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Invito alla lettura: Mariastella Eisenberg


Aere perennius, scriveva l’amico primo e grande di noi che amiamo la letteratura e crediamo nella sua funzione insostituibile. Citazione un tempo scontata, oggi necessaria e da riscoprire insieme a tanto passato che ha lasciato in noi tracce formidabili e invano nascoste e taciute in questo nostro tempo che spende i suoi furori alla ricerca del bello, attraente e vittorioso, non sempre mediato, pensato, destrutturato, reso umano e sublime dell’etico e dai sentimenti elevati.
Aere perennius : non solo più durature, ma assai più potenti del bronzo sono le parole quando le detta l’amore di una madre sfigliata e mutacica (*)che non si vuole nascondere e chiudere, ma definisce se stessa spudorata nell’esibire, nel parlare del suo dolore non accostabile ad altri né paragonabile, ma esprimibile con la sua poesia dove non mancano i temi della disperazione e dell’incredulità ma anche quelli del realismo che si confronta con il tempo presente e gli spettatori involontari e renitenti del dolore, della volontà di testimoniare e raccogliere nella sua il coro delle voci di tante altre madri; e per farlo a volte occorrono neologismi, voci petrose di nuovo conio. Le poesie di Mariastella Eisenberg non sono infatti bronzi sonanti, ma scavo di filoni inesplorati; la loro potenza evocativa abbraccia l’ombra tanto amata e la fa presente, trasforma le trasparenze in immagini sensibili alla luce di una vita non tolta, ma trasformata.
Sono poesie di un amore così grande da trattenere con forza certa, e non solo per un attimo effimero, l’immagine cara della figlia, che possono dire no, non è lei che se ne è andata, ma è la visione della madre ad essersi rovesciata è la sua parte quella sbagliata.

“Si è capovolto
il mondo,
tutto qui
e
sono rimasta
dalla parte sbagliata.”

Il libro di Mariastella Eisenberg “Madri vestite di Sole”, è stato presentato domenica pomeriggio, 30 marzo 2014 al Villaggio Cultura Pentatonic in Roma.
Ricca e pensosa l’appassionata presentazione di Plinio Perilli e di Anna Maria Curci che hanno dato vita, insieme alle poesie di Mariastella, a un altro pomeriggio diverso, straordinario, prezioso sul quale tanto si può dire e tanto altro si dovrà aggiungere. Un libro fuori dal comune “Madri vestite di Sole” per la dote che appare a noi inedita del dar voce, e femminile, al grido delle madri sfigliate, delle innumerevoli madri colpite allo stesso modo (da Maria al mito, dalla madre di Jan Palach alle madri della Plaza de Mayo a quelle dell’Aquila).
Un libro denso e interessante anche come testo letterario ad esempio per l’uso del ritmo dei versi spezzati come un pianto e tenuti insieme, spesso, da poche o una sola sillaba; una e congiunzione, ad esempio, un nome, una breve parola. Le parole, infatti, appaiono come una sorta di incantesimo efficace e definitivo che trattenga per sempre in vita la figlia alla madre, ma non solo a lei.
Tutto questo Mariastella Eisenberg sa dirlo con disarmante, direi scientifica, purezza.

Le parole: accompagnano la figlia nella sua malattia:

Lei
pensa
non guarirò
mai
Tu
racconti
storie
– come Sherazade –
per allontanare la morte.

Le parole, nella Bellezza dell’oltre eternano, perché il nome della figlia non si possa perdere, perché Alessandra sia ancora con la madre, da questa parte del mondo.
Se
nominare
è
far essere ciò che si nomina
nominerò
te
in continuazione
finchè
avrò fiato
e
così
il tuo nome
non si potrà perdere.

Il tuo nome non si potrà perdere perché ripetuto, invocato dalle Madri vestite di sole che sono vita e luce; sono luce partorendo, lo sono quando non possono più partorire i loro figli troppo grandi, affidati alla vita e a un destino nemico che tenta invano di strapparli per sempre e di portarli in quell’oltre da dove solo loro, chiamandoli per nome, li riconducono in vita; le madri non si sbagliano, non fanno come Euridice, non si girano per verificare: loro sanno già.

(*)neologismi coniati dall’Autrice perché non esistono, come ella ha detto nella presentazione del libro, parole italiane che corrispondano a “madre a cui è morto un figlio”, mentre esistono “orfano”, “vedovo” per altri lutti di famiglia.

L’evento si è svolto presso l’ Associazione Culturale “Villaggio Cultura – Pentatonic” – Incontro con l’autore: Mariastella Eisenberg, Invito alla lettura organizzato da Anna Maria Curci di “Madri vestite di sole (interlinea 2013)” Introduzione di Plinio Perilli e Anna Maria Curci

Invito alla Lettura: Marco Annicchiarico al Pentatonic

I pomeriggi delle domeniche, i mezzi pomeriggi a dir il vero, trascorsi con gli Inviti alla lettura organizzati da Anna Maria Curci al Villaggio Cultura –Pentatonic, iniziano alle 17 e dovrebbero terminare verso le 19; in realtà può accadere che non termino affatto perché l’eco che suscitano ti tiene legato al di là della dimensione formale spazio/tempo. Non si tratta di una tracimazione di input, bensì di un effetto semina. Si vengono a scoprire autori, si ascoltano, si dialoga e si continua a riflettere.  E si può dire che il pomeriggio di domenica 23 marzo 2014 abbia avuto un effetto semina particolarmente interessante: del resto è primavera e piove; piove di quella pioggia che ammorbidisce i semi e li fa germogliare e forse tutto questo ha concorso a far sì che le parole di Anna Maria Curci sul poeta e musicista Marco Annicchiarico, e le parole di Marco Annicchiarico stesso abbiano messo radici nei pensieri.
Radici tenui ma ostinate tanto che, se si dovesse dare una definizione, o meglio una sintesi delle scoperte di ieri, si potrebbe dire di aver incontrato la visione di una specie di microscopio cosmico. Le parole scritte da Marco Annicchiarico, e di cui certamente non si può pretendere di esaurire l’interpretazione in poche righe, più che descrivere, esprimere o cantare tendono a gettar luce sulle fessure della vita; fessure in cui sembra infatti nascondersi, a volte, quella polvere che serba memorie, che protegge dall’erosione quotidiana, che trattiene l’essenziale.
Con personale soddisfazione non ho incontrato ostensione di analogie, di simboli, di suggestioni sognanti: ho trovato, in quelle poesie e in quelle musiche cantate piano con voce tenue e corretta, il suggerimento a fermarsi ad osservare dettagli importanti, oggetti che troppa luce o troppa ombra impediscono di veder nitidamente, ponti e passaggi che troppo spesso trascuriamo di attraversare. ma che possono condurre verso una realtà più concreta di quella che sfugge alla nostra distrazione. Quel microscopio puntato sul cosmo non si lascia distrarre dagli infiniti eccessi che tutti ci sollecitano, ma va al dettaglio imprescindibile sia che si tratti di storia civile e sociale che ci riguarda, sia che si tratti di esperienze personali e ne provo a dare due esempi mediate due brevi citazioni.

Nel primo caso:

Sedici Marzo Settantotto

Quattro lettere il nome
e quattro il cognome.
Anche la città,
teatro della vicenda,
sempre e solo quattro lettere.
Solo il destino non più
da pace a inferno. 

Nella strada cinque corpi
quattro avieri, una donna
quattro falchi.
Nove i comunicati
e tante le verità
nascosta la più vera.
……………

Nel secondo caso:

Fiori viola
Ci sono fiori viola sul balcone.
l’ho notato questa mattina.
Il sole disegna ancora le loro ombre
sulle piastrelle e alcune formiche
si fermano sull’orlo
come se in quel momento fossero arrivate
al limite del mondo.
……………………

E mentre i semi fanno il loro prezioso lavoro sarà bene cercare i libri di Marco Annicchiarico, mentre l’eco si protrae,  grazie anche alla sua esibizione musicale, e il pomeriggio dell’Invito alla Lettura al Pentatonic, ancora una volta, non finisce più.

Bio-bibliografia di Marco Annicchiarico

BIOGRAFIA

Marco Annicchiarico nasce in una mangiatoia milanese nel maggio del 1973, lo stesso giorno in cui La Malfa padre annuncerà il ritiro della fiducia del P.R.I. al Governo. Da quel momento capisce che è meglio accantonare la politica e si appassiona alla musica e alla letteratura.
Se ne perdono le tracce fino agli anni zero, quando compare in diverse antologie con poesie che non gli varranno mai il Premio Nobel.
Nel 2007, con l’amico Giacomo Rabiti, cura e produce un cd tributo a Vinicio Capossela, chiamando diciotto artisti del panorama indipendente italiano tra cui Bugo, Federico Sirianni, Roberta Carrieri e Nobraino; il ricavato viene devoluto all’Amref per la costruzione di un pozzo in Africa.
Nel 2009 pubblica e poco più lontano (LietoColle). Nello stesso anno, tre giorni dopo il suo decesso, resuscita nella fredda Torino, dove realizza siti internet, scrive recensioni musicali (anche per il mitico Fuori dal Mucchio), fonda un’Associazione Culturale, una rivista letteraria (Fuori Asse) e ritorna a suonare. Sotto la metropolitana.
Nei (pochi) concorsi ai quali partecipa colleziona pergamene e targhe varie, evitando accuratamente qualsiasi premio in denaro (è una questione di principio, dirà in un’intervista radiofonica).
A fine 2012 realizza su carta riciclata Canzoni da stonare, libro di poesia interamente autografo in tiratura limitata e incide con i Pura Follia il disco eVenti ascensionAli. Due di queste canzoni saranno poi incise anche dall’Orchestra Grande Evento di Moreno il Biondo.
Nel 2013 con Gattili Edizioni pubblica le plaquette Alessandro Bono (nella collana Monografia musicale) e Ventuno settembre (nella collana di Poesia).
Attualmente collabora con la cantautrice Rosa Mangano al progetto musicale Turi Mangano Orchestra, circondato dalla natura, da sogni grandiosi e da tanta voglia di fare. Nulla.
Attualmente vive.

Bibliografia essenziale:

 

Fuori Asse – Speciale Fumetto (Febbraio 2014)

Fuori Asse 10 (Gennaio 2014)

Verba Agrestia, LietoColle (aa vv, 2013)

Fuori Asse – Speciale Labirinti Festival (Dicembre 2013)

Ventuno settembre, Gattili Edizioni, 2013

Alessandro Bono, Gattili Edizioni, 2013

Fuori Asse 9 (Ottobre 2013)

Le strade della Poesia, Delta 3 Edizioni (aa vv, 2013)

Fuori Asse 8 (Luglio 2013)

Canzoni da stonare (autografo, rilegato a mano), 2013

Il segreto delle fragole 2013, LietoColle (aa vv, 2012)

Poesia 274 (Settembre 2012)

Fuori Asse 2 (Maggio 2012)

Poeti e Poesia 25, Pagine Edizioni (aa vv, 2012)

Fuori Asse 1 (Marzo 2012)

Sfrutta il segno, La Vita Felice (aa vv, 2012)

Arbor Poetica, LietoColle (aa vv, 2011)

Fuori dal Mucchio 93 (Dicembre 2011)

Fuori dal Mucchio 92 (Novembre 2011)

Fuori dal Mucchio 91 (Ottobre 2011)

Il segreto delle fragole 2012, LietoColle (aa vv, 2011)

Le strade della Poesia, Delta 3 Edizioni (aa vv, 2011)

Poesia 260 (Maggio 2011)

Poesia 258 (Marzo 2011)

Il segreto delle fragole 2011, LietoColle (aa vv, 2010)

Corale per Opera Prima, LietoColle (aa vv, 2010)

Rosso – Tra erotismo e santità, LietoColle (aa vv, 2010)

Demokratica, Limina Mentis Editore (aa vv, 2010)

Il segreto delle fragole 2010, LietoColle (aa vv, 2009)

e poco più lontano, LietoColle, 2009

Il segreto delle fragole 2009, LietoColle (aa vv, 2008)

Stagioni, LietoColle (aa vv, 2007)

Il segreto delle fragole 2005, LietoColle (aa vv, 2004)

Clandestini, LietoColle (aa vv, 2003)

 

Pentatonic: Compleanno, con poesia e non solo

Al Villaggio Cultura Pentatonic  penso si arrivi per diverse strade, io ci sono arrivata grazie alla mia cara amica Anna Maria Curci, nella primavera del 2012, in occasione di un incontro sulla poesia di Giovanni Pascoli.
Quel pomeriggio, affollatissimo, da pienone! fu l’occasione per conoscere ed apprezzare la bravissima professoressa Teresa Mileti sensibile e colta relatrice che dal 10 marzo dell’anno scorso manca a tutti, ed in particolare ad Anna Maria, sua ex-allieva.
Sono tornata spesso in quelle stanze singolari a cui si accede attraversando il portoncino nascosto dietro una serranda da negozio e dove, appena entrati, ci si trova immersi in una insolita atmosfera che attira coi suoi inconfondibili segnali. Subito un piacevole punto bar che assomiglia un po’ a quello dei parchi inglesi pronto com’è ad offrire il tè o le tisane e le bibite ben congegnate e un po’ a un pub-approdo.  I giovani che si dedicano al locale potrebbero insegnare a chiunque cosa siano il garbo e la gentilezza. L’arredo è piacevole: alle pareti i poster di musicisti ed eventi, qua e là piccole le raccolte di libri e video e poi scaffali, sedie e tavolini, divani informali, poltroncine accoglienti dove vien subito voglia di gettare l’ancora.
Il luogo è diviso in due spazi principali collegati:  il bar con una postazione pc e poi la sala con lo spazio per gli incontri, le conferenze, le lezioni, le attività, i concerti e tutto quello che il vivace gruppo che anima l’Associazione sa offrire.

Sullo sfondo c’è una pedana che funge da palco, in qualche luogo quasi misterioso, ben nascosto ma percepibile, un apparato tecnologico essenziale ma benissimo funzionante. E poi, da non dimenticare, un suggestivo pianoforte, una batteria che promette ritmo e fragori forse contenuti, ma chi può dirlo?
Insomma c’è molto, al Pentatonic; molto concentrato nel solo apparentemente piccolo.

C’è molto in un condensato di contemporaneità e suggerimenti senza tempo, molto di infuso nell’atmosfera discreta, ma viva, che i pavimenti alla veneziana (i miei preferiti) accolgono pazientemente quando si fa presente lo scalpiccio degli invitati e degli amici che cominciano a prender posto.
Lei, Anna Maria Curci, è l’anima degli Inviti alla lettura che consistono in incontri con “Autori, presentazione di libri, dibattiti e discussioni culturali aperti a tutti”.
Lei è la mente e il cuore, l’energia e la passione, la generosità e l’accoglienza: è difficile parlarne senza sembrare uno dei membri turbolenti di un fan club a lei dedicato, e tra questi mi schiererei felicemente e senza esitare; ma è anche difficile riuscire a citare tutte le qualità di Anna Maria, e le sue competenze, esaurendole.
Ieri, 16 marzo 2014, abbiamo festeggiato i primi 3 anni del Pentatonic,  quindi anche i primi 3 anni di “Invito alla Lettura“. Eravamo tanti, eravamo in un clima di dialogo, di scambio, di dono. Un bel pomeriggio letterario con qualche incursione (la mia ad esempio) un po’ impertinente tra le righe solitamente letterarie e una meravigliosa esibizione musicale di Orlando Andreucci che ha presentato brani noti e un brillante inedito. Eravamo in tanti di quelli che amano non solo scrivere ma anche ascoltarsi reciprocamente senza troppa formalità. E mi piace sottolineare, tra i tanti esempi ammirevoli osservati, almeno il senso di rasserenante generosità, in questo nostro tempo di immagini e presenzialismi personalistici, trasmesso da chi si è proposto per leggere le parole altrui come Mariella Marcelli (che ha letto il poemetto in romanesco scritto per l’occasione da Sandra Luigia Rebecchi), Simonetta Bumbi che ha letto testi di Cristina Bove, Annamaria Ferramosca che ha letto Roberto Maggiani e la solita Anna Maria che ha detto pochissimo delle sue opere, ma tradotto in lingua tedesca, donandocele alcune poesie, ad esempio di Simonetta Bumbi che si è commossa alle lacrime. Cristina Bove è stata presente in video ed audio grazie al collegamento via Skype ed ha seguito e partecipato per tutto il pomeriggio.

Altri amici presenti con i loro testi? In ordine di apparizione: Antonio Fadda, Lorenzo Poggi, Manuel Cohen, Orlando Andreucci, Rosaria Di Donato, Roberto Maggiani, Annamaria Ferramosca, Paolo Valenti (venuto dalla Francia), Cinzia Marulli Ramadori, Francesca Ricci (la nostra ‘cheffa’, con il suo instancabile impegno per l’AISMAC, Associazione Italiana Siringomielia e Arnold Chiari).
Foto di Spartaco Coletta. Collegamento skype: Lorenzo Antonetti Clarucci; al suono: Daniele Passagrilli

E si continua, sempre seguendo la rotta segnata dalla nostra minuta ma appassionante nocchiera. Brava Anna Maria, grazie. Viva il Pentatonic. Ad maiora.