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Meritocrazia ed eccellenze nonché medaglie al lavoro

Non appena è apparso all’orizzonte lo stendardo della Meritocrazia, anche i più torpidi tra i putrefatti che pisolavano ormai stecchiti negli stambugi-dormitorio (spesso del pubblico impiego, di enti e via dicendo) del “lascia perde è già tanto che sono venuto a lavorare, mica devo pure fare qualcosa?” si sono rianimati.
Si scopron le tombe, si levano i morti, diceva l’Inno Garibaldi;  e quelli che oziavano, aggiungiamo, son tutti risorti.
Improvvisamente hanno scoperto di essere laboriosi e costruttivi lavoratori indispensabili, preziosi, anzi no: eccellenti e dotati di ogni abilità. (E io ne ho visti, purtroppo anche a scuola).
Ma la loro più fine abilità, coltivata nel sereno far-poco-o-niente di lunghi anni senza fatiche, è e sarà, non c’è da dubitarne, quella di buttare bastoni tra le gambe di chi ha lavorato una vita senza mai alzare la testa, di chi non ha mai chiesto di essere sollevato dalle fatiche del dovere quotidiano né con pretesti né con validissimi motivi.
Ora lo stendardo della Meritocrazia attira, chiama e lusinga, come le Sirene che innamorano i marinai e troppi tra tutti, ma specialmente troppi tra i peggiori, arrancano col petto in fuori, gonfiandolo,prontissimi a offrirlo per raccattar medaglie.
E sapete qual è la cosa più, ehem, sorprendente?
Che i meritevoli saranno evidentemente scelti dai loro dirigenti; e anche se tra i dirigenti che sceglieranno fior da fiore ci sono certamente ottime persone, sappiamo bene ci sono anche, ahimè! non pochi capi-cordata di quelli che a loro volta hanno scalato con ogni mezzo, meritevole o non.
E adesso il merito, signora mia? A chi tocca tocca.
E come non citare, per chiudere, lo spietato “Testamento” di De Andrè, applicandolo al testamento della nostra Italia che vacilla tra Costituzione repubblicana e boiate pazzesche ma pericolose?

“Voglio lasciare a Bianca Maria,
che se ne frega della decenza,
un attestato di benemerenza
che al matrimonio le spiani la via
con tanti auguri per chi ci ha creduto
di conservarsi felice e cornuto”.

Studi meritevoli e utili: una piccola richiesta alla prof Carrozza

Nell’augurare buon lavoro e tanta dedizione per il ruolo alla professoressa Carrozza, neo ministro dell’Istruzione, e non avendo la ventura di conoscerla né di poter contare su conoscenze comuni mi documento coi soliti sistemi ed attendo qualche fatto concreto prima di esprimere qualunque pur modesta riflessione personale.
Mi limito perciò a leggere la sua prima dichiarazione da ministro e a costatare che dice qualcosa su cui si potrebbe riflettere, nel frattempo mi ostino a nutrire nel contempo fiducia e dubbi curiosi
Ecco le sue parole:
con spirito di servizio metto a disposizione la mia esperienza per convincere gli italiani che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia. Dobbiamo aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione, dare fiducia ai ricercatori e offrire nuove motivazioni a tutto il corpo insegnante. 

A) gli italiani forse sarebbero più convinti che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia se avessero i mezzi per far studiare i figli, se la scuola offrisse di più (e su questo non mi soffermo, ne abbiamo tante volte parlato) se chi studia e si laurea avesse opportunità di lavoro e sviluppo personale. Altrimenti le convinzioni rimangono appese tra le buone intenzioni.

B ) Quanto all’ aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione siamo tutti d’accordo a patto che la Costituzione venga intesa nel suo insieme, e non ritagliata per singole parziali frasi. Inoltre la questione del “merito” vale, io penso, per Università, ricerca e studi di specializzazione; la distinzione va fatta e fatta con chiarezza quando ci si vuol riferire alla scuola nell’età infantile e alle altrettanto complesse e delicate fasi dell’adolescenza.

Dizionario delle parole stravolte

di Mariaserena Peterlin

di Mariaserena Peterlin

AGENDA DI RIGORE : programma di sfottimento a 355 gradi del paese Italia e dintorni; il rimanente 5% consiste nella quota privilegi dei Moderati e dei Popolari

CENTRO: un punto della DESTRA

CENTRO CATTOLICO: (ahimè) triste quota di cattolici di nome, che di fatto si vendono senza vergogna

MERITO : Unità di misura della disuguaglianza tra uguali

MERITOCRAZIA: Potere e/o esercizio dell’arbitrio di applicare e distinguere i livelli della disuguaglianza tra uguali

MODERATI : uomini politici, industriali, artisti venduti, potenti vari che si dedicano ad aumentare e incentivare i propri privilegi mediante moderazione delle necessità primarie ed essenziali del popolo (lavoro, salute, libertà di pensiero) insegnandogli a non chiedere e a subire

Partito POPOLARE : Raggruppamento politico di potere per cui “popolare” significa  “che frega e spolpa il popolo”

 

 (pagina in aggiornamento)