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Opinioni e boiate (dal profondo)

mariaserena 1 g scuola

Il mio primo giorno, di scuola

Quando ebbero inizio l’uso di tenere un blog e poi la diffusione dei social mi parve si fosse accesa una luce sulla valorizzazione dello scrivere per comunicare un proprio pensiero, e che questo desse un po’ di respiro alla libertà.
Il fatto è che, purtroppo, lo scrivere può avere diverse direzioni.
Ad esempio si possono esprimere sentimenti oppure esternare opinioni.
I sentimenti sono personali, e il filtro può essere solo quello del rispetto per gli altri e se stessi.
Invece le opinioni, specialmente se riguardino eventi storici o politici oppure fatti che coinvolgano etica, religione o scelte di vita, si espongono al rischio di quella che, senza offesa per nessuno, definirei ignoranza arrogante.
Se una persona non si sente ignorante e non legge, non studia, non si confronta prima di sbottare in opinioni e affermazioni perentorie e arrembanti può anche ottenere i famosi like e i cuoricini, ma può anche ottenere di mostrare e svelare la propria pochezza intellettuale.

So che posso apparire snob, invece vorrei essere intesa solo come una persona che si rammarica di non aver letto mai abbastanza e che ha la sensazione amara che non riuscirà mai a studiare tutto quello che avrebbe dovuto.
Per questa ragione mi azzardo, e spero di non offender nessuno, a dire: leggete, studiate, riflettete.
Farei qualche esempio di eventi recenti che riguardano cronaca e storia, etica e politica.
Ma non cerco la canizza, cerco la riflessione.

(ps: e per finire un tiepido zan zan:
Sulla Storia o sulla Letteratura potrei, arrivando al dibattito, anche mettere qualcuno (certo pochi!) in difficoltà, ma vedete come sono buona? Non lo farei mai.
Dico solo che dobbiamo tutti studiare di più prima di bloggare o chattare sparando le immortali “cazzate dal profondo” di cui cantò Antonello Venditti)

Tagliata o ghigliottina? Ma è tutto un taglio…

tagliar non nuoce?

La lavanderia di cervelli ha fatto un buon lavoro. Sbiancate le idee, candeggiate le passioni. Siamo al grado zero di “ciò che non siamo ciò che non vogliamo”, ma noi adulti speriamo comunque. Meglio sperare, seminare e illudersi che rassegnarsi.
Sento la ragazza che lava i capelli dalla mia parrucchiera (sfrattata) indignatissima; e sai perchè? Al ristorante, dice, lei paga la “tagliata” 25 euro mentre ha visto che al politico del tavolo accanto la fanno pagare 2 euro.

“È tutto un magna-magna” commenta sagace e scocciata. Già.

La ragazza prende una miseria ed è precaria, ma vive con mamma e usa l’automobile per venire al lavoro, non l’autobus perché fa schifo. Si paga benzina, un po’ di look, un w/e di vacanze e… la tagliata, ma non scenderà mai in piazza. Eppure la camicia bianca ce l’avrebbe. E avrebbe anche tanti buoni motivi.

Come risveglieremo le tante giovani anime addormentate?

Il “laico” romano impero… d’EUROPA vs la democrazia popolare? – di Mariaserena

«Ecco la fiera con la coda aguzza, 
che passa i monti e rompe i muri e l’armi! 
Ecco colei che tutto ‘l mondo appuzza!»
 (Inferno XVII)

Quanto dobbiamo subire ancora prima di capire che il potere è, di per sé, sanguinario, arrogante, devastatore ed ipnoticamente capace di sottomettere annientando le coscienze e il desiderio, naturale nell’uomo di conoscere?

Cosa deve ancora accadere prima che ci rendiamo conto che ogni grande impero ha una inesauribile ed avida fame di conquista e sottomissione di tutto e tutti a vantaggio di  pochi o pochissimi ed ha sempre asciugato beni e famiglie, proprietà e lavoro, corpi ed anime dei molti, del popolo, delle persone come noi?

Probabilmente, si tende troppo facilmente a credere che si sia davanti a qualcosa o ad eventi nuovi e inediti; ma (mutatis mutandis) molto di quello che si pensa di affrontare da pionieri di un mondo diverso e nuovo è, in realtà, un copione già scritto e uno scenario già allestito.

Allo stesso modo, infatti, accade con la natura umana che, dove non è sostenuta, guidata e corretta da forti convinzioni e valori etici si lascia affascinare e guidare dal potere e dall’avidità.

Dante e Virgilio incontrano Gerione

Prestatori, usurai, traditori e, in generale, fraudolenti di tutte le specie, sono sempre esistiti.

E ancora una volta siamo sottoposti a vecchi schemi a causa dei quali ciò che è  nuovo e  giovane si adegua, per sopravvivere, al peggiore vecchiume travestito e arrogante.

Ma non ci arrendiamo. Noi cerchiamo di veder chiaro e, pur pesantemente sfottuti, non caschiamo nel tranello infernale. Altri lo fanno e soffrono applaudendo.

I soliti grigi, le solite seconde file

un completino, GRIGIO

Quando si sceglie un vestito o un colore per arredare, e comunque ogni volta che la nostra anima bambina o artistica è indecisa su come orientarsi nella scelta di un colore, non manca il consiglio dell’esperto di turno che suggerisce: “Il grigio! quello va su tutto.”

Ed è proprio così.

Anzi non è così affatto.

Perché il grigio prova ad andare su tutto, ma in realtà tutto si spegne quando s’accosta a quell’insipido colore buono solo, in passato, a colorare le tempie dei signori interessanti e che non si avventuravano negli esperimenti tintometrici per apparir più giovani.

Il grigio spegne, dunque, ammoscia, affloscia. Però fa fino.

Ed è forse per questo che mi vien da associarlo, in politica, a quegli immarcescibili protagonisti delle seconde file, quelli che non si espongono mai in prima battuta, ma tuonano, per l’appunto, in seconda.

Quelli che non superano mai il 3.4% di consensi alle elezioni, ma pretendono di far l’ago della bilancia.

Quelli che con una lista di sfigati e di mosca cocchiera fanno ballare l’orso delle maggioranze sul filo della crisi di governo, qualunque esso sia.

Quelli che io ho le mani pulite, ma il …. sporco.

Quelli che il sussiego è il mio mestiere, e anche se non ho niente da dire scuotono la testa compunti

Quelli che, e questo mi fa proprio indignare, le monetine le lancio, poi passo con la scopa e le raccatto.

E quando tutti quelli che di cui sopra finiscono, per una volta, nell’occhio ciclonico-ciclopico della burrasca giudiziario-mediatica allora io non posso solidarizzare, ma me la cavo con un sussulto onomomatopeico apperò appererooooo! Sono quelli che per questa volta ballano, trullallero trullallà.