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TERREMOTO – è EMERGENZA IN EMILIA

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ECCO QUELLO IN CUI CREDO, E A CUI DO IL MIO SOSTEGNO
MPA EMILIA ROMAGNA (Pagina Principale)

Eccomi qua. Allora, non tutti gli iscritti a questa pagina sono miei amici personali, perciò devo dare un piccolo riassunto. Con le due scosse del 29 maggio, abbiamo perduto la casa e tutto il contenuto. Abbiamo salvato alcuni mobili della cucina, e questo ci ha consentito di accamparci nel cortile, e di poterci preparare i pasti. Sto partecipando come organizzatore di iniziative di recupero della nostra vita individuale e sociale della nostra comunità. E’ sparita la chiesa, l’oratorio, i luoghi di incontro dei ragazzi, i luoghi per le ripetizioni, per la scuola di musica, la biblioteca, i bar, i negozi del centro. Non si sa cosa sarà recuperabile in tempi brevi, ma la nostra vita non può fermarsi a tempo indeterminato. Perciò, sono parte attiva, di mia iniziativa, per ricostituire uno spazio attrezzato, coperto e refrigerato, per ripristinare in modo dignitoso una piccola biblioteca, un internet point, un centro documentazione, fotocopie e stampa, un punto di ristoro, un deposito di biciclette, una scuola di musica, una scuola di informatica che serva anche per lezioni individuali agli studenti, utilizzando skype, l’attrezzatura per incontri, e presentazioni pubbliche di contenuti, per un piccolo pubblico. Tutto questo, chiedendo espressamente l’aiuto da fuori regione. In questo momento siamo alla ricerca di persone disponibili a fare cose concrete, abbiamo bisogno di tecnici, progettisti, carpentieri, termotecnici, che mettano capacità di visione, di progettazione, di realizzazione di semplici coperture in legno. Cerchiamo contributori e finanziatori per ottenere computers, libri, strumenti musicali, un hangar di grandi dimensioni del tipo di quelli usati dalla protezione civile. Cerchiamo di costituire una comunità di riferimento, ampia, intelligente, volonterosa, perchè la ricostruzione dei luoghi della cultura e dell’incontro, dello scambio di idee, documenti, pensieri, progettazione, è essenziale per rimettere in funzione una comunità. Abbiamo fortunatamente un luogo veramente vicino al centro storico, che in questo momento è zona rossa preclusa al traffico. Non sappiamo quanto durerà, perciò è un nostro impegno giornaliero cercare di realizzare queste strutture, ma non possiamo farlo da soli. Oltre all’aiuto alimentare, al pomodoro, servono oggetti a cui si pensa meno, ma che servono per non interrompere per mesi la propria vita di persone civili. Ecco perchè, oltre ai fornelli da campo, oltre agli insetticidi, servono tecnologie meno appariscenti, come teli coibentanti e riflettenti, teli di polietilene, mattoni e assi per sopraelevare il fondo delle tende rispetto al suolo bagnato, servono ventilatori, prolunghe, ciabatte elettriche, componenti elettrici per portare una lampadina fluorescente nelle tende, tubazioni per derivare un lavandino e uno scarico vicino a gruppi di tende. Qui non si tratta di campeggio. Chi vive in una tenda in un parco pubblico non ha il bagno, non ha l’acqua corrente, non può abbandonare la tenda se viene infestata di insetti. Vorrei darvi il senso dell’urgenza, i giornali, pur con tutta la buona volontà, non riusciranno mai a dare il senso di cosa significa dover vivere da sfollati, in mezzo alla promiscuità sociale, etnica, tra uomini e donne che non si conoscono e mai si frequenterebbero, senza radio, senza giornali, senza televisione. Con anziani, bambini, malati, e ogni genere di necessità, di cura, un tipo di vita in cui anche avere un biccher d’acqua o soncervare della carne per più di cinque ore può diventare difficile. Questa è una pagina di un partito politico, e la politica è un bisogno di ordine superiore. Qui si tratta di emergenza umanitaria, di costruire e di ricostruire piccole strutture tecniche per non trovarsi di colpo in condizioni di vita tipiche del 15OO, e senza pozzi dai quali attingere acqua, senza legna da bruciare, senza fiammiferi per accendere un fuoco, senza un luogo dove poterlo accendere legalmente. Scusate per questo lungo intervento. I problemi veri inizieranno quando le persone inizieranno a sentire la stanchezza fisica, psicologica, mentale. E quando i bambini di cinque anni scopriranno che il loro vivere in tenda non equivale esattamente al campeggio da vacanza dell’anno precedente. Chi vuole aiutare lo faccia, e si muova. Non c’è tempo, ma non c’è niente di impossibile. Ma non si può improvvisare un aiuto, e non si può decidere da soli le cose di cui la gente ha veramente bisogno. Lo ripeto. Acqua, biscotti, pane, e cibi conservati vanno benissimo, ma non siamo nel quarto mondo, e devono essere salvati, nello stesso momento, anche i bisogni superiori, essenziali e tipici di quello che vorremo chiamare civiltà.

Anche senza pasti!

ecco come si “proteggono” i cittadini colpiti dal terremoto

 

Capiamo come si sta sotto una tenda, e magari qualcuno la pianterà di lamentarsi

non dimentichiamoci gli uni degli altri … e magari qualcuno la pianterà di lamentarsi” scrive l’amica Claudia a proposito della situazione nell’Emilia del terremoto e della necessità di non perdere di vista né i nostri amici colpiti dal sisma né la necessità di essere presenti con iniziative, interventi, affetto.
Nella foto possiamo vedere  come prosegue la vita dei nostri amici emiliani; Marco ha postato questa foto su fB.  Bisogna fare presto. Aggiungo qui di seguito il post che Marco Zelocchi ha scritto oggi sulla sua bacheca. 

“Serve una riflessione sul fatto che l’intervento di protezione civile, pur meritevole, non ha come scopo quello di ricostituire le funzioni superiori della vita, che sono quelle su cui si fonda l’identità e la prassi familiare, individuale. Un gioco del bingo, la disponibilità di giornali, radioline, libri, caffettiere e fornelli da campo, poster di immagini artistiche, simboli che ci tengono viva la memoria sull’identità, sul senso, sulla prospettiva, sull’opportunità di ricercare la ricostruzione di un modello simile al precedente. E’ vero, gli esseri umani non sono di ferro, non lo sono in primo luogo anziani, bambini, e persone fragili, ma se queste persone si destabilizzeranno, anche gli adulti che si trovano intorno a loro perderanno il sorriso, la fede, la speranza. Alcuni psicologi indicano in circa 60 giorni il tempo necessario a metabolizzare, cioè a rendersi conto, del cambiamento radicale di condizione. Ecco perché c’è poco tempo, perché si può vivere in condizioni fisiche più disagiate, ma è indispensabile ripristinare in fretta l’ordinamento superiore della socialità, dello studio dei ragazzi, delle piccole cose che caratterizzano la vita individuale e originale di ciascuno di noi. Serve un atteggiamento non burocratico, su queste cose, e che le autorità sappiano comunicare una comprensione, una volontà e abbiano il coraggio di non nascondere i limiti e le delimitazioni dell’intervento pubblico. Non c’è niente di peggio che aspettarsi un tipo di aiuto che non verrà mai, o che non ci sia chiarezza perfetta su questi concetti. Non dovrebbe esserci nemmeno l’ombra del dubbio sugli intenti e le possibilità reali dei responsabili della parte pubblica. Altrimenti sarebbe il disorientamento, l’incertezza, la vana attesa, e poi lo scoramento, la perdita di senso, e di azione.” (Marco Zelocchi)