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ELEZIONI: CON IL NASO STAPPATO

Credo che sia arrivato il momento di stapparsi il naso. La metafora potrebbe essere stagionale, in realtà è una banale risposta esasperata a quello che ci stanno chiedendo da quasi tutti i balconi elettorali aperti sulle nostre piazze telematiche, reali o televisive.
Due sono i ragionamenti sensati che ci vengono quotidianamente ammanniti.
Il primo :
votate le liste che rappresentano grosse formazioni altrimenti disperdete i voti
Il secondo
“anche se non siete d’accordo votate il meno peggio per fermare i pessimi, gli impresentabili e le canaglie”
In realtà c’è un altro ragionamento bisbigliato sommessamente, ma non con minore ostinazione:
“non alziamo i toni, non rechiamo danno al clima delle discussioni, siamo equilibrati”
Pare tutto vero, tutto giusto: ma lo è davvero?
In realtà tutti sappiamo che sono circa quarant’anni che, sulla suggestione della frase di I.Montanelli “Turiamoci il naso e votiamo DC” si continua a saltellare sui carboni ardenti e puzzolenti scegliendo male e votando con poca o nessuna convinzione, quando non con disgusto, liste che non ci convincono. E lo si fa, sempre da circa quarant’anni, proprio per le stesse ragioni: non disperdere voti, non favorire tizio o caio, non facilitare i pessimi o le canaglie e anche per non esasperare i toni della lotta politica (che comunque ormai appare piuttosto mummificata e liturgicamente ripetitiva).
Personalmente trovo tutto questo molto deprimente e deludente.
È vero quello che dicono gli esperti: gli italiani sono indecisi; ma se sono indecisa su chi votare sono ultradecisa a non ascoltare il canto delle sirene del bon ton, dell’opportunismo e nemmeno quelle del buon senso che suggerisce di turarsi il naso.
È accaduto che si siano impadroniti della scena politica canaglie e farabutti? Ovviamente non li voterò, ma non voterò nemmeno persone che a mio modesto avviso (anche non vale un centesimo) appaiono  inadeguate, contraddittorie, illogiche, impreparate o, peggio, ruffiani e doppio-triplogiochisti.
Penso infatti che il voto se e quando non può decidere o spostare equilibri possa almeno servire a mandare segnali.
E non è detto che questi segnali debbano raccoglierli solo degli opportunisti.
Pertanto seguirò il mio personale buon senso e la mia coscienza e voterò come mi pare.
Lo dico per tempo. Voterò col naso ben stappato e con l’anima felice e tranquilla, voterò dopo averci ben pensato e mandando dove devono andare i soloni della politica e dei bilancini.
L’attuale diffusa canaglieria e la logica del liberismo strozzino non l’hanno le lavoratrici e i lavoratori che sono persone perbene.
Per cui lor signori si tappino pure quel che vogliono, e si votino da soli.
C’è ancora tempo sufficiente per capire.

Non è il momento di sbagliare per conto altrui. E nell’urna metterò quel che mi parrà giusto. Posso dire di no, anche da sola. Ma non è detto che sia sola.