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Fratellanza ai terremotati, dagli ULTRAS

Dal Campo Chiesa NORD 15. La terra trema, noi no, ora presente su fB, Marco Zelocchi scrive :

“Oggi è domenica, e nei giorni festivi si attivano i volontari, Abbiamo parlato con due bellissimi gruppi di ragazzi da Teramo, e da Parma, gentili, educati, ed intelligenti. E… indovinate? si sono definiti degli ULTRAS, con tanto di sigle, tatuaggi, ecc. Cari ragazzi, è un mio dovere dirlo a tutto il mondo, c’è qualcosa di più e di diverso, nel ricevere un pacco di pasta, e un po’ di dentifricio, che sono pure essenziali, da qualcuno che ha fatto cinquecento chilometri per venire da te, e che dichiara con orgoglio di appartenere ad una categoria leggendaria e “malfamata”… E’ una sicurezza, una prova provata, che esiste un popolo italiano di ragazzi, vere persone nobili e che la parola “fratellanza” si riempie di colore e di significato. E’ come capire che è possibile pensare che nel nostro popolo ci sia vita, forza, speranza, e che il male stia altrove, in persone misere, incapaci di reale attenzione verso il prossimo. Erano presenti i nostri figli, e questa lezione che noi tutti abbiamo ricevuto perfettamente, vi renda orgogliosi del vostro gesto.”

Sono sempre stata coi Lucignoli, con quelli che devono dimostrare qualcosa e non con quelli che nascono col sole in fronte. Grazie Marco che, nella situazione in cui siete, sai riconoscere il cuore degli altri.

Capiamo come si sta sotto una tenda, e magari qualcuno la pianterà di lamentarsi

non dimentichiamoci gli uni degli altri … e magari qualcuno la pianterà di lamentarsi” scrive l’amica Claudia a proposito della situazione nell’Emilia del terremoto e della necessità di non perdere di vista né i nostri amici colpiti dal sisma né la necessità di essere presenti con iniziative, interventi, affetto.
Nella foto possiamo vedere  come prosegue la vita dei nostri amici emiliani; Marco ha postato questa foto su fB.  Bisogna fare presto. Aggiungo qui di seguito il post che Marco Zelocchi ha scritto oggi sulla sua bacheca. 

“Serve una riflessione sul fatto che l’intervento di protezione civile, pur meritevole, non ha come scopo quello di ricostituire le funzioni superiori della vita, che sono quelle su cui si fonda l’identità e la prassi familiare, individuale. Un gioco del bingo, la disponibilità di giornali, radioline, libri, caffettiere e fornelli da campo, poster di immagini artistiche, simboli che ci tengono viva la memoria sull’identità, sul senso, sulla prospettiva, sull’opportunità di ricercare la ricostruzione di un modello simile al precedente. E’ vero, gli esseri umani non sono di ferro, non lo sono in primo luogo anziani, bambini, e persone fragili, ma se queste persone si destabilizzeranno, anche gli adulti che si trovano intorno a loro perderanno il sorriso, la fede, la speranza. Alcuni psicologi indicano in circa 60 giorni il tempo necessario a metabolizzare, cioè a rendersi conto, del cambiamento radicale di condizione. Ecco perché c’è poco tempo, perché si può vivere in condizioni fisiche più disagiate, ma è indispensabile ripristinare in fretta l’ordinamento superiore della socialità, dello studio dei ragazzi, delle piccole cose che caratterizzano la vita individuale e originale di ciascuno di noi. Serve un atteggiamento non burocratico, su queste cose, e che le autorità sappiano comunicare una comprensione, una volontà e abbiano il coraggio di non nascondere i limiti e le delimitazioni dell’intervento pubblico. Non c’è niente di peggio che aspettarsi un tipo di aiuto che non verrà mai, o che non ci sia chiarezza perfetta su questi concetti. Non dovrebbe esserci nemmeno l’ombra del dubbio sugli intenti e le possibilità reali dei responsabili della parte pubblica. Altrimenti sarebbe il disorientamento, l’incertezza, la vana attesa, e poi lo scoramento, la perdita di senso, e di azione.” (Marco Zelocchi)