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Diario antico 2 : Scuola è relazione

Ricostruisco, a ritroso, passi nella vita di scuola.
Copia di TERZA_a4_2003-AQualche volta siamo anche senza sedia alla cattedra, altre volte senza riscaldamento oppure mancano non la lim, ma le carte geografiche (“Professoressa la chieda lei al laboratorio di geografia; ma deve firmare ed assumersene la responsabilità!”).

E poi lavoriamo in aule tristi e sporche perché le imprese di pulizia hanno a contratto solo di spazzare o pavimenti, ma non di lavarli; e la cura dei vetri delle finestre data in appalto ad altre ditte e quindi, di fatto, mai puliti per anni, l’acustica pessima e la voce in affanno, una realtà sostanzialmente scomoda, e i bidelli (con qualche buona eccezione) di regola appollaiati nelle loro guardiole difese come fortini :

  • Io? io devo sta’ qua! Vada lei professoressa!
  • Ma mi serve solo questa fotocopia e non posso lasciare la classe” o “Mi hanno convocato in Presidenza!”
  • Io ho l’ordine di non muovermi (e il giornaletto o la settimana enigmistica che spuntano dal cassetto chiuso in fretta).

Eppure anche questa era ed è scuola. E non bastano i post dei nuovi insegnanti su social forum, che si rallegrano per le nuove applicazioni, ma continuano a deplorare i malfunzionamenti e i sovraffollamenti, a farmi cambiare idea. È scuola. Per questa ragione porto in classe, e dovrei aggiungere poco elegantemente incollandomeli, nonostante le vertebre recalcitranti, anche i pacchi pesanti ed enormi dei giornali del mattino. Chili di carta stampata, tra cui scegliere e commentare articoli, ma che sovente diventeranno, dopo la mia ora, palloni da lanciare durante la ricreazione: il progetto “Quotidiano in classe”. Nella foto si può notare il grosso pacco sulla sedia in prima fila.

Perché? Perché insegnare (per dirne una sola, parziale, definizione) è relazione tra persone, e non rappresentazione della relazione stessa.

Lettera e cavoli al Dirigente Scolastico, fautore di eccellenza

diversi tra loro, eccellenti e profum_ati

Oggi, senza un motivo particolare, ma sull’onda di una reazione infastidita al petulante ricorrere del concetto di eccellenza anche in ambito scolastico, e addirittura nella scuola dell’obbligo, ho scritto questa frase sul mio stato di fB :
Parlano di eccellenza a scuola come se ogni scuola fosse l’Accademia o un dottorato; ma la buona scuola non è quella che seleziona presumibili eccellenze, è quella che sa attendere ed ascoltare.
Prontamente un’amica mi risponde:

Potresti scrivere alla nostra dirigente scolastica e spiegare questo semplicissimo concetto?
Impulsivamente allestisco la lettera che ora copio, incollo e rivolgo, visto che vanno di moda le lettere aperte, a tutti i Dirigenti Scolastici fautori della sindrome dell’eccellenza (altrui).

Gentile Dirigente (del cavolo nero)

per caso Ella pensa che istruire sia come piantar cavoli?
Benissimo: allora certamente sa che ci sono tante specie di cavoli: ad esempio il cavolo romano, quello calabrese, il siciliano, il maceratese, il cavolo cappuccio, la verza, il cavolfiore eccetera eccetera ed anche il cavolo nero alla cui specie ella forse è particolarmente affezionata.
Ella sa anche, certamente, che ogni cavolo ha il suo seme, il suo sviluppo e il suo tempo per portare a compimento il ciclo vegetativo e per dar frutto; e non ignora che a seconda della esposizione, del clima, dell’altitudine e non solo: anche in ragione della qualità del terreno e della sua fertilità ogni frutto di ciascun cavolo produce diversamente.
Probabilmente due piante di cavolo della stessa specie … anche se allineate in file disciplinate e corrette, annaffiate e curate nello stesso identico modo raggiungono la maturazione in tempi diversi tanto che nell’orto domestico possono essere raccolti a scalare.
Se i cavoli, che sempre cavoli sono e non persone, hanno queste modeste ma complesse esigenze come può pensare che i ragazzi raggiungano la loro eccellenza tutti insieme? E come fa a pensare che esista un certo tipo di eccellenza buona per ciascuno?
O forse fraintendo ed Ella pensa che gli individui debbano essere selezionati solo in base alla velocità?
Dunque, esimio Dirigente Scolastico del Cavolo Nero non ci riduca gli innominabili a cavolini di Bruxelles e rifletta sulla parabola del cavolo. Altrimenti potrebbe alzarsi la ribellione del cavolo rosso… e allora sarebbero cavoli amari.
Rifletta esimio Dirigente, e osservi con rispetto i cavoli, tutti i cavoli pure quelli cinesi o romani, pure quelli che non abbiamo qui citato: possono essere incredibilmente belli e sorprendenti. E perfino dotati di un certo profumo

Con ossequi e minestre varie

Mariaserena

Roma, 16 Ottobre 2012