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Stanze della memoria: i ciclamini

I ciclamini selvatici.
I ciclamini si comprano, coltivati, proprio in questa stagione, dal fioraio.
Bei vasetti con fiori cicciuti che non sanno di niente.
Scrivo sanno perché i ciclamini che ricordo io sembrava sapessero d’essere inebrianti e aulivano (beh potrò usare un verbo dannunziano?) distinguendosi dagli altri profumi della macchia.
Torno indietro nella mia stanza della memoria.
Li coglievamo con gesti leggeri, facendo attenzione a non strapparne il bulbo nascosto sotto il fogliame che tappezzava la terra umida delle piogge del tardo autunno.
Era così naturale uscire dalla città, percorrere in auto un tratto di strada e trovarsi, dopo qualche curva affrontata aggrappandosi al sedile davanti per divertirsi a fingere la velocità, tra i campi, le macchie e le boscaglie. 
Quella boscaglia costeggiava la strada provinciale che percorrevamo spesso a bordo della Topolino Fiat marrone. 
Papà si fermava e salivamo la scarpata a cercare la terra di castagno e i ciclamini.
I fiori erano piccoli e rosati, dall’odore fresco e intenso, il gambo tenero e pieno di linfa.
A casa mamma avrebbe sorriso, e li avrebbe messi in un vaso, di Deruta, appoggiato sul tavolo del tinello.
Arbusta iuvant, humilesque cyclamina.
Nessun fioraio può averne di uguali.

Il “laico” romano impero… d’EUROPA vs la democrazia popolare? – di Mariaserena

«Ecco la fiera con la coda aguzza, 
che passa i monti e rompe i muri e l’armi! 
Ecco colei che tutto ‘l mondo appuzza!»
 (Inferno XVII)

Quanto dobbiamo subire ancora prima di capire che il potere è, di per sé, sanguinario, arrogante, devastatore ed ipnoticamente capace di sottomettere annientando le coscienze e il desiderio, naturale nell’uomo di conoscere?

Cosa deve ancora accadere prima che ci rendiamo conto che ogni grande impero ha una inesauribile ed avida fame di conquista e sottomissione di tutto e tutti a vantaggio di  pochi o pochissimi ed ha sempre asciugato beni e famiglie, proprietà e lavoro, corpi ed anime dei molti, del popolo, delle persone come noi?

Probabilmente, si tende troppo facilmente a credere che si sia davanti a qualcosa o ad eventi nuovi e inediti; ma (mutatis mutandis) molto di quello che si pensa di affrontare da pionieri di un mondo diverso e nuovo è, in realtà, un copione già scritto e uno scenario già allestito.

Allo stesso modo, infatti, accade con la natura umana che, dove non è sostenuta, guidata e corretta da forti convinzioni e valori etici si lascia affascinare e guidare dal potere e dall’avidità.

Dante e Virgilio incontrano Gerione

Prestatori, usurai, traditori e, in generale, fraudolenti di tutte le specie, sono sempre esistiti.

E ancora una volta siamo sottoposti a vecchi schemi a causa dei quali ciò che è  nuovo e  giovane si adegua, per sopravvivere, al peggiore vecchiume travestito e arrogante.

Ma non ci arrendiamo. Noi cerchiamo di veder chiaro e, pur pesantemente sfottuti, non caschiamo nel tranello infernale. Altri lo fanno e soffrono applaudendo.

La storia immaginata guardando una foto