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Di scuola e di maestra

Ero là, col fiocco blu, il grembiulino bianco di bianco, cucito dalla mamma; nella foto io sono la terza alla sinistra della maestra.


Guardo sorridendo la mia maestra, la maestra Laura, che aveva gli occhi verdi, i capelli neri e la carnagione rosea, sorrideva sempre e indossava sempre, anche lei, un grembiule, nero, di rasatello lucido, che esaltava la sua figura alta, snella, proporzionata.
Di lei ricordo anche la voce, di lei mi piaceva tutto.
E mi piaceva la sua scuola.
Il voto? a volte una V maiuscola che significava “visto”.
Altre volte un avverbio: bene, benino …
O anche un voto, a numero.

Nulla, tuttavia, contava più della voce della Maestra. Il suo tono trasmetteva tutta una gamma di messaggi molto più intensi del significante, della parola stessa.
E le sue mani, che a volte raddrizzavano un fiocco, altre volte guidavano le nostre mani piccole e impacciate oppure indirizzavano, descrivevano, indicavano.
La scuola è relazione, è messaggio. Sono segni, quelli della scuola, che incidono e segnano in modo permanente.
Certo questo è il suo bello, ma anche il non bello.
Quel periodo, quel solo anno con la maestra Laura fu bello e ancora lo è.

La festa è Natale

Profumo di ginepro a Natale

Natale : venivano i nonni e papà si procurava un grande ramo di ginepro che diventava l’albero da decorare con palle colorate di vetro e piccoli oggetti di cioccolato rivestiti di carta stagnola che si potevano mangiare solo quando si disfaceva l’albero.
Qualche giorno prima di Natale, a volte, si partiva in treno per andare alla Upim di via Nazionale, a Roma, ad acquistare qualche filo d’argento e d’oro o le luci e altri decori in più per rinnovare l’addobbo dell’albero che sceglievamo fosse il ginepro anche perché profumava la casa con le sue resine che, accendendo il caminetto, odoravano di bosco ancora di più.
Era questo il Natale.
A Natale si pranzava coi nonni, si cucinava in casa tutti insieme: tortellini in brodo, faraona e strudel di mele erano obbligatori.
C’era anche una bellissima insalata russa, fatta con tante verdure tagliate a dadini tutti uguali, senza le stupide patate che la rendono farinosa e con i sottaceto parsimoniosamente distribuiti, era ovviamente amalgamata con la maionese. Anche la maionese era fatta in casa montando i tuorli delle uova, delle nostre galline, e facendo cadere a filo l’olio. L’insalata russa era di rigore. (Adesso qualche chef snob considera l’insalata russa roba passatista e magari ti ammannisce ceci e aringa 🙁 , che disgusto, ma si vede che non sa farla come si deve).
A Natale succedevano le solite cose: la carta stellata per il presepio, l’attesa, la letterina sotto il piatto di papà, la poesia mandata a memoria con l’aiuto di mamma. Ma soprattutto l’attesa che ci faceva sognare i regali.
Beh dico che sono stata fortunata.
Nessuno mi trascinava nei centri commerciali, nessuno mi ha imposto gli sci, nessuno mi ha obbligato a credere in quel panzone di babbo natale.
Scrivevamo cartoline di auguri, lo zio Sisto mandava un panettone da Milano e la festa era Natale e basta.
Le festività? I viaggi? Boh.
A Capodanno erano lasagne (verdi, fatte in casa, alla bolognese) e spumante. Avevo 5 anni quando ne rubai una coppa piena di nascosto e finii a letto prima di mezzanotte protestando disperata e mezza brilla: voglio ancora spumante.
Sono stata davvero fortunata.
Ho avuto feste normali, feste per cui bastava un paio di calzettoni nuovi, di solito con disegni scozzesi, come porta fortuna per inaugurare l’Anno Nuovo.
E dopo tutti a nanna.

Adriatico e infanzia

paste, pizze, crescentine!”

MARE Wp

le mani col sapore del mare

Per caso qualcuno dei miei amici vintage ricorda questa voce che veniva lanciata sulle spiagge dell’estate adriatica da venditori o venditrici, vestiti di bianchissima divisa, con altrettanto bianchi cuffia o cappello e scarpe di tela, lindi e vigili ai richiami di noi ragazzini imbrancati a far castelli col secchiello e paletta?

I venditori delle sospiratissime leccornie imbracciavano, a mo’ di sporta, una grande scatola rettangolare di legno verniciato di bianco. Era lo scrigno delle nostre delizie e si apriva con due sportelli finestrati a vetro da dove si potevano scorgere e, se la indulgenza materna lo concedeva, addirittura scegliere non solo paste, pizze e crescentine, ma anche degli spiedini di frutta fatta a pezzi e ricoperta di zucchero caramellato oppure i bastoncini di zucchero filato alla fragola o alla menta e colorati di rosa o di verde.

Il profumo della mia infanzia al mare è anche in quel desiderio, non sempre esaudito, eppure ogni giorno restituito, di veder aprire quella scatola imbracciata dalla signora avvolta dal candore, abbagliante di pulizia, del grembiule e del cappello, del pezzetto di carta in cui (“ma ti sei andata a lavare le mani?”) era avvolto il bastoncino di zucchero, e solo molto più raramente lo spiedino di uva caramellata per essere porto alle mani pulite sì, ma ancora salate di mare, profumate di mare.

Una donna passava e gridava: “paste, pizze, crescentine!”

Un passato diverso

Quell’ieri sudato


Invece voi  siete cresciuti
giocando nei parchi di ville
romane, tra pini e bisbigli
e blandi o allarmanti consigli:
(se sudi ti viene la febbre!
oddio le infezioni!)
E ginocchia graffiate curate a cerotti
voi, poco rissosi marmocchi,
che calci sgambetti e cazzotti
ignari evitaste
né cocci taglienti né sterpi
né inciampi tra fanghi
irridescenti avete provato
e nemmeno quei tagli
curati, per dire, tra sputi e saliva!
(Dove faccio pipì che mi scappa!)

E i calzettoni e le scarpe assortiti
ai cappottini e ai vestiti
fatti nuovi per voi
ma per noi rivoltati
dal paltò di papà.

Ma come la vita correva
giuliva e affannata gioiva
per noi scalmanati
tra campi, tra prati spinosi
e i cantieri di case delle ricostruzioni
del dopoguerra, tra rottami e la fossa
bianca di calce, e le corse e baruffe
e le conte e le piccole risse.

No, non certo per voi…
così ben badati, curati e
disinfettati. E pettinati
con la lucida riga diritta
(perfino la maestra in soggezione
piano piano vi, casomai,
passava la giusta lezione
e del problema? la soluzione.)

[(Questo era il passato)!]