Archivi tag: resistenza

Auguri, Italia

Eppure sembra impossibile che la nostra Repubblica “nata dalla Resistenza”, come si amava affermare, sia nelle mani di piccoli borghesi farfuglianti tutti tesi a spartirsi fette di elettorato e potere che potere poi nemmeno è.
L’elettorato? Quello a cui danno affannosamente la caccia è del tutto scettico e sfiduciato, non appare né popolo né nazione. Solo consumatore.
E il potere? Il cosiddetto potere è ottenere stipendi, emolumenti e vitalizi elargiti a persone scialbe e balbettanti ma sovente arroganti che dipendono dal mercato, dalla finanza e dagli ordini impartiti, anche al nostro pensare, quotidianamente mediante articoli, servizi tv e talk show.
Perché realmente questa disastrata Repubblica è storicamente “nata dalla Resistenza“.
Fosse azzurro, rosso o forse bianco quel fazzoletto al collo era sempre una simbolo del voler generare una Italia nuova, ma l’attuale è più passatista e scalcagnata di sempre. A volte perfino corrotta in tutti i suoi ordinamenti, imita, copia e svende se stessa, il suo passato e perfino il suo incerto futuro.

Bandiera tricolore dell’ANPI

Auguri Italia. Non perdiamoci di vista.

Vogliono rifare la costituzione: cos’è, un trapianto da organi di babbuino?

Il babbuino che di rosso ha solo il didietro

E’ , per disgrazia, quasi un luogo comune il dire che la nostra Costituzione, la prima dell’Italia Repubblicana nacque dalla Resistenza, dall’antifascismo, dalla lunga lotta di liberazione, rossa del sangue dei tanti martiri morti ammazzati.
Ora si parla di cambiarla profondamente e praticamente di riscriverla. Allo scopo il governo Letta ha scelto e nominato ben trentacinque “saggi” vagliati in altro e più alto loco: un gruppo trasversale. Roba seria.
Nascerà dunque una seconda costituzione?
In questo momento mi sembra inevitabile un confronto e una domanda per chiedersi: se la prima nacque da padri costituenti formati e sorretti dall’antifascismo, da cosa nasce l’eventuale seconda? Dalle larghe pretese di una intesa bionica tra poltrone irrinunciabili? Da padri ignoti e recalcitranti madri in affitto? Da una sorta di trapianto di organi di babbuino su un corpo che fu umano, troppo umano per gente senza più passione e che ormai considera la pancia la miglior causa per cui vivere o morire?

Grigi nel cielo stanno i nuvoloni
a minacciare pioggia e temporale,
plumbei in Italia stanno i caporali
a minacciare la Costituzione.

Apre l’ombrello il popolo al maltempo
chiude occhi, orecchi ed occhi all’evidenza
mentre Ignoranza prende il sopravvento
tendoci occupati con la panza.

25 aprile

Le bandiere non son tutte uguali e personalmente faccio fatica a identificarmi con un simbolo. Però è vero che mia nonna, ormai troppo tempo fa, anche da vecchia aveva una bandiera tricolore che esponeva alla finestra il 25 aprile. E per lei quella bandiera non era quella che oggi copre un po’ tutto, anche le idee confuse di quelli che pretendono di rappresentarci

C’è gente e gente. C’è gente che ha avuto la fortuna, e mi considero tra questi, di aver sentito raccontare una storia vera, e non quella revisionata; che ha sentito parlare i testimoni e non gli opinionisti; gente a cui hanno trasmesso sentimenti forti, non edulcorati, e a quelle idee è ancora affezionata.

C’è gente, com’erano i miei genitori e i miei nonni, che quegli anni li hanno vissuti e visti, e non li hanno lasciati trascorrere in terre d’altri essendosi allontanati coi motivi o pretesti più vari. Gli anni terribili di guerra li hanno vissuti davvero in quelle terre della bassa veneta dove, come sulle colline e in montagna la pietà era morta e il tradimento violento celebrava i suoi riti, dove lungo i muri delle case si eseguivano le fucilazioni di civili innocenti, dove si bruciavano i paesi interi con donne, bambini e preti chiusi nelle loro chiese.

A questa gente, alle loro testimonianze io mantengo fermamente rispetto.

A questa gente, che davvero aveva fatto rinascere l’Italia condotta al baratro dal fascismo e dalla monarchia, non possiamo andare a raccontare storie addomesticate.

Ci rimane solo la memoria? Non credo. I valori hanno solo bisogno di chi li faccia respirare; così come le vecchie bandiere hanno solo bisogno di sventolare. E rinascono.

Il 25 Aprile non è solo corone d’alloro e bandiere, e cortei; è anche passione civile di cui non possiamo fare a meno.
Mentre di Alemanno&Polverini sì. Restino pure a casa loro.