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È triste, ma è la più forte, è la cattiveria.

pc Diritti civili, diritti umani, giustizia sociale, parità: ci suonano nelle orecchie saturando la mente, queste ed altre belle e sacrosante parole.
Eppure, nonostante le dichiarazioni di tante intenzioni migliori di quelle altrui, il tempo in cui viviamo non è abitato dalla bontà né dal bene, e purtroppo nemmeno dall’intelligente convenienza del non nuocere.

Siamo oltre i livelli di guardia della quantità di astio contro l’altro, di acidità verso il pensiero altrui, di diffidenza verso le azioni di chiunque le compia. 
Ormai apro quasi con timore fB perché so che leggerò frasi di malevole critiche, di irrisione e di giudizi pregiudiziali e sempre negativi.
Il filone d’oro della ricerca di qualcosa di migliore è stato abbandonato.
La bontà d’animo e l’apertura verso il prossimo abitano, se esistono ancora, forse in qualche rapporto personale; la preoccupazione verso il bene comune non è sostenuta nemmeno per interesse.
Voglio dirlo chiaro (per quel che vale il mio pensiero, cioè lasciamo perdere che del nulla non si parla) se non ci prendiamo cura del bene comune puniamo prima di tutto noi stessi.
Lo slogan “non esiste un pianeta B” può essere parafrasato per dire “non esistono né un tempo B, né una realtà B”; e il male è comunque, pronta consegna h24, anche per noi.
Che sfortunata circostanza, nevvero?

Ex_Compagni, quelli che non hanno sbagliato


Eh sì, io ce li vedo questi/e signori/e che, dopo un w/e appena funestato dal un po’ di pioggia, trascorso sorseggiando sane tisane, acciambellati vicino al caminetto del resort di agricolandia, che mettono il naso fuori, ben massaggiati/e e levigati/e anche lì, per affrontare ( lookkati firmatissimo beninteso), il mondo e il comune cielo (che si permette di illuminare anche i poracci), e poi salire e scendere dal taxi, quando non da auto blu, per approdare tra simili con cui dire:

“che roba i pezzenti
di quella borgata
che roba la rabbia
quant’è scostumata
e pure fascista!
Mio cavo/a è la solita
gente cafona
che adesso è razzista!
che roba che roba!
Mettiamoci ordine,
un’onlus, anche due,
e forse un concerto?
e quattro interviste
su nostre tivvù?
ma ne bastan due ! “

Noi siamo ancora qua

casa

casa

Non mancano segnali che ci vogliono scoraggiare: la scena politica e il palcoscenico dei media ormai mandano in scena più baubau, spauracchi e fantasmi che non idee, proposte o programmi. Questo modo di agire  sembra essere un ulteriore strumento per manipolare le nostre opinioni.
Su tutti, in queste ore, prevale l’incubo del precipitare della crisi mentre dilaga il terrore ed aumentano i suicidi non solo di chi ha perso tutto, ma anche di chi teme di perdere.
Ci dicono che potrebbero non pagarci gli stipendi e le pensioni di chi ancora li ha, che potrebbe fallire il sistema, che potremmo diventare una colonia. Una catastrofe prossima ventura?
Eppure non ci siamo accorti, in questi anni, che l’Italia stava diventando da paese di cultura, di industrie e di agricoltura un paese di (con tutto il rispetto) bar, alberghi e servizi; di commercio e commercianti? E non ci siamo accorti che la ristorazione e l’ospitalità alberghiera così come il commercio sono diventati proprietà di catene sempre più grosse e abbiamo perso anche quello, per tacere della ricerca, dell’Arte svilita, dell’Istruzione svenduta?
E nonostante tutto ci illudevamo di avere ancora qualcosa?
Invece ci avevano tolto e avevamo perso, e perso di brutto.
Allora prima di disperarci irreversibilmente perché non ci chiediamo se  non sia  più importante anche quello che  possiamo comunque serbare e trattenere alla faccia di tutto, crisi compresa?
Chi si dispera ha certamente gravissime ragioni nate anche dalle odiose ingiustizie subìte, dalle iniquità che in passato si diceva, e con convinzione, gridano vendetta al cospetto di Dio.
Ma possiamo anche non invocare vendetta e possiamo conservare ancora tanto: ad esempio il saper fare e il saper essere, il prendersi cura e la vicinanza.
Non è un discorso moralistico il mio, vorrebbe poter essere, semmai, un discorso sociale.
Noi siamo ancora qua, ci siamo come persone pensati e civili; noi possiamo ancora esserci domani come esseri umani sociali capaci di dare, di donare anche solo parole che fanno compagnia.

Vecchia politica e vecchie stregonerie sputano sul nuovo

120Comunque vada questa Italia  appare sempre più vecchia ed invecchiata male, e fa un po’ compassione. Comunque vada ci si abbarbica al passato, alle certezze, alle fregature collaudate.

Si affonda l’ancora alla fonda di vetusti porti in disarmo mentre si temono e ostracizzano rotte o progetti realmente nuovi e che ci sono invece necessari.
Si parla di rinnovamento e riforme, m non di cambiamento: infatti rinnovare significa solo modificare un vecchio cappotto rivoltandone la stoffa e non progettare e inventare, significa ri-fare e non costruire il nuovo daccapo.
Il mondo è cambiato? Ma l’Italia no.
Tutto questo è stramaledettamente borghese nel senso peggiore del termine.
Si vuol fare come quando un vecchio divano diventa scomodo e ha una zampa rotta e, invece di acquistarne uno nuovo lo si rappezza e riveste con spesa maggiore, ma tanta inspiegabile nostalgia e il divano zoppica sempre.
Eppure la nostalgia è dolce e può essere nobile quando si riferisca alla saggezza di insegnamenti alti, quando ci ricordi, casomai, che siamo nati per seguire virtute e conoscenza, quando ci richiama alla Costituzione di un’Italia fondata sul lavoro, non quando ci attira verso cose di stantio sapore nocivo come i consolidati poteri, le certezze dei vecchi riferimenti, il familismo, la corruzione (magari quella contenuta e sciccosa, senza esagerare), le compromissioni ma condotte solo fino a un certo punto, di tradizionali cordate affidabili.
E mentre di ostracizza il nuovo si pretende di affidare il rinnovamento di un paese profondamente tarlato dal vecchio sistema con le stesse procedure con cui si affida un programma tv a qualche vecchio presentatore, pronto uso e pronto effetto e che, pur con tinture e parrucchini accesi e fatti orridi, ma iridescenti dalle luci di studio, blatera e sorride abbracciando la soubrette scosciata.
E c’è tutto un piro-piro, un biascicare, un riadattar dentiere, look e discorsi a pseudointellettuali di riporto, figli di figli, nipoti di zii, cocchi di case editrici pronto-effetto. E cognomi che ritornano, come rigurgiti di vecchie cipolle mal digeribili e che si ripropongono imperterrite.
I media, i giornaloni, i politici vecchio stile, gli intellettuali consolidati da molteplici regimi e potentati economici che stanno già tessendo uno squallido arazzo per coprir magagne e instillare nostalgie di un mondo che invece non dovremmo mai rimpiangere. Si moltiplicano appelli, si invita a mediare con la vecchia politica, si insinua che c’è in giro gente inesperta, ignorante, pericolosa come se quella che fino ad oggi ci ha afflitto, spesso esperta in malaffare, non fosse colta sì, ma in coltivar gli affari suoi e certamente poco benefica alla sorte del paese. Però solida, consolidata, navigata. Ah che bellezza.
E i trentenni, i quarantenni secondo lorsignori inesperti? E le persone fino ad ora fuori dal giro? Restassero a mugugnare.
Riavvolgiamo allora il nastro fino in fondo, e ricominciamo a dire che la terra è piatta e il sole le gira intorno, che le Americhe sono le Indie e saremo tutti felici. A proposito: di sabato notte non uscite,  girano le streghe.