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Scuola e Prof: cosa insegnare ai nostri ragazzi

Quinta Nicola con lavagna

o dell’insegnamento involontario.
Un mio ex studente mi scrive su fB.

Davide Porciello‎ a Mariaserena Peterlin 19 marzo alle ore 14.12 ·

cara Prof, a volte ti sarai domandata, di tante cose che nel tuo mestiere hai insegnato, quante i tuoi alunni ne hanno imparate? quante ancora gli restano anche dopo dieci anni? Ovviamente è difficile, però tu hai sempre dimostrato di saper insegnare anche qualcosa aldilà dei libri. Non ricordo quale anno fosse, credo fossimo in quarto superiore, sciopero del personale docente: era l’ora di entrare, ed eravamo fuori a chiederci quali professori avrebbero scioperato, chi c’era, chi non c’era… con un attimo di sopresa, ti vedemmo fuori i cancelli, avvicinarti verso di noi, consapevoli di come la pensavi in merito… un mio compagno, non mi ricordo chi, ti chiese “…professore’!! ma che fa entra???”. E tu, con una sorta di ghigno e tono di voce malefico, dicesti “no no… sono venuta qui fuori per vedere chi sono i CRUMIRI…”.
Mi è rimasto sempre in mente, sempre. A scuola lo sai bene, di assenze ne facevo poche. Certo, quando ci fu da non entrare in aula perchè i termosifoni della nostra erano rotti, non entrai, neanche io. Perchè era una lotta giusta, era un nostro “vero” problema. Da qualche parte ho ancora la fantastica lettera del preside, allegata alla pagella del I quadrimestre, che spiegava a ognuno dei nostri genitori perchè il voto in condotta fosse 7, o meno.

Comunque, di quella tua frase, di quel tuo insegnamento “involontario”, ne feci veramente tesoro, in tutti questi anni. Quando lo scorso fine settimana abbiamo aderito, tutti noi macchinisti, allo sciopero di 24 ore, di quelle tue parole mi sono ricordato. Perchè era giusto, è giusto

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Nebbia, senza parole

Nebbia in Emilia, presso Bologna, lungo la ferrovia - Foto di Davide Porciello by fB