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Impegnarsi e seminare, non solo per sé

seminare, per vedere germogliare il grano

C’è in giro un’atmosfera pesante; la faccia spettrale di quello che dice che non si può negare agli elettori il diritto di assistere a un confronto diretto, a tre, in tv la dice lunga. Marginalmente non si è in pochi a notare che il confronto a tre è coerente con la suggestiva e sanguinolenta proposta di tagliare le ali ma non con la par condicio né con un principio di uniformità minima nei confronti degli altri partiti e formazioni in lizza visto che la competizione elettorale vede numerosi partecipanti alcuni dei quali ben piazzati nelle previsioni di voto.
Ma tutto questo ormai sta per finire.
Continueranno invece, oltre la data del voto, la depressione culturale, la crisi del sapere, lo spegnimento degli intelletti così evidenti anche nel nostro paese.
Delle cause s’è tanto detto. Delle responsabilità generiche e piazzate in alto loco anche. Ma non si parla, temo, abbastanza delle responsabilità personali di ciascuno.
Se i minori e i deboli devono essere protetti, se i non forniti di strumenti hanno giustificazioni e situazioni che li esentano, ci sono però molti, che a buon titolo non sopporterebbero l’etichetta di ignoranti o disinformati e che si aggirano tra vita reale e virtuale esibendo opinioni scritte e parlate, leggono, si esprimono, scrivono.
Però leggono roba da asporto (un po’ come si compra una pizza a portar via), esprimono opinioni prêt-à-porter, e scrivono per fatti loro scambiando per poesia e letteratura sussulti cardiaci o ombelicali buoni solo per una visita intra moenia quando non per un ballo del qua qua che dica “ci sono, ma so fare solo qua qua qua, io sono qua.”
E non è una novità.
Insomma non siamo mica qui, come recita il noto refrain, a scoprire la necessità di una scrittura e una letteratura d’impegno. La conosciamo. Mi permetto di ricordare che ne ho parlato. Tuttavia forse è il caso di rilanciarne l’urgenza, di dire che parlare di sé va bene quando riusciamo a funzionare come un proiettore di foto di gruppo o come una cassa di risonanza di un coro polifonico e non come un arnese autoreferenziale. Non sarebbe male dunque ricordare che, se per noi è essenziale dare sfogo alle dispepsie personali, forse disponiamo anche di mezzi utili ad altro e possiamo quindi dar voce a chi non ha voce, possiamo convogliare un pensiero utile verso chi non riesce ad esprimerlo e rappresentare un malessere non sempre razionalmente consapevole. Possiamo contribuire a avviare soluzioni.
Il 16 febbraio il simplicissimus, parlava anche a proposito del prossimo voto, di semina.
Un tempo particolarmente caro, quello della semina, a chi ama il futuro ed ha fiducia nella buona sostanza di cui, in fondo in fondo, potremmo essere fatti: se riusciamo ad esprimerci seminando anche per il nostro prossimo vale la pena di farlo, anzi oggi sarebbe un dovere a cui siamo chiamati. Seminare, anche per dimenticare le facce tristi. La stagione è quella giusta.

Pensar non nuoce? di pancia e d’altre maniere

Mi piacerebbe pensare, con un pensiero… intelligente? Evvia no! A che  servirebbe?

il "cappello pensatore" di Archimede pitagorico....

 
Nel pieno meriggio pallido e assorto di un’epoca in cui abbiamo ormai compreso che pensare non è una priorità e che comunque c’è chi propone quotidianamente, e con autorevolezza, di pensare per noi, ovvero al posto nostro, abbiamo l’imbarazzo della scelta: ci sono tante opinioni prêt a penser, pronte all’uso. Oggi accanto al classico e desueto pensiero razionale vediamo affiancare e promuovere altri tipi di pensiero.
Sbaglia chi si aspetta un ritorno al sensismo o all’estetismo: roba decisamente vecchia e buona per i filosofi quelli veri, ma vecchi come il cucco anche loro. Oggi non è epoca da cucchi, semmai, potrebbe suggerire qualche maligno, è epoca da ciucci.
Ma qui nessuno è maligno o malpensante, per cui andiamo al sodo.

Propongo dunque un elenco-bozza provvisorio (del tutto artigianale ed aggiornabile, senza pretese scientifiche) di nuovi corredi mentali ovvero di modi nuovi di pensare

a) modi empatici (servono a mantenere buone relazioni, relative e non, a prescindere da un’analisi superflua del contenuto):
pensare d’istinto : reazione ferina, a volte minacciosa
pensare d’intuito : presunzione/illusione di aver capito
pensare di riflesso : mi ci hai fatto pensare; reverenziale e sottomesso
pensare organico : basta che siamo d’accordo tutti
pensare condiviso : mi risparmio la fatica
b)  modi politici (servono per tentare di promuoversi, avere audience, candidarsi a comparsate mediatiche. Falliscono, ma ci sono eroi che non mollano):
pensare utile : lo scopo è trarre vantaggio
pensare mediato : vaglielo a dire tu
pensare sottinteso : ovvio! Tra noi non c’è bisogno di parole!
pensare per non pensare : antistress
pensare senza darlo a vedere : io? ero con la testa altrove
pensare l’inchino : ….
c) modi fisici  di assoluta tendenza!
pensare di testa : (dismesso, ma si elenca per completezza).
pensare di pancia : di gran tendenza, per l’appunto, si pensa di pancia quando non si sa quale sia il motivo ma ci piace qualcosa. Si usa per risparmiar tempo ed evitarci di spiegare il perché. Praticamente è diventato una sorta di dogma.
Controindicazione: c’è una percentuale habitué che produce il pensiero colitico (da evitare poiché genera imbarazzo sociale)
pensare di denti:  reazione istintiva che si manifesta con digrignare di canini, molari e premolari non appena siamo in prossimità di preventivi dei professionisti di cui non si può fare a meno come ad es. notai, fiscalisti, dentisti ecc
pensare da contrattura lombare-cervicale : lo provocano le visite ai parenti, fino al terzo grado.
pensare di piede o pedestre : non è un pensiero basso o volgare, ma un pensiero di fuga. Si manifesta in momenti di totale benessere interrotti dai rompiscatole. Ognuno ha i suoi.
pensiero di mano: detto anche pensiero villano. Non cediamo alla tentazione, è da gente troppo incolta e schietta!
Ogni riferimento è casuale, ma empiricamente dimostrabile.