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Problemino: I manager d’oro falliscono gratis?

Problemino semplice e veloce:
Un manager o un dirigente (pubblico) guadagna circa un 1.000.000/1.200.000 annui.
Calcolando che un lavoratore, laureato o non, ne guadagna circa 10.000/12000, quanti lavoratori devono sommare il loro lavoro e le loro paghe per formare la somma guadagnata dal manager?
Rispondere inoltre alla seguente domanda: come si può fare per far lavorare il manager senza far fallire le imprese, senza svenderle, senza delocalizzarle incolpando del fallimento “il costo del lavoro” dei dipendenti e non del suo?

Italia: qual è il voto utile?

Alla luce di quanto accade è diventato necessario difendere l’ovvio, ossia il principio della libera scelta di ciascun cittadino italiano sul come e per chi esprimere il proprio voto.
Il diritto di voto implica infatti che esso sia liberamente espresso, e che libero sia anche il modo e il come  con cui ciascuno matura la propria scelta. È infatti importante che il voto sia il risultato di un processo mentale, logico ed anche culturale personale o maturato in discussioni libere: accese o pensose.

Non è democratico, né moderato, né civico tentare di inficiare e frustrare una scelta di cittadini mediante una propaganda suggestiva e violenta che vorrebbe valutarne l’utilità o l’inutilità a prescindere, o peggio sulla scia del bombardamento dei sondaggi.

Il sondaggio è un’arma a doppio taglio, ma entrambe le sue lame sono a favore di chi può esercitare un potere sia politico sia mediatico. In realtà se da un lato il sondaggismo fornisce informazioni, dall’altro lato suborna e influenza le scelte successive al ricevimento dell’informazione medesima.

Per scegliere in coscienza e recuperando un margine ancora possibile di libertà individuale e civile sappiamo tutti che è necessario informarsi su programmi e non ascoltare, se possibile, gli slogan.

Non è facile, ma è una strada più chiara e pulita delle altre.

ELEZIONI: CON IL NASO STAPPATO

Credo che sia arrivato il momento di stapparsi il naso. La metafora potrebbe essere stagionale, in realtà è una banale risposta esasperata a quello che ci stanno chiedendo da quasi tutti i balconi elettorali aperti sulle nostre piazze telematiche, reali o televisive.
Due sono i ragionamenti sensati che ci vengono quotidianamente ammanniti.
Il primo :
votate le liste che rappresentano grosse formazioni altrimenti disperdete i voti
Il secondo
“anche se non siete d’accordo votate il meno peggio per fermare i pessimi, gli impresentabili e le canaglie”
In realtà c’è un altro ragionamento bisbigliato sommessamente, ma non con minore ostinazione:
“non alziamo i toni, non rechiamo danno al clima delle discussioni, siamo equilibrati”
Pare tutto vero, tutto giusto: ma lo è davvero?
In realtà tutti sappiamo che sono circa quarant’anni che, sulla suggestione della frase di I.Montanelli “Turiamoci il naso e votiamo DC” si continua a saltellare sui carboni ardenti e puzzolenti scegliendo male e votando con poca o nessuna convinzione, quando non con disgusto, liste che non ci convincono. E lo si fa, sempre da circa quarant’anni, proprio per le stesse ragioni: non disperdere voti, non favorire tizio o caio, non facilitare i pessimi o le canaglie e anche per non esasperare i toni della lotta politica (che comunque ormai appare piuttosto mummificata e liturgicamente ripetitiva).
Personalmente trovo tutto questo molto deprimente e deludente.
È vero quello che dicono gli esperti: gli italiani sono indecisi; ma se sono indecisa su chi votare sono ultradecisa a non ascoltare il canto delle sirene del bon ton, dell’opportunismo e nemmeno quelle del buon senso che suggerisce di turarsi il naso.
È accaduto che si siano impadroniti della scena politica canaglie e farabutti? Ovviamente non li voterò, ma non voterò nemmeno persone che a mio modesto avviso (anche non vale un centesimo) appaiono  inadeguate, contraddittorie, illogiche, impreparate o, peggio, ruffiani e doppio-triplogiochisti.
Penso infatti che il voto se e quando non può decidere o spostare equilibri possa almeno servire a mandare segnali.
E non è detto che questi segnali debbano raccoglierli solo degli opportunisti.
Pertanto seguirò il mio personale buon senso e la mia coscienza e voterò come mi pare.
Lo dico per tempo. Voterò col naso ben stappato e con l’anima felice e tranquilla, voterò dopo averci ben pensato e mandando dove devono andare i soloni della politica e dei bilancini.
L’attuale diffusa canaglieria e la logica del liberismo strozzino non l’hanno le lavoratrici e i lavoratori che sono persone perbene.
Per cui lor signori si tappino pure quel che vogliono, e si votino da soli.
C’è ancora tempo sufficiente per capire.

Non è il momento di sbagliare per conto altrui. E nell’urna metterò quel che mi parrà giusto. Posso dire di no, anche da sola. Ma non è detto che sia sola.

Essere seminatori di giustizia

Il seminatore – Vincent van Gogh

A chi ci esorta a muoverci, ad impegnarci, a svegliarci e mobilitarci “per venirne fuori, per una mobilitazione vera di tutto il paese, una presa di coscienza personale e sociale” (F.Centofanti) si risponde sovente dubitando che gli italiani siano in grado di farlo tutti d’accordo oppure che  la coscienza è compromessa, offuscata e soffocata, che non tutti sono giusti e che prevale la coscienza degli ingiusti narcotizzata dall’egoismo e dai discorsi di convenienza.
Purtroppo i dubbi sono legittimi.
Sappiamo tuttavia la quantità dei giusti non è determinante, sappiamo che il lievito che si mette nella farina è una piccola quantità e sappiamo che un granello di senape diventa un albero altissimo. Insomma sappiamo anche che la massa spesso delira innamorandosi, incosciente ma consenziente, di un dittatore (anche il più bieco), sappiamo che il grido di condanna si leva dalla folla. Perché dunque pensiamo sia indispensabile essere tutti o tantissimi? Sappiamo anche che la luce, pure la piccola luce di una fiaccola, si deve collocare in evidenza e non in un luogo nascosto. Insomma uno prova e inizia, due o più si impegnano insieme, e poi si semina: il raccolto arriverà.
Già, se solo avessimo fede.
Ma possibile che si sia diventati tutti diventati conservatori, pessimisti, conformisti? Che auto-tradimento è questo?