A proposito di competenti, e di poveri

Ho letto anni fa, in un romanzo di cui non ricordo il titolo, che le dame morigerate e perbene nei piovosi pomeriggi s’intrattenevano sferruzzavando indumenti per i poveri di buona condotta.

Era un romanzo umoristico.

Ma tutte le mense per i poveri, quella dei frati, quelle di qualunque genere religioso, laico, pesudolaico eccetera, mi indignano.

tante “povertà”

Se ci sono tanti poveri, se i poveri dormono in strada e muoiono per il freddo o per altri motivi, se bambini muoiono bruciati in una sorta di baracca, se persone, donne e uomini di qualunque età, accettano, addirittura chiedono, anche lavori su turni assurdi e senza sufficienti protezioni , e muoiono di lavoro allora è davvero grottesco, ridicolo, offensivo mandare in onda il governo migliore e competente, che fa il bene dell’Italia e dintorni, che contrasta pandemie e crisi economica. E che piace in Europa e dintorni.

Questi indispensabili e competenti che fanno il bene del paese sono in realtà tali e quali alle dame perbene, che sorbiscono te e sgranocchiano scones sferruzzando per i poveri di buona condotta, presumibilmente perché nessun altro del loro ceto perbene indosserebbe le loro produzioni: calzini pelosi o maglioni urticanti. Corrispondenti a lor medesime, d’altronde.

La brace

Crepita la brace del cuore

mentre assorta in silenzio

ascolti un suono che non fa rumore.

Silenziosa è una porta che disegna

un raggio di compasso e uno di luce;

hai lasciato che il battito si quieti

come un fruscio di vesti accomodate

a balze e frange

come scialle o ventaglio

che nasconde l’amabile sorriso

o lo sbadiglio.

Oh, PATRIA MIA?

(Vedo le mura e gli archi, ma la gloria non vedo)

Tutti

Se il continuo richiamo a successi sportivi italiani, al patrimonio artistico italiano, alla genialità italiana, all’eccellenza gastronomica italiana così come alla moda, alla ricerca o all’ospitalità turistica e così via rappresentasse solamente una soddisfazione di vecchio stampo campanilistico allora sarebbe ascrivibile a colore di cronaca o anche a un eccesso mai debellato di provincialismo. Ossia un po’ come le pretese di supremazia tra paesi confinanti o tra capoluoghi di regione che tra l’ammicco e il dispetto si confrontano tra chi sia migliore.Invece no; invece stiamo assistendo a un bombardamento di pseudo #patriottismo nazionalistico che diventa sempre più sospetto. I media sono schierati insieme a politici che si lasciano andare ad affermazioni chiassose e volgari.Un conto è sentirsi #patrioti in quanto portatori di tradizioni e valori da conservare, ma ben altro conto è essere patrioti contro altri popoli, altri gruppi e perfino contro miseri e sofferenti.Questo è allarmante.Così come è allarmante pretendere di essere “europei”, ma poi nutrire e allevare sospetti di anti-italianità, ma contro chi, poi?SI veste di folclore un razzismo sempre più astioso e feroce. Non va affatto bene. Soprattutto è dannoso influenzare di questa pseudo cultura le giovani generazioni che già studiano poco e male la storia, ma non si meritano di essere allettati da pretese di superiorità che finirebbero per renderli solo più deboli nonché, probabilmente, ridicoli.

Vivere oggi e vivere ieri

  • Forse accettare questa nuova realtà è davvero più difficile per chi sia nato e vissuto solo dagli anni ’80 del ‘900. E davvero affermare spensieratamente “Quant’è bella giovinezza” a volte è arduo.
    Forse ( il dubbio è davvero necessario) per chi ha conosciuto solo la società conforme all’attuale modello, quello che e si è formato dopo l’era che chiamavamo del riflusso e che grosso modo potremmo affiancare alla nascita della tv del biscione, è impossibile trovare respiro in quella attuale, ossia in una realtà dove invece è necessario attingere, per trovare pause di equilibrata serenità, a risorse personali.
    Le risorse personali, (provo a dire, ma non con l’intenzione di sentenziare), sono quelle costituite anche da una base di tradizione di famiglia, di esperienze improntate a difficoltà da superare, da una scuola capace di dire no, da principi da rispettare. Per qualcuno sono risorse frutto anche di rinunce piccole o grandi, frutto di abiti ereditati da fratelli o sorelle, di due paia di scarpe all’anno e di colazioni con caffellatte e pane del giorno prima o di pranzi cucinati o riscaldati alla meglio. Di ore di “noia” superate cercando qualcosa da fare, qualcuno con cui parlare. O un libro desiderato e da leggere e spesso rileggere due o tre volte, perché non si avevano frequentemente dei regali.
    Non sto dicendo che fosse meglio allora.
    Sarebbe sciocco oltre che inutile.
    Ma forse posso dire che si diventa più fragili quando si nasce e cresce in un mondo che non finisce da nessuna parte, in cui ti dicono che devi perseguire i sogni a qualsiasi costo e dove, spesso, non si hanno confronti con se stessi e con i propri limiti.
    A me sembra che si viva con insoddisfazione in un mondo invaso continuamente da comunicazioni suggestive e allettanti e dove la quotidianità è basata sul rito: ad esempio ci si deve rilassare pena lo stress, non si deve accettare un limite o ci ritiene meritevoli di tutto ciò che vorremmo per noi, ma senza troppo calcolare gli altri.
    So da me che il discorso è noioso. So anche che non è concludente.
    Penso tuttavia che sia un discorso serio.