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Studi meritevoli e utili: una piccola richiesta alla prof Carrozza

Nell’augurare buon lavoro e tanta dedizione per il ruolo alla professoressa Carrozza, neo ministro dell’Istruzione, e non avendo la ventura di conoscerla né di poter contare su conoscenze comuni mi documento coi soliti sistemi ed attendo qualche fatto concreto prima di esprimere qualunque pur modesta riflessione personale.
Mi limito perciò a leggere la sua prima dichiarazione da ministro e a costatare che dice qualcosa su cui si potrebbe riflettere, nel frattempo mi ostino a nutrire nel contempo fiducia e dubbi curiosi
Ecco le sue parole:
con spirito di servizio metto a disposizione la mia esperienza per convincere gli italiani che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia. Dobbiamo aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione, dare fiducia ai ricercatori e offrire nuove motivazioni a tutto il corpo insegnante. 

A) gli italiani forse sarebbero più convinti che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia se avessero i mezzi per far studiare i figli, se la scuola offrisse di più (e su questo non mi soffermo, ne abbiamo tante volte parlato) se chi studia e si laurea avesse opportunità di lavoro e sviluppo personale. Altrimenti le convinzioni rimangono appese tra le buone intenzioni.

B ) Quanto all’ aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione siamo tutti d’accordo a patto che la Costituzione venga intesa nel suo insieme, e non ritagliata per singole parziali frasi. Inoltre la questione del “merito” vale, io penso, per Università, ricerca e studi di specializzazione; la distinzione va fatta e fatta con chiarezza quando ci si vuol riferire alla scuola nell’età infantile e alle altrettanto complesse e delicate fasi dell’adolescenza.

Manda il curriculum

Circa un anno fa un amico mi chiese la cortesia di rivedere un paper da presentare a uno di quei convegni sulla didattica promosso annualmente da un’associazione che qui chiamerò tizio-caio. In realtà si trattava di riscriverne varie pagine (che in occasione di chiamata a soccorso vengono chiamate paginette).Sono una che non riesce a negarsi a una richiesta amichevole e garbata e accettai.Fu un lavoro impegnativo. Per di più in questi casi devi adattarti a un format, tener conto di quello che dicono altri e coordinare pensieri e parole espressi in interventi diversi. Insomma mi ci impegnai.Andò in porto: ossia feci il compito. Chiusi il lavoro e spedii via email, naturalmente. Click. Fatto. L’amico mi chiama, affettuosamente grato, e …
–        Manda anche il tuo curriculum
–        Il mio curriculum? Ma …
–        Tranquilla, è la prassi
–        Sì capisco, ma io sono un’insegnante adesso in pensione, scrivo, bloggo, partecipo e leggo, faccio altro. A che serve un curriculum? Mica cerco lavoro
–        È la prassi. Sei in un gruppo di Autori, e come Autore deve esserci anche il tuo

Insomma, imbarazzatissima scartabellai tra i curricula altrui per orientarmi.
Scartato, ovviamente, il formato del curriculum europeo, lessi e compitai.
Mi accorsi che in molti abbiamo biografie (o autobiografie?) perversamente parallele.
Siamo umani con un’attività e una vita, ma il curriculum non parla della vita.
Vediamo allora: si può, arrivati un bel pezzo avanti nelle nostre esperienze e sentimenti, passioni e disincanti, descrivere o render conto di un’attività senza dire chi siamo?
Grave imbarazzo mi colse.
Sarei riuscita a dire  chi sono se fossi riuscita a descrivere puntigliosamente tutti gli studi, abilitazioni, corsi e ricorsi, aggiornamenti e appallamenti, pubblicazioni e frustrazioni, esperienze di lavoro pagate e donate allo stato o a studenti, sostituzioni di chi aveva troppo da fare per … , convegni, forum, congressi, aggiornamenti, organizzazione eventi, viaggi di lavoro, progetti e tutto quello che avrei potuto raccattare tra carte e memoria?
Avrei potuto dimostrare che sono nociva/benefica o che sono utile/inutile?
Che ho lasciato segni o sassi dietro di me?
Avrei potuto dire quali sono le mie idee e valori, difetti ed errori?
No. Arriva un momento della vita, e non parlo solo di età, in cui ci si può liberare dalla vanità sociale e ti rimane dentro, se sei fortunato, la dignità personale.
E allora descriversi in un curriculum è piuttosto farsesco.
Alla amichevole richiesta di curriculum risposi : facciamo così, metti solo Maria Serena Peterlin – Insegnante Scrittrice
E mi pareva di aver già fatto troppo danno…
(E poi definirsi scrittori si può anche fare, ma insegnanti è davvero già una bella presunzione).