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Il mio dopo non sarà solo “vittoria!”

Nella mia vita precedente mi ero fatta l’idea, ma forse era più un patto, un’intesa con me stessa, che per quanto ingarbugliata, faticosa e piena di imprevisti, o forse proprio per questo, l’esistenza fosse una avventura interessante, vivibile, giustamente movimentata dall’ironia e dalla mia inquietudine che mi costringe a continui cambiamenti ma, grazie al cuore, buona.
Dopo il flagello non so se e quando inizierà una vera nuova esistenza. E non so nemmeno se sarà come ricominciare, come iniziare, come esser dentro al gioco, con in mano le carte. Si sta oggi, e da quasi due anni, in una sorta di esistenza altra: ripetitiva, noiosa, prevedibile, ansiosa e immobilistica fino alla staticità; percorsa da fibre di dolore aggiunto.
Per me tutto questo è sopportabile solo in ragione degli affetti. E dopo? Dopo che il nuovo Diaz avrà valorosamente dichiarato, nel il suo bollettino della vittoria, che il nemico che ci aveva invaso fin dentro le case è battuto e non ha più vantaggi, dopo che il flagello non avrà la sorte o la fortuna da giocare contro di noi?

Francamente non so.
Spero che non sarà come sommare due vite.
Spero di ritrovare il filo, il telaio, la tela da tessere con paziente utilità e qualche nodo e difetto: niente perfezionismo assoluto, non fa per me.
Sommare nuovo a vecchio? Ricucire due vite spensieratamente? No.
Annunciare, anche a me stessa, che la guerra è vinta grazie “fede incrollabile e tenace valore” senza guardarmi indietro? Nemmeno questo mi è possibile.
Non sono Diaz.

Veder nascere il grano, in primavera.

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Vorrei che ci fosse restituita la Primavera, quella della quiete della notte che muore interrotta dai galli che cantano euforici ancora prima dell’alba, quella dei gatti resi isterici dai loro amori notturni, quella delle baruffe tra uccelli e insetti, quella delle piante da frutto che sbocciano improvvise e improvvide che se ne infischiano se domani piove perché hanno già avuto il loro momento di gloria.
#Primavera dove sei?In questi giorni se esci dalla città puoi vederti circondato da larghe pennellate di verde; è il grano novello che già tesse le sue fitte trame di velluto ricoprendo campi e colline con un colore ripetibile solo dagli artisti più grandi; forma e sostanza del ciclo della vita che non si ferma. 

Un ciclo che, per molto tempo, è stato guardato con rispetto e speranza.
Ecco cosa vorrei fosse mostrato agli occhi e al cuore di tutti i bambini, perché prima ancora di ogni monumento costruito dall’uomo penso sia necessario insegnare a riflettere sulla grande madre natura.
Prima ancora che diventino dipendenti dagli snack dobbiamo portarli a veder crescere il grano.

No(t)te di Natale

Se cerchiamo un senso al Natale, oggi,

se lo cerchiamo ancora,
dopo aver vissuto quest’anno ad occhi aperti,
se pensiamo che dovremmo frugare
tra tradizioni e novità
per vestire di luce quel giorno,
allora forse potremmo rinunciare
o sarebbe meglio essere bambini
per attendere che qualcuno
allestisca un natale per noi:
inconsapevoli o bramosi dei doni
da sbattere sul pavimento alla prima occasione.

Non elenchiamo,
scorrendo mese per mese,
quello che è accaduto:
le tracce ci sono, i segni sono tutti al loro posto
come le ferite, le parole,
anche troppe, sono state dette
e ripetute fino a farne violenza.

Luce e messaggio del Natale, oggi,
è lasciare che la speranza
non ci sfugga dalle dita del cuore.
Il messaggio lo abbiamo e possiamo ascoltarlo,
ma non siamo obbligati, (per fortuna) no?

E tolte le vesti, gli addobbi ed i cibi in eccesso;
tolte le corse, le prenotazioni,
le isterie alle file inevitabili
potrebbe essere ancora Natale.

Altrimenti è meglio fare come tanti,
(e fanno bene, ma sì):
il solito viaggio low cost
sul mar Rosso, da pagare a rate.
Ma sì, un altro debito
no, non può cambiare la situazione.
E per gli squali, sì
sarà ancora festa, almeno per loro.

Il Natale, a volerlo, viene.

Chi non parla in compagnia

Furoreggiano, in questo nostro tempo che ha mandato in discarica ogni formula dubitativa, le affermazioni perentorie spesso basate su immagini o metafore preferibilmente sportive, ma non solo. E troppi si adeguano.
L’effetto di questa tattica comunicativa è, per ora, innegabile: si evita di articolare un ragionamento argomentato e condotto a rigor di logica e si delocalizza la discussione spostandola in un ambito familiare a chi parla spiazzando, nel contempo, l’interlocutore che viene colto di sorpresa o infastidito.
Ad esempio quando Renzi disse che ai politici corrotti si doveva “dare il daspo (D.A.SPO. ) “ molti sapevano a cosa alludesse, altri (me compresa) no, ma ottenne un grande effetto forse più che altro emotivo. Probabilmente qualche anima sagace si figurò l’umiliante esclusione dalla scena di politici-teppisti e legittimamente ne godette; sappiamo tuttavia che le cose non andarono e non stanno andando affatto così.
Oggi il ragazzo-premier (come lo chiama Diego della Valle) ha detto tante cose, ed ha poi buttato in caciara, come si dice a Roma la definizione della differenza tra sé e i suoi e gli oppositori all’interno del Pd con una frase assertiva non troppo logica, né coerente al contesto, né rispettosa dei dissidenti ma d’un certo effetto : “Chi non la pensa come la segreteria non la pensa come i Flintstones. Chi la pensa come la segreteria non è emulo di Margaret Thatcher ”.  Ah ecco.Da un lato Wilma dammi la clava, dall’altro la Lady di ferro? E in mezzo, magari, il Mago Merlino con Semola?
Potremmo anche ricordare alcune recenti perle di supponenza di Serracchiani  secondo cui i diritti dei garantiti sarebbero privilegi contro i non garantiti. Anche queste sono affermazioni indimostrabili e illogiche; infatti forse togliere ai cosiddetti garantiti e quindi renderli non garantiti costituirebbe un aiuto a favore di altri?
E poi c’è la moda o meglio il vezzo, assai condiviso dai comuni utenti del web, di ripristinare il vecchio principio di autorità, che si sperava archiviato per sempre, mediante il link o  la citazione. Foto choc, aforismi, link di autorevoli noti sono usati con prodigalità esentasse. Ma qui mi fermo. Ho superato i 140 caratteri, non vorrei superare le 140 righe. Solo un desiderio: si insegni la logica ai bambini fin dalle elementari; le lingue le studiano già (Giannini…) ma oltre al linguaggio sarebbe importante, e più utile delle regole troppo pedanti, insegnare a non farsi incantare dai falsi ragionamenti e a smascherare gli imbroglioni del discorso emotivo e ben illustrato.
Che fantastica storia è la vita, nevvero?