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Governo: ovvero un Bignami dei Promessi Sposi

Questo governo Monti, in breve…

Prendete un governo prepotente e pomposo come questo, prendete un popolo angariato da norme e leggi sfornate quotidianamente, prendete tanti cittadini vicini alla disperazione, molti dei quali anche alla fame, prendete corruzione, prepotenze, ladrocini; prendete un clero disposto a lasciarsi corrompere e qualche religioso che sta dalla parte dei poveri e viene isolato e perseguitato, prendete anche dei dottori o avvocati che si vendono e dei giovani lavoratori che vorrebbero ma non possono sposarsi e metteteci intorno l’emergenza monnezza: cosa ne risulta?
La nostra società?
Sì, ma anche quella descritta nei Promessi Sposi.
NO, non stiamo bene per niente. E non siamo nemmeno originali, mister premierMonti.

Fornero Elsa, una paccata di ministro?

La ferrigna Fornero ben presto s’asciugò la lacrima d’esordio e iniziò a predicare massime moralistiche perfettamente allineate con il pensiero di “voi siete voi e io so’ io”; da lei abbiamo infatti appreso nuovi significati che hanno rivitalizzato i vecchi significanti.
Ad esempio licenziamento per motivi economici significa che  chi ti licenzia si salva, e modificare senza stravolgere equivale a zitti e mosca; non solo, ma dire sono dispiaciuta è la stessa cosa che dire
ma come ti permetti? Da Elsa abbiamo anche appreso che la politica è un intrattenimento televisivo e i politici sono incapaci, imbelli e ignoranti visto che, sostiene Fornero, “siamo stati chiamati noi tecnici perchè i politici non erano riusciti
Grazie, perciò Fornero che ci ammaestri e risolvi i nodi quotidiani.
Il tuo lessico è un’irta foresta di contorti labirinti chic-strafottenti citabili a caso:
scelte dure, ma eque
modifiche sì, stravolgimenti no
concordia ricercata, senza esasperazione
riforma seria, senza cedimenti
sull’articolo 18 non si cede.
Tra i lemmi ricorrenti “cedere” e “cedimenti”.
Eppure un cedimento l’ha avuto Fornero Elsa, provvisoriamente ministro. Quella paccata, non proprio elegante l’ha reso umana, quasi plebea dimostrando che anche il sussiego è volgare, nonostante tutto.
Paccata, ma lei lo sa perché a scuola era la prima della classe, vien da paccare (*), ossia “tastare palpare con particolare riferimento ai glutei. Apperò Elsa.
“Vogliono soldi? Dategli una paccata di brioche”.  E la storia insegna. 

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(*) cfr: Salvatore Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, vol XII. Ed Utet

Padri e figli: ci vogliono nemici? di Mariaserena

Difendere l’articolo 18 non avversa i giovani.

Vero: i giovani sono nella tagliola dei contratti atipici (progetto, partita-iva ecc) consenzienti, sciaguratamente, i sindacati.

Ma un male non deve cancellare conquiste civili.

Attenzione: servono obiettivi, non disgregazioni e conflitti.

Invece, ad arte, si sfasciano le componenti della società, si fomentano conflitti generazionali per fare padri e figli reciprocamente controparti, quindi schiavi.

Ennesima, perversa manipolazione; divide et impera anche tra padri e figli.

Ed accade che gli adulti abbiano paura dei figli, fino a non generarne più: costano!

Di contro i giovani usano e rigettano i genitori e anziani:pesano!

Trionfa capitalismo, trionfa!