famiglia”, allora “è in crisi la natalità”. E il cosiddetto tetto di cristallo diventa uno spot colpevolizzante.
Oppure si inventa anche lo slogan che recita: “Il peggiore nemico delle donne sono altre donne” strumentalizzando, ulteriormente, le frustrazioni.

(bimbi, veglie notturne e vecchi non son cose da uomini, eh già)

Citazione

Imparare anche dai nostri ragazzi

via Imparare anche dai nostri ragazzi

Inondazione di profughi?

La mia excusatio non petita, o piuttosto la mia premessa è che sto riflettendo su una espressione verbale, non pretendo certo di analizzare la questione dell’agressione turca contro i Curdi. Ricordo solo che, in tutti i manuali scolastici di Storia si trovava sovente, in fondo ai capitoli più importanti, uno sparuto paragrafo sulla cosiddetta Questione d’Oriente e a quanto pare la questione, secolo dopo secolo e guerra dopo guerra, rimane questione aperta.
Ma in questo momento rifletto sulla cosiddetta minaccia all’Unione Europea da parte del signor Erdogan, notizia di tutti i notiziari:  Il presidente turco annuncia di aver ucciso ‘109 terroristi’ e avverte l’ Ue: se ostacoleranno l’operazione militare, Ankara aprirà le porte a 3,6 milioni di rifugiati, mandandoli in Europa.
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La mia sarà utopia,  ma mi fa tristezza che i profughi siano eventualmente considerabili una minaccia. Se una persona può infatti essere una risorsa utile perché un milione di persone non possono essere considerate un milione di risorse utili?
Cosa c’è che non funziona in questo mondo in cui le persone sono solo un peso, un oggetto di paura, una minaccia?
Perché, mi chiedo, nessuno sa immaginare un mondo in cui tante persone possono far parte di molti progetti, di tante iniziative che possano rendere migliore la vita?
Di cosa abbiamo paura? Che l’aria che respiriamo ne sia impoverita ? Oppure il nostro cuore è così duro che non abbiamo più posto per i sentimenti di accoglienza verso gli altri?
So bene che potrei autorispondermi che si dice : “aiutare a casa propria” o anche “qui è casa nostra”.
Ma allora la fortuna di avere una casa, o la tragedia di non averla perché sono toccate solo a qualcuno?
Utopie, lo so che sono utopie, ma se qualcuno commercia proficuamente in esseri umani perché noi li consideriamo solo come una minaccia, una tragedia e sostanzialmente una perdita e non un possibile, eventuale, costruibile vantaggio?
Utopia.
Quanto sopra lo scrivo perché quel tizio, il signor Erdogan, dice : vi mando i profughi come se dicesse vi bombardo con l’atomica.
E ancora una volta il gioco è in mano alla paura.
Tutto qui.

Chi non ha paura della vergogna?

Cerco di percorrere una strada tutta mia, non separata dagli altri, ma distinta dai luoghi comuni e dalle notizie costruite ad arte per influenzare e suscitare consenso o dissenso.
Cerco dunque di formarmi opinioni anche se è davvero difficile visto che tutti dipendiamo o da quello che proclamano e dichiarano gli eletti in Senato e Camera dei Deputati oppure dai giornali, dai tg, dai talk.
Insomma dipendiamo tutti dai costruttori di notizie.
E proprio per questo ieri pomeriggio quando è stato votato per il taglio dei seggi dei parlamentari la mia reazione poteva essere, ed era stata, solo mediamente perplessa e pensante anche perché si dovrà fare un referendum e saranno necessari calcoli di pesi e contrappesi sulla distribuzione dei seggi.
Ma appunto proprio per queste suddette ragioni la mia tiepida e alquanto neutra reazione è diventata indignato disgusto quando ho visto queste immagini: ossia i pimpanti 5stelle che escono dal Parlamento ridendo felici e beati come a una gita scolastica mentre srotolano un gigantesco striscione con rappresentate grandi poltrone rosse e annesso forbicione: una grottesca carnevalata, a mio avviso repellente considerato il luogo, la storia e le persone che ci hanno regalato la Repubblica pagando col sangue.

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non hanno paura della vergogna

E il motivo del mio profondo scontento è presto detto: Se avessero proposto e votato per dimezzare o anche per ridimensionare sostanzialmente i privilegi di cui godono loro stessi, tutti gli eletti nonchè i loro, a vario titolo, famigliari e parentami allora li avrei sostanzialmente approvati.
Invece no: e in giornate come queste, tra morti sul lavoro e bambini affogati in un mare nero come il petrolio ho trovato volgare e inaccettabile sbandierare striscioni godendosela un mondo.
Trovo inoltre un vergognoso mezzuccio acchiappaconsenso che si continui, ad usum dell’incommentabile Salvini, parlare di “poltrone” quando i seggi in Parlamento sono il frutto di lotte per la democrazia e il luogo in cui hanno seduto grandi politici:  donne e uomini colti e dediti alla loro missione, che amavano l’Italia e nobilitavano la politica tra i quali solo per fare solo un nome simbolo, Sandro Pertini.
Ecco dove trionfa, ahimè, la bestia della volgarità ignorante: trionfa senza vergogna sulla nostra storia civile, sulla cultura e su una tradizione di cui non sono degni e purtroppo trionfa perché mette sullo stesso piano arroganti e chiassosi parvenu con chi ha fatto, a volte con il sacrificio della vita, la vera nostra Storia.