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e Renzi s’addice al Benigni

hqdefaultNo, non gioisco anche perché non mi piace vincere facile, solo mi lecco un po’ baffi e graffi costatando la penosa sorpresa dei molti che basiscono, si addolorano e si mostrano delusi per l’inchino e il consensuale abbraccio di Benigni verso Renzi.

E non mi chiedo come si potesse pensare che quel provincialotto pratese fosse qualcosa di più di un ben raccomandato, abile affabulatore di ciarle in salsa ideologico-populista, uno che sfodera un film su un olocausto camuffato da novella per la buonanotte, uno che legge Dante come se fosse un romanz-fumetto con Dante e Virgilio sospesi tra Robin e Batman e uno che legge la Costituzione come se fosse il regolamento del fantacalcio.

Non me lo chiedo, altrimenti avrei trovato la risposta che non io sola sto cercando; si tratta della risposta a una semplice, ma fastidiosa, domanda: perché troppi italiani sono felici succubi dei media e altrettanto felici, come l’inconsapevole trionfante tacchino di natale, della continua affermazione del liberismo in casa nostra?

E mi piacerebbe trovare quella risposta, ma mi attenua il fastidio il non essere la sola a cercarla. 

Il fenomeno Benigni, tolti gli esordi e poi e poi, penso sia un imbroglio ben pagato e ben costruito, ma appagante per chi non voglia farsi domande almeno finchè riesce a pedalare col naso fuori dal guano.

Lo penso, l’ho pensato, l’ho pure scribacchiato. Il potere emana un fascino pari solo alla brama di successo e denaro. E Renzi s’addice al Benigni.

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La paura non rende liberi (modeste ragioni del nostro scontento – 3)

L’attuale modo di fare giornalismo non mi piace da parecchio (e nel disapprovarlo non sono sola). In questi ultimi giorni ed ore sta mostrando il suo volto meno nobile. La ricerca dell’emozione, del macabro, dell’orrore sembrano sempre più allestimento di spettacolo che tenga lo spettatore avvinto e sempre meno riflessione su eventi mondiali tragici ma fronteggiabili. Che il mondo non possa resistere e difendersi dal terrorismo appare infatti incredibile; ovviamente gli assassini non smettono o non smetteranno spontaneamente di uccidere, ma non sono la bomba atomica, almeno non per ora. E pur violenti e mostruosi sono sempre un numero contenuto, almeno per ora.
Invece se ne parla come se il rapporto con il resto degli abitanti del pianeta fosse uno a uno. E non è così. Se ne parla come se i formidabili e temibili arsenali di guerra che le super potenze (che ancora esistono e dominano) possiedono fossero aeroplanini di cartone e cerbottane con palline di mollica di pane.
E così noi abbiamo paura, sorridiamo all’intervistatore di turno che chiede a viaggiatori e passanti se si sentono “più sicuri o rassicurati” per essere stati perquisiti o per avere la presenza di militari in città o alle stazioni: questo a me sembra uno sviare dalla verità. E viaggiatori e passanti annuiscono: “sì come no, mi perquisiscano pure, mi piace, sono contento!”
Forse sarebbe il caso di ragionare: se siamo presidiati, perquisiti, controllati non è perché così siamo più sicuri, ma perché siamo meno liberi e abbiamo ceduto la libertà in cambio di un piatto avvelenato da terrorismo e guardiani del medesimo.
E se siamo disposti a cedere libertà in cambio di paura, allora non siamo affatto più sicuri. Se le misure di controllo sono necessarie non possono, però, e non dovrebbero tranquillizzare nessuno.
Se fossimo tranquilli non ne avremmo bisogno.

Se, al contrario, potessimo stare tranquilli allora potremmo ammettere che la prevenzione funziona, ma deve funzionare dove nasce il terrore, non solo dove esplode e uccide.
Sono consapevole di stonare nel coro, ma pazienza.
Stonar non nuoce, e io stono  ma dico sommessamente che la paura no, la paura non ha mai reso libero nessuno.

Per il bene del paese?

I miei studi sono prevalentemente letterari e storici, la mia passione la poesia e la letteratura, il mio impegno principale l’educazione, la scuola e quindi la pedagogia. In questi anni potrei dedicarmi con maggior tempo e libertà a scrivere di ciò che amo. Invece ogni volta che mi trovo davanti a questo display, che per me è come un foglio bianco, mi sembra più urgente sollecitare, per quel che possa una voce come la mia, a smascherare il perpetuo inganno in cui si tenta di trascinarci compulsivamente tramite i media e tanta politica. E mi sembra necessario smascherare qualcosa di cui anche molti altri si saranno certamente accorti. Le martellanti dichiarazioni degli araldi politici nostrani e dei loro padroni iniziano, intercalano e si concludono con un paio di di stilemi chiave: per il bene del paese, per ciò di cui gli italiani hanno bisogno. Su questa sorta di mantra (oggi si dice così) innescano qualunque nefandezza, giustificano qualunque sopruso, propinano ogni genere di fregatura. E poi c’è anche il contraltare; quelle/i che perentoriamente affermano che questo alla gente non interessa.
In questo modo sono coperte entrambe le aree di chi occupa la scena e i posti d’onore mentre noi, noi stiamo nel posto che spetta alla plebe di ogni tempo, sugli spalti più alti e lontani, a ingurgitare vergogne, tasse, riduzione di diritti, invenzioni funamboliche di provvedimenti generici (vedi ad esempio gli spot dei ministeri e del governo) e, recentemente, anche minacce di guerre, di invasioni, di pandemie.
Ma già tutto è  per il bene del paese, per ciò di cui gli italiani hanno bisogno.
Ebbene rispondiamo: Quello che serve agli Italiani o di cui ha bisogno il Paese, egregi signori che sul collo ci state, sciabordando imperterriti sui vostri intoccati e intoccabili privilegi, sappiate che non è nient’altro che giustizia ed uguaglianza in termini di libertà ossia: lavoro, equità e sostegno ai davvero deboli e malati.
Per tutto il resto facciamo da soli e siete invitati ad andare a sciacquarvi la bocca, lingua compresa, perché avete proprio esasperato col vostro eloquente parassitismo.
Certo, mi piacerebbe tornare ai miei studi letterari, alla mia poesia e alla storia. Ma se anche un piccolo morso di pulce può servire a dar fastidio, e forse serve, questa pulce letterata vi morderà. Tutto il resto può attendere.

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 2.700 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 45 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.