Archivi categoria: notecellulari

Vita quotidiana, tra covit19 e cestino

Svuoti il cestino?
in questo periodo scrivere una narrazione è come svuotare il cestino del pc. Non si fa mai, poi arriva il giorno che indugi davanti al display e noti la scritta, mentre scorri col mouse qua e là, spigolando alla ricerca di un perché: cestino.
Perché no? Vediamo cosa c’è dentro.
il mondo ti ha un po’ chiuso la porta, sbatacchi qua e là le tue cose, non vuoi pensare, nascondi i pensieri meno corrucciati, smetti di programmare la settimana, forse il mese, forse la stagione.
E accumuli tutto nel cestino.
Dai coraggio, prima o poi lo svuoterai allegramente. Sssse, fffforse, boh.
Riavvii i pensieri insieme all’aspirapolvere; oddio ma ha un senso? Accendi l’immaginazione insieme al gas del fornello. Spolveri libri e cuore nello stesso tempo.
E poi ti telefona qualcuno, come va?
Ma forse preferisci la radio.
E meno male che tu la radio la ami, ma proprio tanto.
Ti piace quella sorpresa, ben diversa e più curiosa avventura di quella di inserire uno dei quattromila (si fa per dire) cd che ti trascini da un trasloco all’altro.
Accendi ed è un po’ come andare alla deriva verso una giornata di sole. Come aspettarsi qualcosa.
Il cestino, mentre ascolti, si riempie ancora: altri ricordi, altri pensieri nuovi, relazioni e collegamenti, cose che non puoi e nemmeno vuoi raccontare.
Rievochi, riscopri, ricordi: oppure ti sorprendi: purché sia musica, come il vento sulle guance.
Per oggi non svuoto il cestino.
Non ci penso proprio.
Caso mai alzo il volume: amo la radio.
Citazione

Paura e Coraggio

dal nuovo Blog La vita al tempo del coronavirus : la voce di ragazzi ora al chiuso, fuori dalla scuola. Ecco cosa dicono.

via Paura e Coraggio

LA VITA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Gli studenti raccontano / Oltre la didattica a distanza

28 Marzo 2020 – Grazie Papa Francesco

cq5dam.thumbnail.cropped.750.422[1]O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,

tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.
(Par II)

wp-1585762002982.jpgPoche sere fa, il 28 marzo, Papa Francesco ha pregato con parole dolorose e sofferte per la salute del mondo e di tutti noi. Il Vangelo letto narrava come Gesù, che dormiva nonostante la burrasca, fosse stato svegliato dai suoi discepoli terrorizzati e li avesse rincuorati invitandoli ad avere fede. La preghiera del Papa, in una Piazza spettrale ma pur sempre grandiosa e bellissima, vestita di color blu cenere, è stata commovente; ma ci ha chiamato tutti a rispondere del modello di vita e di società in cui siamo immersi mentre, indolentemente, ci lasciamo portare dalla corrente e ci allarmiamo solo quando questa diventa tempestosa e ingovernabile. Quelle parole non possono essere commentate, sono state un dono, una luce che illumina un cammino ancora oggi tenebroso. Dopo la preghiera la benedizione eucaristica, sotto una pioggia che non cessava quasi a voler spazzare via ogni nostra umana disperazione nel bacio del Papa al Crocifisso.
E mentre il Papa impartiva la benedizione s’è sciolto il suono delle campane di San Pietro che, nel crepuscolo di una sera che segna il cuore, si fondeva con quello della sirena di un’ambulanza.
Non gridate più. Non è l’ora di gridare.

Grazie Papa Francesco.

Dopocena con #Palombelli

Di streghe, di mostri e di altri nocivi
L’incauto telespettatore che si trovasse a zappingare, sospeso tra la digestione di un pasto cucinato alla buona e la speranzosa illusione di trascorrere un dopocena meno angoscioso del solito, sospeso tra la spettacolarizzazione dell’epidemia e la speranza che vinca la razionalità della Scienza, potrebbe cadere, in attesa che inizi un film purchessia, su rete4, sì proprio su quella dove un tempo imperversava il tutto sommato folckloristico Emilio Fede.
Ma adesso no: adesso, pensionato Emilio, vi domina un sabba mediatico capace di ben altre suggestioni e stavolta malefiche.
Infatti durante il dopocena italiano va in onda la trasmissione di Barbara Palombelli, che non voglio definire, ma al confronto della quale le tre streghe di Macbeth potrebbero essere paragonate alle giulive naiadi che il Bernini scolpì nella fontana della piazza che, a Roma, noi chiamiamo tutti o continuiamo a chiamare Piazza dell’Esedra.
Lei la #Palombelli, munita di spilla sulla spalla sinistra, stile margaret thatcher, peraltro mal sostenuta da un lifting non proprio impeccabile e da una calza che vanamente imita quella della d’Urso, sparge orrende affermazioni con lo stile della casalinga degli spot delle minestre precotte o quella del tacchino aia affettato e noiosino.
E ben sostenuta da opinionisti e politici di spessore indigeribile, da Porro a Renzi fino all’imponente immancabile Maglie, condisce il tutto con luoghi comuni e miasmatiche suggestioni.
Ma ve le riassumo in poche parole:
“Libera morte per tutti, meno siete meglio stiamo.”

E queste entità malefiche si sbagliano anche, perché una manciata di poveracci, due o tre plotoncini di servi affamati e di nonnetti da Rsa serve anche a gente come loro; la plebe terrore_condannati_francia-960x663-1fa comodo. Ma sono talmente tronfi e pieni di orgogliose sicurezze che si sono dimenticati anche questo. E non scomoderò il mito di Re Mida, non se lo meritano.
Posso al massimo scomodare una scena da Place de la Concorde: non si sa mai.
Una carretta passava e non gridava “gelati!”
Gridava ” a la ghigliottina”.

Zan zan soavemente vostra.