Archivi tag: giornalismo

Ancor man?

Accendi la tv?

ABSTRACT - di Francesco Maggi NadageminiEd ecco Paolo Mieli
o Augusto Minzolini
con Feltri sta tra i piedi
a franger palloncini.

Italia mia benchè
tu sia scipita alquanto
meritavi alcunchè
o questo allappamento?

ELEZIONI: CON IL NASO STAPPATO

Credo che sia arrivato il momento di stapparsi il naso. La metafora potrebbe essere stagionale, in realtà è una banale risposta esasperata a quello che ci stanno chiedendo da quasi tutti i balconi elettorali aperti sulle nostre piazze telematiche, reali o televisive.
Due sono i ragionamenti sensati che ci vengono quotidianamente ammanniti.
Il primo :
votate le liste che rappresentano grosse formazioni altrimenti disperdete i voti
Il secondo
“anche se non siete d’accordo votate il meno peggio per fermare i pessimi, gli impresentabili e le canaglie”
In realtà c’è un altro ragionamento bisbigliato sommessamente, ma non con minore ostinazione:
“non alziamo i toni, non rechiamo danno al clima delle discussioni, siamo equilibrati”
Pare tutto vero, tutto giusto: ma lo è davvero?
In realtà tutti sappiamo che sono circa quarant’anni che, sulla suggestione della frase di I.Montanelli “Turiamoci il naso e votiamo DC” si continua a saltellare sui carboni ardenti e puzzolenti scegliendo male e votando con poca o nessuna convinzione, quando non con disgusto, liste che non ci convincono. E lo si fa, sempre da circa quarant’anni, proprio per le stesse ragioni: non disperdere voti, non favorire tizio o caio, non facilitare i pessimi o le canaglie e anche per non esasperare i toni della lotta politica (che comunque ormai appare piuttosto mummificata e liturgicamente ripetitiva).
Personalmente trovo tutto questo molto deprimente e deludente.
È vero quello che dicono gli esperti: gli italiani sono indecisi; ma se sono indecisa su chi votare sono ultradecisa a non ascoltare il canto delle sirene del bon ton, dell’opportunismo e nemmeno quelle del buon senso che suggerisce di turarsi il naso.
È accaduto che si siano impadroniti della scena politica canaglie e farabutti? Ovviamente non li voterò, ma non voterò nemmeno persone che a mio modesto avviso (anche non vale un centesimo) appaiono  inadeguate, contraddittorie, illogiche, impreparate o, peggio, ruffiani e doppio-triplogiochisti.
Penso infatti che il voto se e quando non può decidere o spostare equilibri possa almeno servire a mandare segnali.
E non è detto che questi segnali debbano raccoglierli solo degli opportunisti.
Pertanto seguirò il mio personale buon senso e la mia coscienza e voterò come mi pare.
Lo dico per tempo. Voterò col naso ben stappato e con l’anima felice e tranquilla, voterò dopo averci ben pensato e mandando dove devono andare i soloni della politica e dei bilancini.
L’attuale diffusa canaglieria e la logica del liberismo strozzino non l’hanno le lavoratrici e i lavoratori che sono persone perbene.
Per cui lor signori si tappino pure quel che vogliono, e si votino da soli.
C’è ancora tempo sufficiente per capire.

Non è il momento di sbagliare per conto altrui. E nell’urna metterò quel che mi parrà giusto. Posso dire di no, anche da sola. Ma non è detto che sia sola.

Unomattina e il verbo montiano secondo bocconi e ab_bocconi e via con lo slogan su vecchi e giovani

Il palinsesto televisivo non si smentisce nemmeno in piena fusione agostana. La rigida sequenza è pressoché liturgica: la mattina inizia con le pseudo-news che aperte dallo stilema “ilpremiermonti ha detto”, continua  con un dialogo tra un manipoletto di esperti, segue una rubrichetta di medicina dosata ed allarmante che ti aiuta ad anestetizzare la paura della crisi con quella del colesterolo o del neo o del calo ormonale e a seguire, ad libitum, vanno in scena consigli per gli acquisti al mercatino rionale, le ricette e le giulive preparazioni culinarie. Del pomeriggio-sera tacere è bello, anzi meglio. L’indomani si replica.In questa fiera di luoghi comuni passati al microonde si propone anche lo stand di Unomattina estate dove non mancano originali argomenti pensosi: oggi ad esempio si parlava degli under 40 precari e ipersfigati VS gli over 50 stabili e ipergarantiti.
Non se ne può più. Ma forse questa insofferenza riguarda il cervello e il fegato di chi pensa, e non il pubblico abituale di rai 1 o affini.
Fa dunque bene ilpremiermonti a snocciolare la sua giaculatoria a Rimini.
Fa bene perché è ragionevole approfittare dell’onda propizia (e lui ha appena lusingato un’area politica) per accendere una lumino sulla, secondo lui, possibile fine delle crisi.
Fa bene perché se è vero che “chi pecora si fa il lupo se la mangia” allora vale anche la proprietà reciproca “chi lupo è si mangia la pecora distratta.”
Fa bene perché non spetta a lui accendere il riflettore sulle vistosissime smagliature di un ragionamento, più patacca di un elogio del pedalino bucato tutto da scrivere, che sempre più abbocconi prendono sul serio.
La contrapposizione tra presunti giovani under 40 e presunti agiati over 50 è infatti smaccatamente strumentale alla voluta frantumazione della unione sociale che esisteva nel nostro paese e non solo.
La contrapposizione giovani vs vecchi è una sorta di pensiero dominante creato per disinnescare la solidarietà costituita da una virtuosa catena sociale e che in passato aveva ottenuto proprio gli stessi diritti che oggi ci sono negati.
Quella catena sociale era costituita, in qualche caso, anche dalla solita famiglia italiana, ma in altri casi da una consolidata tradizione culturale di fratellanza tra cittadini e si va spezzando anche chiudendo ospedali, tagliando posti di lavoro, erodendo cultura e sviluppo e non solamente allungando l’età pensionabile o potando l’albero del welfare.
Lo slogan sciorinato quest’oggi nel tendone del lunapark unomattina proclama che “i precari stanno pagando le pensioni a chi ha lavorato 40 anni ed adesso si gode da maiale pasciuto i suoi diritti garantiti”. Beh, davvero avvilente per chi ci crede.
Tuttavia si sta riuscendo, con la complicità di accademici, sociologi, economisti ecc a far passare per credibili dei semplicistici slogan cancellando, nel contempo, la nostra storia sociale.
Inutile dunque tentare di ricordare che i precari sono comunque nipoti o figli di chi li sostiene, con affetto e denaro, e che oggi ha ben poco da godere vedendo come sono trattati i suoi “giovani”.
Potremmo anche dire che le false vacanze e i cortile dei vergognosi di cui ha parlato Anna Lombroso nel Simplicissimus2 sono una realtà non solo per i precari.
Potremmo anche ricordare che i diritti sono sempre stati una conquista e mai una concessione o anche semplicemente documentare l’orda, (evidentemente anaffettiva e gaudente?) di nonni, a volte un po’ barcollanti, che impestano le strade di paesi e città con nipoti di tutte le età da accompagnare a scuola o al parco, per cui far la spesa e cucinare, da vestire-lavare-intrattenere, a cui comprare scarpe e videogiochi.
Ma chi ascolterebbe, e a che servirebbe di fronte agli argomenti di premiermonti o elsafornero?
Grandi giornalisti, accademici, pubblicisti e opinionisti hanno il megafono e forse non è azzardato immaginare che abbiano precise istruzioni.
Noi, al massimo, abbiamo nostri pensieri, sentimenti e parole che arrancano per difendere la nostra storia personale e quella della nostra Repubblica, nata dalla Resistenza (come si osava dire una volta) e nella quale la generazione degli adesso ottanta-novantenni, che lentamente si spegne, ha ricostruito il paese lavorando e non facendo le pratiche per false invalidità.
C’è rimasto appena solo il tempo per la domanda di riserva: quando anche tutti questi vecchi presunti agiati e agevolati saranno spenti, e non ci vorrà molto, vedremo finalmente lo spread azzerato, il merito premiato, i posti di lavoro disponibili? Signor premiermonti lei profetizza dall’alto del suo aplomb cipressino, non ci dica altro per favore. E non ci faccia lezione. Ci basta, e avanza, Rai 1.