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Quello che il terremoto si porta via

salaria_piccinini06Dopo la spaventosa scossa di questa mattina nelle tv continua, enfatico, il macerie-show (che più macabro e spettacolare non potrebbe essere) naturalmente intervallato dalla prescritta pubblicità. Più strazianti sono le scene: la carrozzina dell’invalido spinta a passo di corsa, donne e uomini sotto choc che non sanno dove andare, le suorine  che scappano in frotta come rondini in fuga dallo scoppio di un fucile, le persone inginocchiate davanti a una basilica crollata, le mani sul viso di chi nasconde le lacrime, maggiore è l’attenzione suscitata e lo share vince.

Durante il macerie-show  si sottolinea, con grandi sospironi di sollievo, che non ci sono state vittime.

Beh sì, non ci sono scappati morti, almeno fino ad ora; e tuttavia come non chiedersi che vita attende chi adesso è rimasto senza nemmeno un cambio di biancheria, senza le sue cose, senza casa, senza il suo paese e spesso senza il suo lavoro.

Parcheggiati in anonimi ma ospitali “hotel della costa”, cosa accadrà di questa gente dei paesi delle Marche, del Lazio, dell’Umbria che fino a poche settimane fa viveva laboriosa e fiera, silenziosa e parcamente ospitale, ma comunque bastante a se stessa, spesso arroccata sulle sue montagne e in paesi dove la vita non è mai stata facile, in piccoli borghi annidati come nidi di falchetti su rupi e nella vallate che quasi nessuno conosceva, ma dove forti e antichi erano i legami, le tradizioni, la vita sociale . Che ne sarà degli agricoltori di terre avare ma amate, di allevatori, di artigiani, di pastori dalle bocche silenziose e mani sapienti? Che ne sarà di quelle parlate dialettali ancora vive che potrebbero fare la fine di quelle lingue che più non si sanno?

Dopo gli abbracci di rito, dopo le comparsate di Errani, dopo le folgoranti visite premieresche cosa sarà di loro? Ci sono borghi che dicono che non sono ancora arrivate le telecamere né la protezione civile e i soccorsi; e non sanno nemmeno se mai arriveranno.

E quando il premier dice “ricostruiremo tutto” sapete tutti cosa intende? Normative, leggi, mutui, prestiti, ricostruzioni in attesa di eventuali rimborsi, regolamenti fino a ieri del tutto estranei a una popolazione che, giova sottolinearlo, era bastata a se stessa.
E allora io mi permetto di dire che anche il patrimonio artistico, peraltro fino a ieri praticamente sconosciuto alle masse (che ad Amatrice andavano per i bucatini e a Norcia per le salsicce o il pecorino), quel patrimonio di chiese, edifici, opere d’arte potrà forse essere restaurato almeno in parte, ma quelle vite di persone vive non saranno più come prima e in nessun modo saranno restituite a se stesse se non per quella parte che il coraggio e la fierezza personale potranno consentirlo.

Tanto più futile e scandalosa, dunque, a mio modesto avviso, sia l’esibizione di promesse “non lasceremo solo nessuno, tutto sarà ricostruito”, sia l’enfasi cafona per la cosiddetta Nuvola ieri inaugurata a Roma Eur; e non solo per il suo visionario-vanesio ideatore, ma per lo spreco che grida vendetta.

E chi quei luoghi conosce e ama spera, io spero, che vendetta ci sia.

BASTA! ARRABBIAMOCI

Michelangelo - PrigioniOrmai lo sappiamo: chi ha un problema qualsiasi si trova, a meno non sia un privilegiato, drammaticamente solo.

Si tratti della salute, del lavoro, di problemi sociali, di anziani, disabili o bambini da accudire, si tratti di disagio, di indigenza, di fame siamo soli.

E allora chiediamoci perché. 

Chiediamoci perché c’è ancora gente che dice “non ci voglio pensare, ora sono in vacanza”. Il motivo è semplice: per ora ha vinto un grande sistema comunicativo-mediatico che ha insegnato a non pensare, a non essere solidali, a vivere solo per se stessi senza riflettere e capire che non funziona così. E allora è anche necessario aprire gli occhi e dire basta.

Basta con una “classe politica” che svolazza per l’Europa con lo scopo principale di mantenere in vita se stessa; basta con queste stupidaggini sull’anti-germania, che non ce ne può frega’ di meno.

Basta! Perché invece siamo in tanti a considerarci amici del mondo e non delle nazioni, dei popoli e non dei poteri. Finchè dobbiamo sopportare un governo del tecnico cavolo, almeno pensassero a ricostruire. Ricostruire è generare lavoro, e generare lavoro significa benessere.
Basta! Perchè in tanti noi non vogliamo ricchezza e finanza, vogliamo pace, lavoro e giustizia.
L’Emilia dei cittadini che stanno scavando tra le macerie delle loro case è un esempio drammatico di quanto interessino allo “stato” il cittadino, i cittadini che paga per mantenere l’apparato inutile e fastoso. Non gliene importa nulla.
E allora basta anche con tutte queste corporazioni di fatto: insegnanti, medici, infermieri, operatori della comunicazione, giornalisti, artisti, artigiani, professionisti, architetti, idraulici, imprenditori edili, commercianti e via dicendo che si covano il loro cantuccio sperando che passi la bufera mentre ognuno protegge la sua categoria di pochi intimi.
Ecco, infatti, qual è il solito vecchio problema irrisolto dell’ex classe media: non solidarizzare, considerarsi esenti, reputarsi immuni, immaginare piccoli escamotage o grandi compromessi come vie di uscita.
E non si è ancora capito che ormai la “classe media” non esiste più e non siamo nemmeno proletariato visto che non abbiamo più la forza morale e umana della disperazione che però è comunque fede nella vita.
Non è forse vero che abbiamo perso quel nobile e umano istinto di sopravvivenza che porta a generare figli anche sotto le bombe?

Basta dunque. Liberiamoci da questa prigione mentale. Arrabbiamoci!

TERREMOTO – è EMERGENZA IN EMILIA

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ECCO QUELLO IN CUI CREDO, E A CUI DO IL MIO SOSTEGNO
MPA EMILIA ROMAGNA (Pagina Principale)

Eccomi qua. Allora, non tutti gli iscritti a questa pagina sono miei amici personali, perciò devo dare un piccolo riassunto. Con le due scosse del 29 maggio, abbiamo perduto la casa e tutto il contenuto. Abbiamo salvato alcuni mobili della cucina, e questo ci ha consentito di accamparci nel cortile, e di poterci preparare i pasti. Sto partecipando come organizzatore di iniziative di recupero della nostra vita individuale e sociale della nostra comunità. E’ sparita la chiesa, l’oratorio, i luoghi di incontro dei ragazzi, i luoghi per le ripetizioni, per la scuola di musica, la biblioteca, i bar, i negozi del centro. Non si sa cosa sarà recuperabile in tempi brevi, ma la nostra vita non può fermarsi a tempo indeterminato. Perciò, sono parte attiva, di mia iniziativa, per ricostituire uno spazio attrezzato, coperto e refrigerato, per ripristinare in modo dignitoso una piccola biblioteca, un internet point, un centro documentazione, fotocopie e stampa, un punto di ristoro, un deposito di biciclette, una scuola di musica, una scuola di informatica che serva anche per lezioni individuali agli studenti, utilizzando skype, l’attrezzatura per incontri, e presentazioni pubbliche di contenuti, per un piccolo pubblico. Tutto questo, chiedendo espressamente l’aiuto da fuori regione. In questo momento siamo alla ricerca di persone disponibili a fare cose concrete, abbiamo bisogno di tecnici, progettisti, carpentieri, termotecnici, che mettano capacità di visione, di progettazione, di realizzazione di semplici coperture in legno. Cerchiamo contributori e finanziatori per ottenere computers, libri, strumenti musicali, un hangar di grandi dimensioni del tipo di quelli usati dalla protezione civile. Cerchiamo di costituire una comunità di riferimento, ampia, intelligente, volonterosa, perchè la ricostruzione dei luoghi della cultura e dell’incontro, dello scambio di idee, documenti, pensieri, progettazione, è essenziale per rimettere in funzione una comunità. Abbiamo fortunatamente un luogo veramente vicino al centro storico, che in questo momento è zona rossa preclusa al traffico. Non sappiamo quanto durerà, perciò è un nostro impegno giornaliero cercare di realizzare queste strutture, ma non possiamo farlo da soli. Oltre all’aiuto alimentare, al pomodoro, servono oggetti a cui si pensa meno, ma che servono per non interrompere per mesi la propria vita di persone civili. Ecco perchè, oltre ai fornelli da campo, oltre agli insetticidi, servono tecnologie meno appariscenti, come teli coibentanti e riflettenti, teli di polietilene, mattoni e assi per sopraelevare il fondo delle tende rispetto al suolo bagnato, servono ventilatori, prolunghe, ciabatte elettriche, componenti elettrici per portare una lampadina fluorescente nelle tende, tubazioni per derivare un lavandino e uno scarico vicino a gruppi di tende. Qui non si tratta di campeggio. Chi vive in una tenda in un parco pubblico non ha il bagno, non ha l’acqua corrente, non può abbandonare la tenda se viene infestata di insetti. Vorrei darvi il senso dell’urgenza, i giornali, pur con tutta la buona volontà, non riusciranno mai a dare il senso di cosa significa dover vivere da sfollati, in mezzo alla promiscuità sociale, etnica, tra uomini e donne che non si conoscono e mai si frequenterebbero, senza radio, senza giornali, senza televisione. Con anziani, bambini, malati, e ogni genere di necessità, di cura, un tipo di vita in cui anche avere un biccher d’acqua o soncervare della carne per più di cinque ore può diventare difficile. Questa è una pagina di un partito politico, e la politica è un bisogno di ordine superiore. Qui si tratta di emergenza umanitaria, di costruire e di ricostruire piccole strutture tecniche per non trovarsi di colpo in condizioni di vita tipiche del 15OO, e senza pozzi dai quali attingere acqua, senza legna da bruciare, senza fiammiferi per accendere un fuoco, senza un luogo dove poterlo accendere legalmente. Scusate per questo lungo intervento. I problemi veri inizieranno quando le persone inizieranno a sentire la stanchezza fisica, psicologica, mentale. E quando i bambini di cinque anni scopriranno che il loro vivere in tenda non equivale esattamente al campeggio da vacanza dell’anno precedente. Chi vuole aiutare lo faccia, e si muova. Non c’è tempo, ma non c’è niente di impossibile. Ma non si può improvvisare un aiuto, e non si può decidere da soli le cose di cui la gente ha veramente bisogno. Lo ripeto. Acqua, biscotti, pane, e cibi conservati vanno benissimo, ma non siamo nel quarto mondo, e devono essere salvati, nello stesso momento, anche i bisogni superiori, essenziali e tipici di quello che vorremo chiamare civiltà.

Anche senza pasti!

ecco come si “proteggono” i cittadini colpiti dal terremoto

 

Ecco perchè la gente emiliana non vuole andarsene da casa sua

Emilia: le tendopoli autogestite nelle zone del terremoto

Nelle zone del terremoto, in Emilia, ci sono tendopoli della benemerita protezione civile, ma ci sono anche tendopoli autogestite sorte nelle immediate adiacenze delle abitazioni distrutte, inagibili o pericolose da abitare. Le tendopoli autogestite non ricevono aiuti, devono arrangiarsi. Eppure resistono: perché? Metto qui di seguito le risposte contenute nelle parole di Marco Zelocchi, e prelevata da fB

“… il problema è che ci sono anziani che sono importanti per la prosecuzione delle attività agricole, come intelligenze e centro di contatti, non è possibile abbandonare il fondo agricolo, i lavori di campagna devono andare avanti, e se non è possibile farlo con mezzi propri, bisogna rivolgersi ai terzisti. Ma non si può abbandonare il fondo, perchè è una consuetudine del mondo agricolo di cercare le persone presso il fondo. In campagna si sà che è difficile, che non si può essere sempre puntuali. Ecco perchè. Non è solo un problema di furti. E poi c’è la conservazione dell’identità della famiglia, la paura della promiscuità. Anche una tenda nel proprio cortile, è pur sempre “stare a casa propria”. Questi aspetti sono fondamentali per capire quello che sta succedendo. Non è possibile dire a queste persone che devono spostarsi nei campi base. Non lo faranno facilmente, salvo eccezionali condizioni di maltempo e di disagio. La gente di campagna è abituata all’aria aperta, ai vestiti sporchi e umidi, alla polvere, agli insetti che non sono parassiti dell’uomo. Ciononostante, vivere in queste condizioni non è una scelta in positivo, è, dal punto di vista soggettivo, il meno peggio, e considerando molti più aspetti di quelli considerati da chi non vive in questo tipo di mondo.”

(dalla bacheca fB di Marco Zelocchi)