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Libri fondamentali oggi?

Gira su fB un gioco al quale tento di resistere. Mi piacerebbe l’idea di rispondere alle care persone che mi hanno chiesto di redigere l’elenco di 10 libri per me fondamentali e tuttavia sto resistendo e mi chiedo: Leggere letteratura oggi?
Aggiungo qui di seguito la mia risposta, per ora, possibile.
Ecco cosa succede, amiche e amici cari che mi avete coinvolta nel gioco dei libri , cerco di spiegare a me stessa la mia renitente resistenza nel mettermi all’opera e stilare l’elenco.
Lo dico in due parole.
Il mio vizio ostinato di considerare la lettura non solo qualcosa di bello ma anche un mezzo per crescere e far crescere mi porta oggi (e sottolineo oggi)in queste ore e momenti a deviare da una lista prettamente letteraria.
Penso a una lista di libri che raccontino come siamo finiti nella prima guerra mondiale, come ne uscimmo malissimo, l’avvento del fascismo e la nostra storia recente, ma anche la storia della Rivoluzione Francese.
Accanto a questi aggiungerei i libri che hanno raccontato la Resistenza; dall’Agnese va a morire di Viganò, al mio libro (probabilmente) del cuore: Fenoglio, Il partigiano Johnny. Ma ho in mente anche Pavese.
Bene: tra Chabod, Lussu e Georges Lefebvre aggiungerei qualche altro in cui la letteratura è un mezzo e non un fine.
Fondamentalissimo dunque (sempre per me) Elsa Morante, La storia, e Primo Levi naturalmente sia Se questo è un uomo sia La tregua.
Insomma la letteratura senza lune, sospiri, malinconie solipsistiche ed egotistiche.
Praticamente, ma si, buttiamola in caciara: una istigazione a mandare a quel paese Banderas e le sue galline innamorate (che tanto mi ricordano l’attuale leader piddì e le sue collaboratrici)…

Ecco come e perché ho deciso di Auto-Pubblicare

La mia prima ricerca dopo la Laurea riguardò un fascicolo di lettere che Giovanni Pascoli aveva scritto al suo editore delle Myricae. Chi sia appena un po’ curioso di letteratura sa bene che le Myricae pascoliane sono la raccolta che rinnova il linguaggio poetico in Italia, un’opera di cui i maggiori critici contemporanei si sono occupati con passione.
Lessi i manoscritti nella vecchia sede della Biblioteca Nazionale di Roma: un luogo affascinante, antico e riservato entrando nel quale sembrava di rompere il cerchio rigido degli orologi che scandiscono il tempo per entrare in punta di piedi dove risiede il sapere. O almeno il sapere di cui io avevo fame e sete.
Leggendo le lettere di Giovanni Pascoli avevo tra le mani le sue carte, e negli occhi la sua scrittura. Mi aspettavo parole poetiche, che precorressero i testi che amavo.
Invece il poeta doveva scrivere al suo editore, per essere pagato il giusto convenuto: “Veramente mi parrebbe di dover avere di più. Ho avuto 200+500=700+20=720. Essendo i fogli 27, a Lire 30, farebbe 810 Lire, e io ne dovrei avere, computando le quaranta mandatemi ora, altre cinquanta. Non so se mi sbagli: dica lei.
Naturalmente questo è solo un esempio, un pezzetto di autobiografia che vale come tale, ma esempi se ne potrebbero trovare altri. Pochi autori hanno avuto, viventi, quei riconoscimenti che il tempo galantuomo ha poi attribuito loro, di solito sono stati pagati un tot “a parola” e non mancano quelli che hanno esordito a loro spese.
Ma io non ho mai pensato a me stessa come ad una Autrice. Sono una che scrive per affetto e per amore, per dire fuori quello che pensa dentro, non per cercare soldi e fama che probabilmente non mi spettano. Sono una che litiga col correttore word che non vorrebbe iniziassi i periodi con il “Ma” e roba simile, per cui lo ignoro.
Tutto qui.
Cercare un editore significa, invece, avere ambizioni, e quindi anche inviare pacchi, scrivere lettere, attendere risposte che non arrivano, venire a patti con se stessi, aspettare immaginando che le nostre parole siano gettate nel cestino senza nemmeno essere valutate oppure valutate con un fine commerciale. Niente di male, ma non fa per me.
Cercare un editore ed eventualmente trovarlo significa sottostare alle richieste degli editor, accettare adattamenti, sottostare alla politica commerciale e rinunciare ad essere proprietari della nostra opera tranne per il riconoscimento di una eventuale percentuale. Molti autori devono addirittura acquistare le copie dei propri libri. Niente di male, certo: ma non fa per me.
E’ così che ho deciso per il fai da me.
Ho imparato a cavarmela e a fare un sacco di cose nuove, ho lavorato sulle mie pagine e paginette, ho passato giornate a rivedere i testi, a controllare i margini, gli a capo eccetera.
Ne è uscito un prodotto probabilmente imperfetto. Però è roba mia.
Ho felicemente realizzato edizioni cartacee ed in e-book.
Spesso mando via web, e volentieri,  i mie file gratuitamente; altre volte ordino i miei libri per donarli: ma nessuno mi costringe. Nessuno può dirmi che le edizioni sono esaurite.
E se il sito su cui pubblico chiudesse (nulla è eterno in rete) pazienza: ho i miei files, li inserirò in un altro o creerò un sito mio da cui scaricare.
Libertà vo cercando, e libertà ho trovato.
PS: in qualunque momento, anche se alle 3 di notte mi viene in mente una modifica, un’aggiunta, un ripensamento… niente panico: potrei andare al pc, scaricare il mio file, correggere, inserire, tagliare, mettere immagini e … già fatto? Certo che sì.
E chi se ne importa del denaro.
Mica mi chiamo bruno vespa o vip-di-turno. (e la minuscola ci sta tutta)
Quello che scriviamo sinceramente è importate, in primo luogo per noi e per le persone che amiamo. Speriamo che l’affetto vinca sempre.