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I PENSIERI DELLE PAROLE – POESIE – Il mio nuovo libro – Mariaserena Peterlin

In questo libro ripropongo il valore di una scrittura, a volte implicita e tentata dall’analogia, che sperimenta la sua strada su orme e forme di poesia così come si tentano i tasti per trovare parole o suoni: libere espressioni dello spirito umano. Liberamente donate.

edizione in brossura

edizione rilegata
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Ambizione, manipolazioni e travestimenti : attualità della favola della Rana e il Bue – di Mariaserena Peterlin

In tempi diversi o forse in diverse culture il condividere qualcosa di scritto, o anche solo detto, avrebbe un sigillo di verità garantito anche e soprattutto, dall’onore di chi pronuncia, scrive, detta o pubblica. Essere smentiti dalle evidenze e dai fatti o tentare di ingannare è, ed è sempre stato,  innanzitutto qualcosa che toglie per sempre credibilità.

In realtà e culture diverse da quella in cui siamo immersi  non sarebbero, come attualmente sono, così normali l’abitudine al piacimento esteriore o la disinvolta pratica dell’uso delle persone e della strumentalizzazione delle idee e, peggio, dei sentimenti.
In realtà il fenomeno non sarebbe tanto preoccupante o indegno in sé se non fosse evidente che l’ambizione personale è direttamente proporzionale all’effetto che si vuole ottenere. Si coniano slogan e proclami, si stilano programmi, si lanciano notizie-effetto non per diffondere idee e metterle a confronto, bensì per colpire, coinvolgere, fare vuoto clamore, ottenere visibilità e possibilmente un qualche potere o almeno una compartecipazione di potere.
Se poi quello che si afferma pubblicamente con enfasi (in varia quantità) è solo un involucro, se quello che si confida amichevolmente (con varia intensità) è solo strategia, pochi ormai se ne stupiscono o se ne indignano; forse perché la favola del bue e la rana è ancora sufficientemente nota.

Balcone anarchico di Mariaserena Peterlin

Liberi fiori in libero balcone. 


Il convolvolo s'intreccia
alla flessibile lavanda
al tagete superbo
al viola frutto amaro.
Ed è subito uguaglianza.

PRECARI SCUOLA: CATTEDRE IN BILICO E DIRITTO AL LAVORO – di Mariaserena Peterlin

Viviamo una condizione di loop socio-politico-sindacale perverso in cui tutto è già accaduto eppure tutto riaccade; siamo dunque perennemente sulla soglia dell'eternità/eredità gattopardesca sempre rinascente?
Nulla cambia e forse tutto peggiora. 
Periodicamente, guarda caso, scende in campo la protesta insieme alla sua strumentalizzazione.
In questi giorni, e probabilmente per almeno i prossimi due mesi, andrà in scena la strumentalizzazione degli insegnanti precarizzati che percorrono il tragitto da un anno scolastico ad un altro sospesi in bilico tra una supplenza e una cattedra provvisoria

Gli insegnanti costretti al precariato da un lato sono di fatto oppressi dall'esclusione più frustrante mentre dall'altro sono sulle bocche, sugli striscioni e sugli scudi di feste, festival di partiti&movimenti, interviste e contro interviste.
 
Finiamola, una buona volta, di usare il precariato dei docenti come leva contro avversari politici e senza scrivere o proporre uno straccio di soluzione seria.
Finiamola di ricordarci dei docenti precari solo tra agosto e ottobre.
Finiamola di suonare le campane di un grottesco inattendibile Arengo che fa solo folklore pro domo sua.
Finiamola e  comiciamo, ad esempio, col contestare seriamente tutto il sistema del precariato variamente camuffato e che sta distruggendo dall’interno il paese come un perverso termitaio.
Iniziamo a non chiamare più precari questi cittadini italiani.
Semmai chiamiamoli precarizzati.
Semmai lavoratori, in questo caso docenti, privati di fatto del diritto al lavoro.
La smettano anche quegli imperterriti insegnanti, molti dei quali per merito ma altri più o meno fortunatamente approdati al ruolo, e che negli sbrindellati scampoli d’estate sono già concentrati sulla cabala dell’orario delle lezioni e sulla composizione delle classi e dei consigli di classe, sul prossimo convegno-camp, sulle strategie dei cavoli miei, mentre altri insegnanti con uguali/migliori competenze ed entusiasmo di loro si trovano obbligati all’umiliante condizione del povero all’uscio di casa, di una casa che è anche la loro. 
Non ci dev’essere nulla di precario nella professione nobile e indispensabile dell'insegnante quando sia esercitata con competenza e coscienza.
Precarizzare gli insegnanti equivale a precarizzare il futuro dei giovanissimi cittadini. Ed è quello che sta accadendo.

Esattamente quello che è già accaduto negli ultimi 10-15 anni almeno: per questo ci troviamo a ripetere che nulla cambia e forse tutto peggiora mentre è già scesa scende in campo la esasperata  e giusta protesta insieme alla sua vile e pomposa strumentalizzazione.