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Noi semplici, che scriviamo e meritiamo rispetto

Ecco come e perché ho deciso di Auto-PubblicareQualche giorno fa ho letto parole irridenti, sghignazzamenti, sbeffeggiamenti su persone che scrivono.
L’irrisione era a proposito di concorrenti a Masterpiece, una trasmissione in tv che ovviamente non guardo e non mi interessa, ma nella quale si cimentano aspiranti scrittori. E giù critiche e non sul format, non direttamente sui cosiddetti giudici che si prestano al massacro dei dilettanti, ma proprio contro i concorrenti, su chi si era proposto a vario titolo e in forme diverse a una selezione a cui non voglio nemmeno pensare.
Guardate che è pericoloso deridere chi si esprime. E’ un altro passo verso il silenzio.
Le ho lette quelle parole, e non mi passa il magone. Mi sono messa nei panni di chi si era presentato; mi sono immedesimata,  perché anche io scrivo, mi considero (silenziosamente) scrittrice, e certo, molto diversa, non vado ad espormi a giudizi o esibizioni bacchettabili. Mi basta potermi esprimere e lasciarmi leggere da chi vuole.

Attenzione, i tempi sono oscuri, ci vuol tanto tempo per fare giorno, la notte invece si avvicina rapida.
Fate attenzione voi che, cinicamente e forse per ottenere attenzione, criticate persone semplici, comuni come noi che scrivendo si esprimono sinceramente. Ogni nostra parola esce alla luce per dar voce a noi, ma anche a chi non ha voce.
Fate attenzione: la vostra satira si volga invece a contrastare i potenti di successo e non chi non ha altro che le sue parole.
Le critiche verso scrittori dilettanti non sono generose e feriscono.
Fate attenzione alle conseguenze del silenzio che, in modo subdolo è in questo modo evocato: il silenzio è fratello, bastardo, della censura.

Narrare è possibile – eBook di Mariaserena Peterlin

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Scrivere? A scuola no.

Mi sono spesso chiesta perché le ragazze e i ragazzi che odiano fare il tema, non perdono occasione per scrivere le loro parole altrove: non solo nel diario o con gli sms, ma spesso nei loro blog e nei social network. E non solo: scrivono poesie, coniamo slogan, lanciano nella lingua viva e vissuta modi di dire che diventano di uso comune, titoli di film o di romanzi. Insomma loro dicono, parlando e scrivendo, ciò che sono, sentono, provano, sognano; esprimono i loro sentimenti, le rabbie, le ansie, i desideri. Lo fanno con le loro parole, le scrivono, ma non nel tema. Non è facile dar loro torto.
Il tema è imposto da un o una insegnante che ha già in testa tutto: quello che vuole sentirsi dire,  il modo in cui deve esser detto, il tono con cui pretende sia espresso. Un ragazzo è polemico e diretto?
Errore! Deve essere moderato ed equilibrato.
Una ragazza è esplicita e sincera?
Errore! Deve esprimersi con  moderazione ed equilibrio.
Ragazzi e ragazze pretendono di dire quello che pensano davvero?
Doppio errore: devono esprimersi in modo equilibrato e corretto, essere in sintonia con quello che c’è nel cervello all’insegnante ed omologarsi.
E siccome non possono quasi mai farlo, allora odiano il tema. E continueranno per tutta la vita a sentirsi a disagio se devono scrivere qualcosa che esca dalla loro cerchia fidata. Come dargli torto? Forse la nemesi li potrebbe liberare? E se diventassero insegnanti? Meglio non pensare alle conseguenze.

Narrare per vivere – Diario in meno di 100 parole – n.5

simbolo

Una rosa è una rosa, le parole sono rose.

A volte stanchezza, fatica quotidiana, pressione degli avvenimenti, delle persone, dell’imprevisto prevalgono. Allora le palpebre si chiudono, il sonno incombe.

Rispondi a quel richiamo ma il sonno dilegua: inizia una notte estranea che cerca riposo ma trova pensieri insostenibili. Proprio allora può aprirsi una via di fuga: le parole. Parole da scegliere, riallineare, stendere, accostare per creare rappresentazioni di significati, per ricostruire immagini e soluzioni, per lasciare che il vento della fiducia allarghi di nuovo le tue vele. Sono parole per parlare. Narrando a se stessi. Ascoltati.