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Come è umano lei, signor padrone

Un errore, a mio avviso, fondamentale  e fra i più sciagurati è il rallegrarsi e congratularsi se chi governa azzecca un provvedimento o ne fa una di buona o discreta. Ad esempio è comprensibile, per chi li ha presi, rallegrarsi e congratularsi per gli 80 euro elargiti come sappiamo. E’ stato ed è un errore: infatti anche chi è schiavo riceve un paio di scarpe se al padrone è utile che lui continui a camminare, anche ai presunti colpevoli non viene fatto pagare il biglietto o la benzina del mezzo con cui che li portano in galera o, per dirne una grassa, anche chi sta per ammazzare il maiale gli da il cibo fino al giorno prima dell’….esecuzione.
Dico questo perché rallegrarsi di un singolo o sporadico evento positivo, magari azzeccato per caso o per opportunismo, distoglie l’attenzione dal progetto complessivo di un potere che non abbia a cuore il bene comune, ma il profitto di pochi e il controllo di pochissimi che tirano i fili della scena.
Chi ha il potere dev’essere giudicato per il suo progetto complessivo, per le idee di cui si fa portatore, per il modo in cui considera tutto l’insieme e procede con un piano per far progredire, sviluppare, migliorare la società che gli si sia affidata.
Quindi attenzione alle blandizie, alle agevolazioni, ai provvedimenti illuminati che illuminano solo chi li fa.
Altrimenti siamo, come al solito, marionette fantozziane, quelle che, genuflesse, ripetono il mantra: come è umano lei.

Chi non parla in compagnia

Furoreggiano, in questo nostro tempo che ha mandato in discarica ogni formula dubitativa, le affermazioni perentorie spesso basate su immagini o metafore preferibilmente sportive, ma non solo. E troppi si adeguano.
L’effetto di questa tattica comunicativa è, per ora, innegabile: si evita di articolare un ragionamento argomentato e condotto a rigor di logica e si delocalizza la discussione spostandola in un ambito familiare a chi parla spiazzando, nel contempo, l’interlocutore che viene colto di sorpresa o infastidito.
Ad esempio quando Renzi disse che ai politici corrotti si doveva “dare il daspo (D.A.SPO. ) “ molti sapevano a cosa alludesse, altri (me compresa) no, ma ottenne un grande effetto forse più che altro emotivo. Probabilmente qualche anima sagace si figurò l’umiliante esclusione dalla scena di politici-teppisti e legittimamente ne godette; sappiamo tuttavia che le cose non andarono e non stanno andando affatto così.
Oggi il ragazzo-premier (come lo chiama Diego della Valle) ha detto tante cose, ed ha poi buttato in caciara, come si dice a Roma la definizione della differenza tra sé e i suoi e gli oppositori all’interno del Pd con una frase assertiva non troppo logica, né coerente al contesto, né rispettosa dei dissidenti ma d’un certo effetto : “Chi non la pensa come la segreteria non la pensa come i Flintstones. Chi la pensa come la segreteria non è emulo di Margaret Thatcher ”.  Ah ecco.Da un lato Wilma dammi la clava, dall’altro la Lady di ferro? E in mezzo, magari, il Mago Merlino con Semola?
Potremmo anche ricordare alcune recenti perle di supponenza di Serracchiani  secondo cui i diritti dei garantiti sarebbero privilegi contro i non garantiti. Anche queste sono affermazioni indimostrabili e illogiche; infatti forse togliere ai cosiddetti garantiti e quindi renderli non garantiti costituirebbe un aiuto a favore di altri?
E poi c’è la moda o meglio il vezzo, assai condiviso dai comuni utenti del web, di ripristinare il vecchio principio di autorità, che si sperava archiviato per sempre, mediante il link o  la citazione. Foto choc, aforismi, link di autorevoli noti sono usati con prodigalità esentasse. Ma qui mi fermo. Ho superato i 140 caratteri, non vorrei superare le 140 righe. Solo un desiderio: si insegni la logica ai bambini fin dalle elementari; le lingue le studiano già (Giannini…) ma oltre al linguaggio sarebbe importante, e più utile delle regole troppo pedanti, insegnare a non farsi incantare dai falsi ragionamenti e a smascherare gli imbroglioni del discorso emotivo e ben illustrato.
Che fantastica storia è la vita, nevvero?

La guerra tra poveri è già tra noi

Ok, ok: spariamo pure sul pubblico impiego, ci piace vincere facile, vero?
Ci piace lo slogan invece che la riflessione critica.
Ma facciamo un giro sulla giostra della ragione, facciamoci anche qualche domanda non difficile.
Se nei ministeri, negli uffici pubblici e comunque dove esistono dipendenti statali c’è chi lavora male, poco, svogliatamente, rubacchiando lo stipendio e così via perchè non diciamo, invece di alzare barriere di astio che fanno male e peggio, perchè non diciamo che ci sono dirigenti pagati profumatamente che si disinteressano di far lavorare i loro sottoposti, che non seguono la quotidianità del lavoro, che approfittano del loro potere per trarre vantaggi personali e danno pessimo esempio?
Perchè invece di digrignare i denti contro i travet (anche se a volte se lo cercano) non denunciamo che i dirigenti, i direttori, i manager pubblici sono nominati a chiamata, fanno razzie invece che sviluppare il lavoro e controllare che sia ben eseguito e poi, fatto il danno, se ne vanno con liquidazioni da Paperoni e con la benedizione del Renzi di turno?
Perchè non riflettiamo, perchè ci hanno chiuso gli occhi, perchè cerchiamo il capro espiatorio più facile, e lasciamo pascolare i caproni indisturbati.
Amici miei, riavviamo il cervello: scusatemi se non uso un tono ameno, ma era la frase che dicevo ai miei ragazzi a scuola: accendete il cervello e, se è il caso, riavviatelo anche.
Con amicizia saluto.

TELEMACO, o del BAMBOCCIONE IMPUNITO

genotipo TELEMACO dei nostri giorni

Se c’è un personaggio mitologico scialbo, raccomandato e, tutto sommato, capace di giocare solo di rimessa, quello è Telemaco.
Sono sicura che se fosse andato da Ulisse a dire: “fatti più in là, adesso tocca a me, dammi il regno e il potere insieme ai tuoi soldi” il figlio di Laerte gli avrebbe mollato uno smataflone (sberla emiliana) rispondendo:
“sento cocco bello, io mi sono fatto dieci anni di guerra e di assedio per dare una mano in una guerra che non ho voluto, ho girato il Mediterraneo e dintorni passando di terra in terra e di isola in isola per capire come andava il mondo, ho superato prove che nemmeno ti immagini: vuoi giocare tu al pecorone per sfuggire al gigante occhiobello Polifemo? Vuoi mortificare tu i tuoi sensi per lasciare quel fior di ragazzotta di Nausicaa? Vuoi provare tu a navigare legato a un albero di nave? Vuoi vedertela con maghe come la sora Circe e sopportare gli dei avversi? Vuoi farti fregare le armi di Achille da Aiace da un’ondata? E poi lo sai che ti dico? circa mille anni dopo un tizio di Firenze mi ha spedito, per togliermi dai cosiddetti, fino a far naufragio alle colonne d’Ercole. E adesso un provincialotto toscano e manco fiorentino, uno di quelli che cambia cravatta come la carta igienica e fa il paino col le vecchie carampane, mi dice che tocca ai telemaci e tu, che puzzi ancora di latte di capra e c’hai mamma che ti lava ancora le mutande, vieni a dirmi “fatti più in là e damme i soldi?”
Ma vedi di andattene a lavorà, culo moscio che non sei altro.