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Ancora sul mio no a Gomorra

tv-ragazzi-1Leggo sempre con interesse opinioni diverse dalle mie; specialmente quando stimo chi scrive. Tuttavia la mia formazione e la mia esperienza di lavoro mi portano inevitabilmente a considerare non solo l’eventuale valenza artistica di una visione proposta dalla decima musa o dai suoi derivati, ma l’impatto, l’effetto, le conseguenze e la possibile influenza di qualunque tipo di comunicazione, ed in particolare della comunicazione di massa. Non sono qui ad esprimere una nostalgia piagnucolosa di film come i capolavori di Frank Capra o della tv degli anni cinquanta o sessanta (nonostante siano indubbiamente indimenticabili sia alcune trasmissioni del sabato sera, sia gli spettacoli Dario Fo, sia gli sceneggiati tratti da opere letterarie, sia alcuni grandi giornalisti come Soldati, Zatterin, Biagi, Zavoli e così via).
Ben vengano, invece, proposte nuove, giovani, interessanti che si avvalgano di tecnologie raffinate oltre che di idee di rottura e creative.
Come persona che ha assistito alle prime trasmissioni tv, ma soprattutto e anche come insegnante, ho visto via via crescere la potenza e gli effetti dei media sulla formazione e l’educazione dei ragazzi e decrescere, invece, quelli della cultura famigliare, e perfino di quella sociale. Ma questo è ovvio e perfino banale, visto che che oggi le famiglie e le fasce d’età genitoriali sono tutte composte di persone nate e cresciute sotto il segno della televisione e dei suoi messaggi. Non è una realtà su cui si possa sorvolare.
Il mezzo mediatico è potente, e condiziona anche gli adulti, non solo i ragazzi.
Quanto sopra mi porta sempre a riflettere su ogni tipo di comunicazione di massa, da quelle dei talk politici e non, alle fiction fino alla stessa pubblicità.
Nessuno di noi è immune, ma certamente un eventuale bambino come anche una persona adolescente e in formazione, e lo dicono anche alcuni psicologi, riceve un impatto molto invasivo che può essere positivo (potenzialmente) ma sovente è negativo o addirittura fuorviante.
Dunque anche se uno spettacolo risulta affascinante o pregevole dal punto di vista artistico (e vorrei vedere, visto l’investimento che se ne fa e il ritorno che ci si attente) a me non pare che questo sia un metro sufficiente a considerarlo in modo favorevole e per approvarlo. E anche se noi fossimo un filtro potente e assoluto oltre che formativo siamo tenuti a sapere che i nostri bambini e ragazzi vivono in una società di relazioni in cui non tutti ricevono la loro stessa formazione.
Il fenomeno del bullismo, ad esempio, non è praticato da una ragazza o un ragazzo educati e seguiti come noi tutti vorremmo, ma probabilmente da quelli che vivono con persone che li lasciano in balia della tv o
, come mi raccontava un mio studente, da papà che si spalmano sul  divano e dicono “famose ‘na canna insieme”. Giovanilista da immaturo a vita. A ragazzi così un “eroe” di Gomorra che effetto farà? Forse di ripugnanza, forse no. E la “realtà” proposta dalla fiction è principalmente questa: la rincorsa del denaro comunque, l’anestesia del pensiero dovunque.
Potremmo anche obiettare che i ragazzi passano più tempo su web che davanti alla tv; ma proprio su web i video della tv e non solo quelli sono sempre a disposizione.
Tornando alla riflessione su come si valuta un fenomeno artistico, essa ha riguardato in passato opere che oggi troviamo nei libri (per chi legge) o nei musei (per chi li visiti). Ma attualmente la comunicazione, non percorre prevalentemente quei luoghi e strade, dunque se io rifletto se una visione sia utile, bella, interessante, piacevole o quello che si vuole, non posso solo dire che mi piace o non mi piace.
Potrei ironicamente dire che, molti secoli or sono sono piaciuti anche i gladiatori alle prese con le belve, ma non entravano nelle case. Questo non significa che si possa generalizzare, ma dobbiamo ammettere che oggi la pervasività di messaggi penetranti è totale o quasi. Quando si mette in scena il dominio del male violento e dominante  che escluda ogni altra forma di relazione sociale sarebbe bene fermarci a riflettere.
Perfino Renzo Arbore afferma (lo ha fatto ieri sera) ha confermato che considera profetica e anticipatrice la canzoncina in cui canta :
tu nella vita
comandi fino a quando
ci hai stretto in mano
il tuo telecomando
e dice una cosa indiscutibile, ma niente affatto leggera. La tv comanda sui nostri orientamenti, sui pensieri, sui modelli di vita e perciò la nostra scelta è fondamentale; ma le personalità giovani e inesperte non sempre possono scegliere per il meglio i loro modelli.
Del resto, ribadisco, nel mio post precedente avevo scritto: vorrei esprimere il mio parere solamente come lettrice e studiosa di letteratura che ha insegnato nelle scuole a ragazzi adolescenti”: solamente.
A volte l’esperienza empirica su numeri più vasti della nostra realtà domestica induce, costringe, aiuta a riflettere.

Dico no a “Gomorra”

gomorrah_episode_209_800x450-620x340Un post su questo fenomeno tra letterario e mediatico dovrebbe essere abbastanza ampio e solido da argomentare su una serie di punti pesanti e seri. Ma lo scopo di un post è  comunicare e cercherò dunque, in questo tempo di distrazioni e frettolose letture, di dire almeno l’essenziale premettendo che proprio per questa ragione vorrei esprimere il mio parere solamente come lettrice e studiosa di letteratura che ha insegnato nelle scuole a ragazzi adolescenti.

La premessa è già troppo lunga.
Ho avuto tra le mani il libro di Saviano, prestato un’amica, e ho provato a leggerlo, ma non me ne era piaciuto lo stile e non mi interessava l’argomento per cui lo ho abbandonato.
Poi #Gomorra è diventato una serie televisiva, ad episodi, di cui si sono prodotte, con grande successo e risonanza ben tre serie. Ho dunque provato a vederne un paio di episodi ed trovato la visione affascinante in un modo sinistro. I personaggi non possono non attirare l’attenzione, man mano che la trama (ma quale trama poi?) si sviluppa essi sono scolpiti e proposti come una sorte di archetipi del male. La dinamica secondo cui si muovono ha due binari fondamentali ed ambedue sono profondamente immorali: il denaro (ottenuto con il controllo dello spaccio di droghe) e gli omicidi ( progettati ed eseguiti per mantenere quel controllo).
Tutto il resto è strumentale e tutti i personaggi ruotano intorno a questo nucleo orribile. I personaggi principali si contendono il denaro e il controllo dello spaccio e uccidono o fanno uccidere per lo stesso. Non c’è altro.
Lo schema narrativo non deve, in letteratura, prevedere necessariamente un antieroe a cui si contrapponga un eroe;  ci possono essere opere senza trama e senza finale (come ha scritto un grande) oppure ci possono essere opere in cui tutti i personaggi ruotano intorno a drammi profondi, esistenziali e senza soluzione né “redenzione”. Appunto. Ma chi legge ha solitamente la possibilità di, almeno, immaginare un mondo diverso o di percepire che sta confrontandosi con una dimensione estranea, assurda, straniante oltre la quale esistono, tuttavia, altri mondi, altri pensieri, altri sentimenti altri uomini e donne con cui si possa immaginare e costruire un mondo pulito.
Non è necessario che gli autori ci raccontino la favola bella che ieri c’illuse che oggi m’illude, ci sono straordinarie opere che terminano con la disperazione, il suicidio, la morte, l’annientamento, il disamore, l’amarezza più estranianti; ma non conosco opere che radano al suolo la speranza seminandovi sopra il sale della sterilità.
Gomorra, invece, è proprio quel sale amaro della sterilità.
Non mi si venga a dire che siccome i personaggi principali subiscono, a loro volta, la morte violenta questo significa che sono puniti.
Quelle morti, e sono tante, continue, ostentate ossessivamente sono solo l’opera di di altri protagonisti ancora più violenti, più spietati, più avidi.
E non ci sono perciò altre nemesi di quelle dei vincitori, gli assassini più astuti e, direi, sacrileghi nei confronti di qualunque valore della vita.
E non ci sono altre voci che quel grugnire in uno slang che che ha il fascino del male, proprio per una sorta di brutale ed efferata pseudomitologia  dominante che vincitori e vinti esercitano.
I protagonisti di Gomorra, uomini o donne che siano appaiono come una genia di macro-bulli che dominano altri bulli. È vero, i nostri adolescenti ormai sembrano subire una sorta di anestesia alla brutalità, alla superficialità ed anche alle dinamiche violente estreme che si esprimono perfino nelle pubblicità, per tacere dei games.
Ma non è vero che ne escano purificati, ne escono con gli animi pieni di lividi.
Non sono qui a invocare, nel deserto, il romanzo rosa o il lieto fine, il romanzo umoristico o la vita dei santi.

Ma penso che la quella celebrazione del male, declinato in ben più di cinquanta sfumature di violenza, sia un ulteriore danno ai nostri giovani.
Non una voce si alza a dire che uccidere è male, non un dito indica una strada diversa.
Questo è il male assoluto, secondo me, di Gomorra.
Questo vanifica anche i pochi eroi veri e non da fiction, pochi è vero, ma ci sono, che nella quotidianità della nostra vita reale combattono il mostro e ci lasciano, loro si, il sangue di brave persone.