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Metti, un’#estate a #scuola.

L’ultima pensata del miur sulla frequenza estiva (qualunque e comunque essa sarà) dovrebbe suscitare, almeno, più di una perplessità.
La domanda minima di base che dovremmo farci è se ci siano già progetti utili e strutturati dedicati al tempo estivo e soprattutto se ossia che ci siano già tutor, educatori o docenti formati allo scopo di dar vita e forma a una “scuola” d’estate.
E dovremmo chiederci se tutto questo nasca da una riflessione seria e non da slanci opportunistici e dettati da velleitarie improvvisazioni volte a mietere consensi elettorali.
Non lo escludo. E almeno una qualche perplessità vorrei coltivarla.
Se è vero che:
A) stiamo accettando, per necessità certo, l’idea che i nostri bambini e ragazzi, dalla nascita in poi, siano accuditi da un sistema che non è la famiglia.
B)sappiamo bene che la vita dei genitori è indubbiamente vessata da impegni improrogabili per la sussistenza
C) è necessario che i figli siano spesso “affidati”: a baby sitter, a nonni, alla scuola

allora possiamo anche liberamente riflettere sul fatto che il rapporto tra un “umano” da zero a 17 anni viva almeno l’80% del suo tempo con persone altre dall’ambito genitoriale.

E che queste persone, altre dalla famiglia, pur essendo le migliori possibili e immaginabili finiscono per avere un rapporto che non assomiglia, che so, a quello che la natura mostra nei commoventi documentari su mamma-gallina con i pulcini né quello di mamma-orsa coi suoi cuccioli, o mamma balena eccetera eccetera.
E vorrei sottolineare che tutto questo non lo affermo in una accezione esclusivamente negativa, anzi.
Può certamente capitare che un umano da zero a diciassett’anni si trovi a contatto con adulti educatori/intrattenitori/docenti assai migliori della famiglia di origine. e questo succede già non troppo di rado.
Tuttavia siccome ho letto tanto Isaac Asimov comincio a pensare che la prossima tappa sia un rapporto bambino-robot.
Ossia vedo sullo sfondo Gloria e Robbie: Gloria la bambina che, cresciuta felice dalla sua governante- robot, non seppe rinunciare a lei fino ai quindici anni, e Robbie, l’impacciato ma velocissimo, protettivo, paziente robot che rimase con lei nonostante la famiglia cercasse di farglielo dimenticare. E le salva addirittura la vita in una circostanza in cui nessun umano sarebbe riuscito a intervenire in tempo.
Gloria teneva avvinghiate le braccia al collo del robot in una stretta che avrebbe soffocata qualunque creatura che non fosse costruita di metallo, e continuava a balbettare frasi senza né capo né coda, con una frenesia quasi isterica. Le braccia di acciaio cromato del robot capaci di piegare in cerchio una sbarra di ferro dello spessore di sei centimetri – stringevano bambina delicatamente, amorosamente e i suoi occhi splendevano di un rosso intenso.”E va bene” disse la signora Wetson [la mamma] penso che potrà rimanere con noi finché non sarà arrugginito.” (Isaac Asimov: I Robot)

A volte le metafore ispirano.

I SICARI DEL FUTURO attaccano lo studio

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I SICARI DEL FUTURO fabbricano schiavi e sostengono: #scuola e #università non servono.

Ieri sera ho sentito (su la7 da telese/parenzo e come ti sbagli??) un tizio, tale Alberto Forchielli, che ha scritto un libro con un titolo volgare e cafone, che non trascriverò, sottotitolato “lettera ai giovani”. Il suddetto Forchielli, davvero insopportabile e orribile in pari grado al titolo del suo libro, ha sentenziato che la scuola “non insegna niente”, che l’Università rilascia “titoli di studio inutili” e che gli unici studi “utili” sarebbero informatica e analisi dei dati, questo consiglia ai giovani che, a suo dire, lo contattano su Linkedin quotidianamente.
Ora non si dovrebbe nemmeno replicare. Ma bisogna; la questione è spaventosa.
E che l’unico a replicare sia stato il direttore de “La Verità”, blandamente, ma non troppo, sostenuto da un sociologo come Domenico de Masi, peraltro preoccupato piuttosto di sponsorizzare il suo libro ( e come ti sbagli?? bis) mi sembra tragico, drammatico, grottesco, e senza speranza.
Aiutiamo i giovani per favore, non lasciamo che si dica : niente Filosofia, niente, STORIA (!), Musica, Arte, Letteratura, Geografia, NIENTE Economia, Astronomia, Scienze!! Si salveranno Matematica e Fisica? No, se non si dimostrano “utili”.
Opponiamoci a questa spazzatura cafona, aggressiva, malefica, mortale.

E dunque mi permetto di formulare una ipotesi rivolgendomi ai docenti e a quanti si occupano di Istruzione: e se smetteste, docenti, di lamentarvi del vostro stato/condizione e iniziaste finalmente a sostenere la scuola e l’istruzione in se stesse? Sono troppo pochi a farlo seriamente.
Tutto è perduto, altrimenti. Non c’è da scherzare, l’influenza dei media è potente.

Studi meritevoli e utili: una piccola richiesta alla prof Carrozza

Nell’augurare buon lavoro e tanta dedizione per il ruolo alla professoressa Carrozza, neo ministro dell’Istruzione, e non avendo la ventura di conoscerla né di poter contare su conoscenze comuni mi documento coi soliti sistemi ed attendo qualche fatto concreto prima di esprimere qualunque pur modesta riflessione personale.
Mi limito perciò a leggere la sua prima dichiarazione da ministro e a costatare che dice qualcosa su cui si potrebbe riflettere, nel frattempo mi ostino a nutrire nel contempo fiducia e dubbi curiosi
Ecco le sue parole:
con spirito di servizio metto a disposizione la mia esperienza per convincere gli italiani che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia. Dobbiamo aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione, dare fiducia ai ricercatori e offrire nuove motivazioni a tutto il corpo insegnante. 

A) gli italiani forse sarebbero più convinti che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia se avessero i mezzi per far studiare i figli, se la scuola offrisse di più (e su questo non mi soffermo, ne abbiamo tante volte parlato) se chi studia e si laurea avesse opportunità di lavoro e sviluppo personale. Altrimenti le convinzioni rimangono appese tra le buone intenzioni.

B ) Quanto all’ aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione siamo tutti d’accordo a patto che la Costituzione venga intesa nel suo insieme, e non ritagliata per singole parziali frasi. Inoltre la questione del “merito” vale, io penso, per Università, ricerca e studi di specializzazione; la distinzione va fatta e fatta con chiarezza quando ci si vuol riferire alla scuola nell’età infantile e alle altrettanto complesse e delicate fasi dell’adolescenza.