E’ ancora maggio, un maggio che si dipana a fatica, come un febbraio uggioso, ma è sempre e ancora maggio.
Tempo di rinnovamento, tempo di rivoluzioni attese e sperate, velleitarie o innocenti, utopiche e impulsive; tempi di germogli vigorosi, di sbocciar di fiori e di pensieri.
E’ ancora maggio anche se la pioggia, custode di nuvole di acque che vorremmo purificatrici, ci mette in minoranza, ci sbatte al coperto, ci costringe a scappar tra portoni e sportelli.
E’ ancora maggio e il pensiero va, torna e rivive un passato troppo inutilmente trascorso per poter essere rimpianto, troppo anticipatore per essere realizzato, troppo carico di travisamenti e fraintender intenzioni per poter far nascere davvero il nuovo.
Eppure è ancora maggio, e il sogno non può essere dimenticato.
Abbiamo avuto amici e compagni di scuola con cui si parlava di libertà mentre ancora vivevamo, noi ragazzi, in una dimensione in cui il principio di autorità era esteso a tutto e tutti, dalla scuola alla politica, dal libro alla lunghezza dei capelli a quella delle gonne,dagli scarsi permessi di uscir di casa perfino di pomeriggio al costume patriarcale ancora imperante.
Eppure tutto saltò, eppure i giovani uscirono senza permesso, contestarono il principio di autorità, si allungarono i capelli mentre le gonnellone scampanate sparivano e spuntavano le nostre ginocchia rotonde dalle gonne sempre più corte e il modello patriarcale cigolava come una vecchia credenza tarlata.
Si diffusero, tra noi ragazzi, i nuovi slogan: uno di questi proclamava l’immaginazione al potere (o la fantasia al potere): e certo, come no? un po’ si straparlava.
Ma è anche vero che l’immaginazione restò dov’era, nella mente e nel cuore di pochi, troppo pochi per i quali il potere fu solo una chimera nemmeno desiderata.
In compenso (in s-compenso) ci ha pensato il peggio della violenza a distruggere la speranza della non-violenza, del potere dei fiori, quelli da mettere nei nostri cannoni.
E man mano sono andati al potere l’avidità corrotta e abile (che ha trionfato con berlusca e tutti i suoi seguaci) e la mediocrità furbetta e pure inabile (questo scampolo di mezza sinistra che ci rimane). Gente che mescola privato e pubblico, corruzione personale, vizi e vizietti, tette e culi, ostentazione e segreti. Tutto un miscuglio repellente che ci sbattono sotto il naso.
Non stiamo messi molto bene, anzi stiamo malissimo.
Ma resistere si deve…
In fondo è ancora maggio.


Il profondo ed interessante post di
Il fatto che un gruppo di persone abbia manifestato chiassosa scontentezza quando fu ri-eletto Napolitano e sia stato tacciato di marcia fascista su Roma impallidisce e scompare (ma dovrebbe invece far arrossire di vergogna rabbiosa chi si era inventato il parallelo) di fronte a un vice-premier di un Governo in carica coll’alto patrocinio del colle e che dichiara di marcerà a Brescia in omaggio al pluricondannato e interdetto dai pubblici uffici e tuttavia imperversante come la peste aviaria. Del resto il nostro Angelino non ha perso nessuna occasione di distinguersi:
da ex ministro della Giustizia ha infatti partecipato a una buffonesca ma ugualmente grave invasione del tribunale di Milano organizzata in appoggio al solito Silvio perseguitato da certa giustizia.