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La festa è Natale

Profumo di ginepro a Natale

Natale : venivano i nonni e papà si procurava un grande ramo di ginepro che diventava l’albero da decorare con palle colorate di vetro e piccoli oggetti di cioccolato rivestiti di carta stagnola che si potevano mangiare solo quando si disfaceva l’albero.
Qualche giorno prima di Natale, a volte, si partiva in treno per andare alla Upim di via Nazionale, a Roma, ad acquistare qualche filo d’argento e d’oro o le luci e altri decori in più per rinnovare l’addobbo dell’albero che sceglievamo fosse il ginepro anche perché profumava la casa con le sue resine che, accendendo il caminetto, odoravano di bosco ancora di più.
Era questo il Natale.
A Natale si pranzava coi nonni, si cucinava in casa tutti insieme: tortellini in brodo, faraona e strudel di mele erano obbligatori.
C’era anche una bellissima insalata russa, fatta con tante verdure tagliate a dadini tutti uguali, senza le stupide patate che la rendono farinosa e con i sottaceto parsimoniosamente distribuiti, era ovviamente amalgamata con la maionese. Anche la maionese era fatta in casa montando i tuorli delle uova, delle nostre galline, e facendo cadere a filo l’olio. L’insalata russa era di rigore. (Adesso qualche chef snob considera l’insalata russa roba passatista e magari ti ammannisce ceci e aringa 🙁 , che disgusto, ma si vede che non sa farla come si deve).
A Natale succedevano le solite cose: la carta stellata per il presepio, l’attesa, la letterina sotto il piatto di papà, la poesia mandata a memoria con l’aiuto di mamma. Ma soprattutto l’attesa che ci faceva sognare i regali.
Beh dico che sono stata fortunata.
Nessuno mi trascinava nei centri commerciali, nessuno mi ha imposto gli sci, nessuno mi ha obbligato a credere in quel panzone di babbo natale.
Scrivevamo cartoline di auguri, lo zio Sisto mandava un panettone da Milano e la festa era Natale e basta.
Le festività? I viaggi? Boh.
A Capodanno erano lasagne (verdi, fatte in casa, alla bolognese) e spumante. Avevo 5 anni quando ne rubai una coppa piena di nascosto e finii a letto prima di mezzanotte protestando disperata e mezza brilla: voglio ancora spumante.
Sono stata davvero fortunata.
Ho avuto feste normali, feste per cui bastava un paio di calzettoni nuovi, di solito con disegni scozzesi, come porta fortuna per inaugurare l’Anno Nuovo.
E dopo tutti a nanna.

NOT(t)E di Natale

Ghiaccio a Natale

Ghiaccio a Natale

Se cerchiamo un senso al Natale, oggi,
se lo cerchiamo ancora,
dopo aver vissuto quest’anno ad occhi aperti,
se pensiamo che dovremmo frugare
tra tradizioni e novità
per vestire di luce quel giorno,
allora forse potremmo rinunciare
o sarebbe meglio essere bambini
per attendere che qualcuno
allestisca un natale per noi:
inconsapevoli o bramosi dei doni
da sbattere sul pavimento alla prima occasione.

Non elenchiamo,
scorrendo mese per mese,
quello che è accaduto:
le tracce ci sono, i segni sono tutti al loro posto
come le ferite, le parole,
anche troppe, sono state dette
e ripetute fino a farne violenza.

Luce e messaggio del Natale, oggi,
è lasciare che la speranza
non ci sfugga dalle dita del cuore.
Il messaggio lo abbiamo e possiamo ascoltarlo,
ma non siamo obbligati, (per fortuna) no?

E tolte le vesti, gli addobbi ed i cibi in eccesso;
tolte le corse, le prenotazioni,
le isterie alle file inevitabili
potrebbe essere ancora Natale.

Altrimenti è meglio fare come tanti,
(e fanno bene, ma sì):
il solito viaggio low cost
sul mar Rosso, da pagare a rate.
Ma sì, un altro debito
no, non può cambiare la situazione.
E per gli squali, sì
sarà ancora festa, almeno per loro.

Il Natale, a volerlo, viene.