Chi sono, chi ero

Sono Mariaserena Peterlin, abito a Roma, ma sono nata a Bologna da genitori veneti.

Oltre a questo mio Blog su wordpress ho un altro blog NOTECELLULARI di scuola e non scuola  

Mi occupo di scuola, educazione e pedagogia e scrivo.Ho insegnato Italiano e Storia nelle Superiori, sono scrittrice e blogger. Pubblico prevalentemente online. Ho scritto e scrivo molto.

Vi propongo alcune riflessioni per conoscerci.

 All’insegnamento si arriva per tante strade, e nemmeno io ci sono arrivata in prima battuta da neolaureata: però, senza mezzi termini, credo che insegnare senza amare questo lavoro sia colpevole e disonesto.

Nel corso degli anni ci siamo tutti lamentati del fatto che il “livello degli studenti” si abbassava; pochissimi però hanno voluto ammettere che (prima) si era abbassato anche il livello dell’insegnamento.

Insegnare stanca è il titolo di un libro molto interessante di Ossola-Bertinetto del 1982: aggiungerei che anche “imparare e studiare è, per chi vi si impegna, faticoso”. Ed è ancora più faticoso quando gli insegnanti sono meno motivati e coinvolgenti e da quando è diventato evidente che il termine degli studi non apre più la strada del lavoro.

C’è un altra questione fondamentale: la scuola esiste per tutti; però alcuni ragazzi hanno alle spalle famiglia e cultura, altri hanno astuzie e strategie socio-culturali, altri hanno esperienze evolute, altri sono, uso con affetto queste espressioni anche nel libro, ruspanti, non bio-tech, non protetti. Io credo che la loro aggressività, la cosiddetta indisciplina o la maleducazione, il piccolo bullismo (non parlo di fenomeni di delinquenza vera, che peraltro sono, nonostante il clamore mediatico, eccezioni) sono punti di debolezza, sono carenze sulle quali si deve intervenire, sono una sfida a cui l’insegnante non dovrebbe sottrarsi.

Prima di iniziare a distribuire nozioni e concetti è dunque fondamentale conoscere la classe.

E ogni classe è un fenomeno a sé, è un reticolo vivo e interattivo, a volte renitente e insolente.

Purtroppo accade che gli insegnanti non conoscano abbastanza i loro alunni o non si pongano il problema, accade che affermino: “Sono qui per insegnare e se loro non seguono sono affari loro, il mio lavoro è spiegare e non fare lo psicologo”.

Ma la psicologia non c’entra e non è una giustificazione.

Inoltre può accadere che i dirigenti chiedano voti e disciplina e non interventi educativi.

Però la magia dell’insegnamento è anche questa: una volta chiusa la porta dell’aula siamo di fronte ai nostri ragazzi, ai loro occhi e ai loro sentimenti; e se vogliamo, se ci mettiamo in gioco, se non alziamo barriere, tutto può ancora accadere.

Notecellulari di scuola e non scuola

Notecellulari, il blog di Mariaserena Peterlin

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