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Merito_crazia

Fortunello

Merito, meritevole, meritato? Meritocrazia.
Si sciacquano il cavo orale e si propongono come saggi riformatori, tra costoro tale Di Maio, alias un incrocio tra Gastone Paperone e Mister Bean (ma non simpatico), affermando al Meeting che “i giovani devono essere pagati per formazione e merito”.
Il problema, per la mia coscienza di persona democratica, è solo che questo “merito” di cui si parla e straparla, non è una unità di misura scientifica come il metro, il litro, il chilometro o i drammatici kilowattora sempre più minacciosi.
Il merito è infatti una misura che dipende da una valutazione di un superiore su un dipendente, che si vorrebbe far credere oggettivo, ma che varia in funzione e secondo l’opinione di quello che un “Superiore Giudicante”, pensa su qualcuno che dipende da lui.
Tutti siamo d’accordo che c’è chi lavora molto, chi si impegna meno, chi è più veloce nel risolvere un problema e così via.
Ma da questi elementi non discende direttamente e logicamente una verità. Dovrebbero invece discendere, ad esempio, riflessioni, strategie, opportunità, confronto con il giudicato.
Il valore di una persona, di un essere umano è di per sé sacro e garantito da diritti sociali nati con la civiltà e faticosamente riconosciuti. Quello stesso valore è tuttavia correlato, almeno, a tutta una serie di opportunità e condizioni in cui una persona si trova a nascere e vivere o da cui è formato.
Se tutti nascessimo (ma qui dico una cosa superflua) figli di casa reale e allevati conseguentemente non dovremmo dimostrare un bel niente. E ci sono illustri cretini che hanno governato nazioni.
Ma siccome la nascita non garantisce eguaglianza sembrerebbe lecito contestare questa idolatria del merito non in sé, ma come unica unità di misura di un essere umano che si inserisce o tenta di crescere nel mondo del lavoro.
Concludendo: Gastone paperone Giggino la finisca. Dovrebbe baciar per terra e dileguarsi pudicamente. E non da solo.

Dipendenti dalla movida

bevande_alcoliche_movidaE lo chiamano diritto di divertirsi.
Sono #movida, irresponsabilità e #sballo le sirene dei ragazzi.
Dobbiamo aver il coraggio di vederci chiaro e ammetterlo.
Il modello di divertimento o passatempo in cui gran parte dei giovani ragazzi sono stati ormai irretiti è quello della nottata fatta di discoteca, movida, alcol e sostanze, a volte tutt’insieme: rave party.
Secondo me è una vera e propria pesante dipendenza: complessa, ottundente, pericolosa ma proprio in quanto tale irrinunciabile.
E si continua. Anche se sempre più sovente accade che finisca in violenza, stupro o incidente stradale si continua, si cerca, si invoca addirittura come un diritto.
Dobbiamo anche ammettere che una enorme fetta di genitori di adolescenti e giovani ormai non sanno più essere né educatori né guida per i ragazzi: troppa fatica essere impopolari. Eppure è indispensabile saperlo essere.
Amen.
Non se ne esce. Personalmente spero nei pochi che vedo come nuovi genitori. Ma il ruolo è stato smantellato, i genitori fanno fatica a diventare adulti essi stessi.
Quel ruolo ad oggi è reso ridicolo, i genitori non figliano, figlieggiano: imitano gli adolescenti invece di educarli di tenerli a bada, di stabilire regole.
Ed è evidente no? L’interesse delle lobby dello spaccio, della malavita e in finale del liberismo è che i giovani si riconoscano in modelli fasulli, ma docili alle tendenze.
Già da qualche anno diciamo che a #scuola diventati i sindacalisti dei loro figli e non è una battuta.
Se a scuola sono sindacalisti nella vita quotidiana sono promoter di una pseudo vita irresponsabile.
Sta andando malissimo.
Qualche settimana fa sono morti in casa due ragazzini che avevano assunto droga e, pur sentendosi male, non hanno nemmeno chiesto aiuto alla famiglia. E mi sono chiesta: ma come, un ragazzino ti rientra di notte a casa e tu non sai nemmeno a che ora, come sta, se è andato tutto bene? Dormi?
Ecco il diritto alla felicità cosa diventa: sonno, relax, la propria vita, ciascuno la sua. E il covid19 è solo la tragica cartina tornasole.
A ciascuno il suo, ma perdiamo tutti.

Giovani con & senza

dsc_5887_p_52189446#giovani 
A memoria non ricordo un periodo, e non mi riferisco solo al secolo più recente, in cui si siano create aspettative così lusinghiere e cure così pressanti verso ragazzi. Ovviamente mi riferisco alla media.
a) Nascono solitamente per scelta precisa e programmata
b) Sono nutriti in modo scientificamente dosato e selezionato
c) Sono sottoposti a cure, vaccini, regimi alimentari rigorosamente prescritti da specialisti
d) per loro si attivano squadre di psicologi ed equipe di educatori che ad ogni minimo segnale di noia, insofferenza, distrazione, irritazione accorrono con terapie e pratiche di sostegno
e) hanno a disposizione non solo genitori (di solito almeno uno) ma plotoni di nonni adibiti acca_ventiquattro al loro accudimento
f) hanno a disposizione ogni sport: dal nuoto al tiro con l’arco, dalla danza al calcio
g) le tecnologie, i media, il web si occupano di loro quasi (e sottolineo quasi) di più che di gatti, cucciolame vario, iguane e serpenti da compagnia
Dunque sembrerebbero destinati a un luminoso e vincente futuro.
MA
Non appena si affacciano alla vita attiva e tentano di diventare autonomi adulti autosufficienti ecco che scattano meccanismi violenti di esclusione, di selezione, di precarizzazione camuffati dalla parola #MERITO.
E diventano a loro volta strumenti perfetti, ma frustrati, di un #liberismo soffocante e vincitore anche grazie all’arma della meritocrazia e del conformismo negligente degli adulti che sovente non trovano per loro altra consolazione o soluzione che risucchiarli in famiglia spegnendone, in tal modo, ogni spirito di cambiamento connaturato nei giovani e ogni volontà di reale progresso.

Il Mercato, Imperatore nudo

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Ci sono due o tre ritornelli ossessivamente ripetuti dai cosiddetti esperti, giornalisti accreditati al saper tutto e opinionisti politici quattro stagioni.
Il primo dice:
“Il Mercato chiede nuovi tipi di lavoro, scordatevi le vecchie garanzie”
Il secondo dice:
“Sono gli effetti inevitabili della Globalizzazione
Il terzo, più spelacchiato dei primi due invece afferma:
“ Stiamo uscendo dalla crisi, non si può tornare indietro”.
Dimenticavo il quarto, anche perché forse è meno assoluto e più qualunquista, ma lo detesto con particolare fervore, che dichiara:
“Le ideologie sono morte, non c’è più ragione di parlare di destra e sinistra

Si potrebbe ribattere con numerose argomentazioni a tutt’e quattro.
Ma  qualunque individuo cittadino, fosse pure analfabeta e questa è una condizione molto più comune di quanto si creda, può vedere da sé l’illogica falsità che contengono.
Tuttavia, per amor di dialogo, vorrei condividere una banale riflessione o meglio una obiezione mutuata dalla frase che un’anima candida di ragazzino, scevro da servilismo e paure reverenziali, pronuncia nella famosa favola di H.C.Andersen I vestiti nuovi dell’Imperatore: “Non ha niente addosso!” ovvero, “L’Imperatore è nudo!” (seguono perplessità e risate).

I Re e gli Imperatori, che reggono oggi la nostra vita e il destino nel futuro ossia il Mercato e la Globalizzazione di cui sopra non sono, come vogliono farci credere, inviolabili despoti sacri e assoluti creati da alieni pericolosi sbarcati da una galassia ostile: sono il prodotto di scelte economiche e politiche e così via fatte da persone umane come noi (con stomaco, intestino, naso, occhi, mani e piedi e tutto l’ambaradàn) diverse solo perché (certamente non è poco) infinitamente potenti e proterve. Nel corso della Storia, che non si studia più e infatti nelle scuole sembra diventata materia secondaria, ancillare, meno importante di tutte le altre, sono cadute teste di Re, sono vacillati drammaticamente e infine caduti Imperi estesi almeno quanto quello odierno.
Inoltre è palesemente falso che si sia usciti dalla crisi come dimostra il fatto che siamo sempre più poveri e circondati da miseria, sempre più assaliti da paure per il futuro e sempre più rassegnati a rinunciare al welfare, al lavoro, alla sicurezza.
Se gli italiani, infine, non sono più interessati alla differenza tra destra e sinistra è solo perché sono palesemente più anestetizzati, rincoglioniti e passivi e sono troppi i giovani che hanno perso ogni spinta sia verso la costruzione di futuro sia anche verso la stima di se stessi e la propria dignità.
Ma provate a togliere ai suddetti le paghette delle le zie provvide, l’assistenza di genitori quattro stagioni o di nonni interventisti, togliete anche i w/e da sballo o il regalo dell’ultimo smartphone e ci si accorgerebbe che c’è molto bisogno di autentica e vivace sinistra.

A conferma del triste quadro cito solo una sconsolante battuta pronunciata da un giovane precario spettatore del concertone del primo maggio di questo 2018:

Noi non chiediamo di avere le condizioni dei nostri genitori: lavoro sicuro, welfare, pensione e tutele, noi chiediamo un minimo di dignità. –
A questo confuso e melanconico giovane, clonato sull’autentico modello del come ci vuole l’Imperatore, dovremmo rispondere :
Ma tu, ragazzo mio, e pensi davvero che rinunciando a sicurezza e welfare esista dignità? Pensi che umiliarsi aiuti a vivere come donne e uomini “degni” di proporsi al mondo e di rispettare se stessi? Pensi che autocommiserarsi sia utile compenso?
Ti sei perso qualcosa, anzi hai già perso tutto. Torna alla Storia, torna alla ragione. Torna a lottare per i diritti essenziali -.
(Ma prevedo che mi guarderebbe scocciatissimo, forse aprendosi una birretta).