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La calunnia facile contro la scuola e gli #insegnanti

Non mi sorprendo per gli anatemi e addirittura gli insulti contro tutti gli #insegnanti di chi, senza vergogna né educazione, afferma che siano tutti vigliacchi o nullafacenti, che la #scuola sia in vacanza, che tutti i docenti non vogliano tornare in classe perché a casa stanno godendosela un mondo sul divano e hanno lo stipendio assicurato.

No, non mi sorprendo.

Gli ignoranti esistono, e sono sempre esistiti, per di più a volte si riproducono e figliano ma odiano i figli, e qualcosa devono pur dire per dimostrare che consumano l’ossigeno del pianeta anche loro. Sono volpi esaurite che s’aggirano in cerca di polli, e se non ne trovano cercano di sembrare leoni.Oppure, anche per giustificare l’accidia inveterata, mordono l’aria.
Però almeno una cosa deve esser detta in risposta:Egregi maleducati, se invidiate tanto la situazione di lavoro dei docenti e se la considerate privilegiata e protetta ma perché, avete scelto di fare un altro lavoro o nulla?
Perché non vi siete sudati un titolo di studio adeguato e poi fatto corsi e concorsi?
E’ una semplice informazione. volpe (1)
E dato che ci siamo, una cosa semplice semplice l’aggiungo, si studiava in prima media…(e oggi sta pure su web)

Personam tragicam forte vulpes viderat;
quam postquam huc illuc semel atque iterum verterat,
‘O quanta species’ inquit ‘cerebrum
non habet.’
Hoc illis dictum est quibus honorem et gloriam
Fortuna tribuit, sensum communem abstulit.

 

Il futuro merito degli insegnanti sarà Masterprof?

Pochi giorni or sono (credo sia stato lunedì scorso) sono capitata su Rai3 mentre andava in onda Agorà con illustri ospiti tra i quali Chicco Testa, Gianfranco Fini e gli altri che ve li dico a fare? Governativi.
Si parlava, tra l’altro, del presunto scandalo della presunta assunzione di 150mila (bum!) precari della scuola.
Erano presenti moralisti del lavoro secondo i quali i docenti precari non si possono assumere “senza concorso e quindi senza merito” mentre tutti dovremmo sapere che, al contrario, tra i precari ci sono invece fior di vincitori di concorso, con lauree magistrali e scuole di specializzazione all’insegnamento (frequenza biennale, tirocini, tesi finali) tenuti ingiustamente a bagnomaria e appesi alle supplenze quando ci sono mentre nel frattempo i colleghi di ruolo hanno classi affollate e devono accetta orari più pesanti.
Come se non bastasse durante la trasmissione c’è stato un collegamento in esterna con Palermo dove era atteso Matteo Renzi per inaugurare l’anno scolastico nella scuola dedicata a don Puglisi.
Fuori dalla scuola erano insegnanti che manifestavano.
Ho sempre guardato con disagio (ma è un mio problema di signora che vorrebbe un mondo decorosamente abbigliato) le alle manifestazioni in cui i docenti si presentano scarmigliati, urlanti e con tenute da spiaggia libera, tuttavia le ragioni sia di quelli anziani sia di quelli giovani erano giustificate e comprensibili.
Incomprensibile e odiosa invece è stata la reazione ad un “vecchio” maestro che, bloccato in servizio dalle note normative, diceva “dopo 42 anni di servizio sono stanco e vorrei cedere il mio posto a un giovane che ha voglia di lavorare”.
Che vergogna!” ha commentato una voce da studio.
Già. Vergogna lavorare per quarantadue anni.
Come come paragonare, infatti, l’aplomb dei levigati, abbronzati, eleganti signori super manager o ex presidenti del Senato freschi di Capalbio et similia o anche i mattinieri rampanti renziani che invocano la competizione tra lavoratori a quel nugolo di lavoratori sudaticci ed esasperati? Per gente così è necessario pensare a trasformare i dirigenti scolastici in giudici simili a quelli del Masterchef d’America; perché no? Qualcuno che lanci i registri sulla faccia del docente, o che gli vomiti addosso insulti, che lo sottoponga al pressure test di duecento compiti da correggere in 30 minuti e via dicendo.
Sicuramente meglio che regolarizzare la posizione di cittadini e dar loro la dignità del lavoro.
Sgomitate plebei, sudate e imparate a dire : sì chef, grazie chef, come è umano lei chef, anzi: signor Dirigente la supplico mi umili pure, io sono disposto ad uccidere per avere il titolo di Masterprof.

La classe docente non va in paradiso?

prof al lavoro

prof al lavoro

Forse la domanda dovrebbe essere un’altra: la classe docente esiste dal punto di vista sociale ed ha una identità riconosciuta, per dir così, pubblica oltre che professionale?
Se ce l’ha ed ha una sua specificità questa probabilmente è pluralista senza tendere all’individualismo, complessa senza essere inespugnabile, specifica senza essere corporativa, specializzata senza essere escludente.
I docenti non sono forse per peso, numero e peculiarità una parte significativa della società? Penso di sì.
È sufficiente fare una veloce stima dei gruppi di docenti esistenti nel web per costatare che questa identità esiste davvero e quanto sia viva e consapevole di esserlo.
La classe docente si occupa di istruzione, di formazione, di educazione; può dare un’impronta all’orientamento dei giovani verso il futuro, al loro modo di socializzare, considerare e rapportarsi agli altri; può indurre i ragazzi a riflettere, fin dall’adolescenza e anche prima, su quale sia il mondo in cui vorrebbero vivere: sono tutte questioni pesanti che danno prestigio al ruolo.

Infatti la politica si ricorda dei docenti, ma non quando potrebbe o dovrebbe ragionare sulle retribuzioni, sulle funzioni, sulla valorizzazione e aggiornamento degli insegnanti: se ne ricorda, semmai, quando cerca voti e consensi.
Tutti i politici se ne ricordano allora, come no.
Alle elezioni, alle primarie, a qualche referendum,  ai congressi, in occasioni pubbliche allora si parla sempre di scuola, di insegnanti e perfino de “i nostri ragazzi” che ho virgolettato perché non se ne può più.
Non se ne ricordano, e lo sappiamo, quando le scuole cascano a pezzi, quando mancano strumenti aggiornati, quando le classi sono affollate. Non se ne ricordano nemmeno quando qualche docente sbaglia, non si aggiorna, non è all’altezza. Laissez faire, laissez passer (lasciar correre, ignorare) è, in questi casi, la linea di condotta. Certo nessuno è perfetto, ma sappiamo bene come, per certe professioni, i danni siano come l’inquinamento ambientale sparso nelle nostre città: si diffonde, si appiccica, non fa passare aria buona ed è difficile da rimuovere.
Dunque, ipotizzo, dev’esser per colpa dei docenti non adeguati che tutta la classe docente è sovente mal pagata oppure pagata a sorteggio; ossia quando danaro ce n’è e se non ce n’è s’aspetta il turno.
Certo, ci sono anche i docenti che vivono la scuola in realtà di nicchia, quelli di scuole ben frequentate, chissà in qualche liceo per bene dove quasi tutto funziona come un orologio incorniciato da una realtà poco problematica.
Dev’esser per questo che qualche opinionista o giornalista, e anche il solito politico rampante o ansimante pensa che basti fare un fischio per veder correre donne e uomini insegnanti all’allettante richiamo. Hanno tanto tempo libero, possono fare, possono esserci, possono pure fare reclutamento adesioni!

Ci sono, è vero, anche i docenti che fanno parte per se stessi, che custodiscono gelosamente il loro status quo, considerano il precariato dei colleghi una sfortuna degli altrui che non li tocca, difendono il loro particolare e risparmiano energie aspettando la pensione quando verrà; ma i lavativi non ci sono forse in tutte le categorie: anche negli ospedali ad esempio e anche in politica?
Eppure io voglio davvero bene agli insegnanti e mi dispiace che, nonostante valide eccezioni assolutamente encomiabili, la classe docente (la categoria docente) sembri non volare: a volte rivendica eventuali diritti borbottando e non impegnandosi, altre volte si inacidisce sulla mancanza di sostegni e supporti che, tuttavia, sono (o dovrebbero) indispensabili allo studente, non al prof.

Ecco perché mi chiedo: esiste davvero una classe insegnante, o gli insegnanti sono come tutti gli altri?
Esiste e ha capito che può/deve avere un ruolo o pensa che andare al voto da docenti o da persone diversamente attente e consapevoli sia la stessa cosa? Esiste, è viva, si sa indignare, sa dire la sua quando serve o ha mollato?
Esiste e vuole un prossimo futuro in cui essere propositiva o ha messo in barca remi e timone e va alla deriva?
E con la deriva andrà in paradiso? Forse no.