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Ma davvero schola mortua est?

imagesdx8o6tqmMi par di sentire i talebani della didattica in presenza che gemono sulla scuola, variando un poco come Catullo sull’infelice passerotto (che twitter ha ben riciclato)
«Lugete, o Veneres Cupidinesque
Et quantum est hominum venustiorum!
schola mortua est meorun puellorum”

Invece di fare dar luogo a isteriche esternazioni e scrivere sfoghi lunatici sui poveri giovani e bambini, a cui sarebbe negata la socializzazione eccetera, gli esausti talebani della didattica in presenza potrebbero riflettere sul fatto che la pandemia deve finire per lo meno con  il vaccino e certo finirà prima se si seguitasse sulla razionale linea della prevenzione. Dopo di che le classi ritornerebbero dove sono sempre più o meno state. Anche se tutti desideriamo che finalmente si metta mano alle strutture tutte della scuola.
Ma soprattutto i cultori di queste speciali passioni tristi dovrebbero essere ammirati dalla  dedizione con cui tantissimi docenti si son fatti carico della situazione drammatica in cui viviamo e si sono dedicati con passione a mantener viva una scuola autentica e i rapporti con i loro studenti. Sono loro, infatti, e non certo le varie circolari, il centro della vita dei docenti, i bambini e i giovani ai quali i bravi insegnanti tengono perché sono parte essenziale della loro vita professionale e del loro lavoro quotidiano. Quei docenti hanno immaginato qualcosa che non esisteva, e lo hanno fatto sperimentando e verificando passo dopo passo. Non è da tutti.

Tuttavia questa è solo una considerazione iniziale: ciò che mi sembra da mettere in chiaro che fino a ieri molti adulti mettevano il tablet o lo smarphone in mano ai pupi per poter “stare un po’ in pace” e tenerli imbambolati, perfino scarrozzandoli, sul passeggino per strada dove si potevano vedere anche piccini assorti e pallidini mentre l’adulto/a parlava al cellulare o faceva shopping o mentre al restaurant pasteggiavano con amici.

Attualmente una didattica a distanza (necessaria) o da remoto può dare una utile scossa e, per dirla semplice, far capire che usare il tablet o il PC ecc solo per i videogiochi significa passivizzare e omologare, mentre sfruttarli per apprendere è intelligente e può diventare creativo. Non perdiamoci in fantasie pessimiste.