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I poveri alla messa

170148837-9368b274-1d13-4dd6-8ca0-e2e9135e039eAscoltavo recentemente un’omelia dove si commentava la parabola del grasso Epulone e del povero Lazzaro, e venivamo severamente ammoniti : – Voi comprate il suv (si rivolgeva ai fedeli il predicatore) e trascurate i poveri che vi sono vicini.-
E allora mi sono guardata intorno: vicini vicinissimi, e anche loro destinatari dell’omelia, anziani con addosso indumenti con almeno trent’anni di logorio e gente, nonostante la serata umidina, con sandali per risparmiare sulle calze (tanto ancora non fa freddo), vecchi sbilenchi ed evidentemente sofferenti trascinati da badanti di tutte le nazionalità possibili.
Già: ma allora gli Epuloni da ammonire non stanno tra noi. 
E allora perché bisogna sempre aspettare il giudizio universale? Cosa ci manca? il coraggio o il cervello?

Ma sì ci manca invece la #politica, quella che ha inseguito non la giustizia sociale ma imitato inseguendolo in modo forsennato il televisionaro di arcore, e ora ancora insegue: ora il food. Il cibo, il bere fino ad andare a sbattere, il mangiare fino alla spazzatura iperglicemica.
Sono proprio scocciata.

Una finestra sul Bene Comune

finestra sulla SalariaSi parla così spesso e tanto del Bene Comune che questa espressione è diventata quasi un refrain che, come spesso accade per gli slogan, si va svuotando di significato. Più che al Bene Comune  sembra che per ora si tenda ad avere a cuore e si sponsorizzi il vantaggio personale di prevalere sugli altri; del resto questa è una mentalità diffusa e promossa da un lato dalla meritocrazia e dall’individualismo dall’altro. Forse i tempi e le tendenze potranno, gradualmente, cambiare, ma
nella stretta contingenza del presente, invece, se consideriamo con disincanto, come si muovano e cosa esprimano i post e i commenti sui social del dopo-elezioni, possiamo notare come solitamente manchino di rispetto verso scelte o preferenze diverse dalle proprie.
Queste ultime, invece di essere rispettate sia dai politici che ne devono trarre le conseguenze, sia anche dagli altri cittadini che hanno creduto di far bene orientandosi in modo opposto, contrario o comunque differente sono dileggiate mentre si inacidiscono i giudizi e si stigmatizza il prossimo.
Il nostro osservatorio di gente è, però, la vita, è la relazione con gli altri, è la quotidianità di esperienze, di ricerche, di bisogni comuni; per queste ragioni noi non offendiamo e non sfottiamo coloro che esprimono pensiero o voto elettorale divergente dal nostro.
Il “nemico” comune, per usare un’espressione forse troppo facile ma chiara, non è l’altro, bensì  proprio la divisione sovente fomentata persino dai dissennati politici che danno pessimi esempi.
In realtà in tanti vorremmo che il nostro orizzonte, quello su cui valga la pena di finalmente spalancare le imposte,  fosse il Bene Comune per tutti noi e che riguarda aspetti vitali come la pace, le opportunità per tutti, i diritti umani e civili tra i quali la salute, il lavoro e l’istruzione, la libertà e l’eguaglianza.

Ma allora se siamo d’accordo che così tante sono le cose in comune allora anche il progetto per la costruzione futuro potrebbe essere condiviso e comune.

Il patto sociale, altra espressione a noi cara, ma che si ricorda poco, indica la necessità del confrontarsi e dell’esser liberi tutti di esprimere un’idea e una scelta.
La mia opinione, come quella di molti blogger, è personale frutto di elaborazione critica autonoma, tuttavia siamo consapevoli come le nostre voci, benché pubblicamente diffuse, non possano aggiudicarsi un significativo peso o riscontro mediatico salvo poi essere scopiazzate ed esibite da coloro che invece hanno  riscontri e vantaggi ben oltre i loro meriti.
È un modo di fare che scimmiotta la peggiore politica, quella che tanto ci ha deluso e continua a deluderci. E a proposito di pessimi esempi annoterei a margine come molti politici usano spesso metafore e linguaggio da stadio di calcio.

Ma noi non vogliamo imitarli e non andiamo ad uno scontro tra tifoserie esaltate. Del resto, se ci riflettiamo un attimo, le tifoserie sono costituite anche da gente che pur vivendo ai margini,  venera idoli miliardari con cui nulla hanno in comune.
Quel tanto che noi abbiamo, invece, in comune non dovremmo disperderlo, ma dovremmo riconoscerlo e perseguirlo.
Non branco né curva, ma gente, persone e cives che si parlano e per farlo volentieri riaprono e spalancano le porte e le finestre.

Diario di zan zan vari e perplessi

Premessa:
Provo a raccogliere, qui nel mio Notecellulari a partire da oggi, i pensieri che spargo quasi giornalmente su fB. I blog avranno certo limiti e forse difetti, ma come diario io penso possano ancora funzionare. Spesso scrivo in versi. Preciso che non ho nessuna pretesa di ars poetica, uso il verso per il suo potere di sintesi ed espressività. Il verso mi aiuta a cogliere il segno, o almeno quello che per me rappresenta il segno e il centro di un ragionamento che va a concludersi. Tra versi e prosa scrivo e dunque sono e raccolgo, e inizio con i post di ieri e oggi. Da tempo concludo i miei post con una sigletta: zan zan, che personalizzo volta per volta. Andiamo a incominciare.

2 MARZO
Mater paterque certi non sunt

Abbiamo visto e letto troppe storie di genitori commossi e teneri alla nascita del pargolo e poi pessimi allevatori di prole, e anche violenti a livello morale e fisico.
E perciò consentiamo, per favore, di dire a chi lo voglia dire o pensare che nessuno può ragionevolmente esser candidato ad esempio di genitore-perfetto-tutto-e-solo-amore, nessuno, nemmeno Nichivendola&partner.
Zan zan provetto

Sindaci si diventa
Bertolaso con la barba
vuol scalare il Campidoglio
primarieggia con orgoglio
e battute ormai s’attarda;
fischia il sasso e il vino spilla
che la spa or può aspettar.

Zanzan del massaggiar

 

Al mal minor c’è sempre un peggio?
Prudenza nel valutare le affermazioni di chi contrappone un “male” ad un altro male che potrebbe essere maggiore per quantità, qualità o frequenza.
Prudenza, perché un errore o un male non diventano esattezza o bene in virtù della contrapposizione.
Trattasi invece di espediente dialettico che vuole sopraffare il giudizio.
Ad es se giudico “cattivo” il lupo di Cappuccetto Rosso che sgranocchia la nonnina devo fare attenzione a considerare “peggiore o più cattiva” la vecchia che vuole sgranocchiare Hansel e Gretel e a concludere (e qui secondo me sarebbe l’errore) a concludere che il lupo va considerato un buontempone innocente.
Insomma il male presumibilmente minore può essere risultato di una valutazione soggettiva.
Anche no, ma occorre attenzione.

Zan zan del dubbio onesto

 

1 MARZO
Doni perfetti
A volte accade che solo dopo decenni ci si accorga di quanto assoluti e perfetti siano i doni ricevuti, forse non bastano il tempo e la pazienza, e la fortuna non c’entra, i doni crescono come le foreste, tra il silenzio e il rispetto.
Zan zan della riflessione



Ah l’ammore che cos’è?
Democrazia è diritto di parola
non di sentenza, bada, e fai attenzione;
s’è ver che verità non è una sola
spesso una sola è la sopportazione;
e se parli del tempo o del tuo stomaco
sfogati pure, e ruota il libertà:
ma sul tema d’amore parla piano,
e ancor più cauto di maternità.
Zan zan della perplessità

Essere o mangiare?
I diritti son dei dritti
quei che campan dei profitti
che non sono mai sconfitti
e son furbi coi danè.

Il diritti, il poveraccio,
se li sogna e con lo straccio
spolverando la sua vita
sol promesse va a trovar.

Dei diritti di uguaglianza,
non inizia mai la danza
s’è leggera la tua panza
tu t’attacchi e tiri fort…
Zan zan socialist

Esperienze bovine e non
Di fecondazione artificiale le mucche ne sanno tanto e da tanto tempo-
A questo proposito, però, io mi ricordo sempre, e con un moto di grande affettuosa simpatia, le parole di un mio alunno contadino, di quelli che avevo alle serali di Reggio Emilia, un contadino adulto dunque e con esperienza di vita, di campagna e di allevamento. Tra l’altro era anche infermiere all’Ospedale di RE.
Francesco , quel contadino, a proposito delle sue vacche da fecondare con una specie di siringa a pompetta diceva: “… ma poverette!”
E tuttavia procedeva, per amor del latte da parmigiano immagino.
Infatti; non per amore, ma per denaro.

Cuore di mamma
E se non basta son davvero antica
penso all’attesa delle mie due figlie
che non sognavo bionde brune o belle,
ma sane e vispe come rondinelle.
Zan zan sentimental

 

 

 

 

La tv all’Opera… Rigoletto docet

Inizia, al mattino, il Pancani tapino;
Merlino, Sardoni, e Tiziana Panella
sciorinano il trucco con tacco e gonnella;
è tutto un via-vai di opinioni di fino
tra il Feltri anzianotto e il giovin renziano
battute d’ammicco e passaggi di mano:
s’imbambola infin l’italiano al tiggì?
ma manco per niente: duo o tre telefilm
e poi la serata con Gruber labbrosa
qualche altro talk show ed il Floris sta in posa:
e se non bastasse anche il Crozza sfinisce:
“ch’io rida, buffon! ” Rigoletto ammonisce.

Notina per gli amici non melomani.
“fa’ ch’io rida, buffone”è la frase che Rigoletto pronuncia durante la sua invettiva contro il duca di Mantova, suo padrone, ricordando come quel violento donnaiolo, che ha appunto appena sedotto sua figlia Gilda lo apostrofasse perché lo divertisse… ehem..

Questo padrone mio,
giovin, giocondo, sì possente, bello,
sonnecchiando mi dice:
fa’ ch’io rida, buffone…
Forzarmi deggio, e farlo!… Oh, dannazione!…
Odio a voi, cortigiani schernitori!…
Quanta in mordervi ho gioia!…
Se iniquo son, per cagion vostra è solo…
ma in altr’uom qui mi cangio!...