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Chi non parla in compagnia

Furoreggiano, in questo nostro tempo che ha mandato in discarica ogni formula dubitativa, le affermazioni perentorie spesso basate su immagini o metafore preferibilmente sportive, ma non solo. E troppi si adeguano.
L’effetto di questa tattica comunicativa è, per ora, innegabile: si evita di articolare un ragionamento argomentato e condotto a rigor di logica e si delocalizza la discussione spostandola in un ambito familiare a chi parla spiazzando, nel contempo, l’interlocutore che viene colto di sorpresa o infastidito.
Ad esempio quando Renzi disse che ai politici corrotti si doveva “dare il daspo (D.A.SPO. ) “ molti sapevano a cosa alludesse, altri (me compresa) no, ma ottenne un grande effetto forse più che altro emotivo. Probabilmente qualche anima sagace si figurò l’umiliante esclusione dalla scena di politici-teppisti e legittimamente ne godette; sappiamo tuttavia che le cose non andarono e non stanno andando affatto così.
Oggi il ragazzo-premier (come lo chiama Diego della Valle) ha detto tante cose, ed ha poi buttato in caciara, come si dice a Roma la definizione della differenza tra sé e i suoi e gli oppositori all’interno del Pd con una frase assertiva non troppo logica, né coerente al contesto, né rispettosa dei dissidenti ma d’un certo effetto : “Chi non la pensa come la segreteria non la pensa come i Flintstones. Chi la pensa come la segreteria non è emulo di Margaret Thatcher ”.  Ah ecco.Da un lato Wilma dammi la clava, dall’altro la Lady di ferro? E in mezzo, magari, il Mago Merlino con Semola?
Potremmo anche ricordare alcune recenti perle di supponenza di Serracchiani  secondo cui i diritti dei garantiti sarebbero privilegi contro i non garantiti. Anche queste sono affermazioni indimostrabili e illogiche; infatti forse togliere ai cosiddetti garantiti e quindi renderli non garantiti costituirebbe un aiuto a favore di altri?
E poi c’è la moda o meglio il vezzo, assai condiviso dai comuni utenti del web, di ripristinare il vecchio principio di autorità, che si sperava archiviato per sempre, mediante il link o  la citazione. Foto choc, aforismi, link di autorevoli noti sono usati con prodigalità esentasse. Ma qui mi fermo. Ho superato i 140 caratteri, non vorrei superare le 140 righe. Solo un desiderio: si insegni la logica ai bambini fin dalle elementari; le lingue le studiano già (Giannini…) ma oltre al linguaggio sarebbe importante, e più utile delle regole troppo pedanti, insegnare a non farsi incantare dai falsi ragionamenti e a smascherare gli imbroglioni del discorso emotivo e ben illustrato.
Che fantastica storia è la vita, nevvero?

Merito e utilità del far scuola

Se è vero che sbagliato dire solo no e rifugiarsi nel passato è anche vero che innovare dovrebbe significare (provo a definire) fare ricerca per confutare, dove ci siano, gli errori e proporre nuove soluzioni, strade ed idee.
Nell’ambito educativo e dell’istruzione scolastica non possiamo dire solo no al merito e alla meritocrazia, ma dobbiamo pur riconoscere che una selezione di tipo meritocratico non è, di per sé, né innovativa, né uno strumento per insegnare/imparare meglio, né per educare; al massimo potrebbe esser considerato uno strumento per vagliare e selezionare in base ad un solo criterio; quello, appunto del merito.
E tuttavia dicendo così parliamo ancora in modo molto generico.
Infatti se non definiamo cosa sia merito e  (non meno importante)cosa il demerito stiamo già affondando nella palude delle parole dette a vuoto: prima di disegnare figure esatte occorre squadrare il foglio ossia, in questo caso, dare un senso alle parole.
Ad esempio:
1) uno studente è meritevole in quanto portatore di un patrimonio di qualità? E quali?
2) chi è meritevole riesce ad esserlo in ogni tipo di scuola, in ogni disciplina e con ogni insegnante del suo corso di studi?
3) il merito coincide con il successo scolastico?
4) dove individuiamo il merito nel processo educativo che prevede almeno due attori o, se vogliamo, due funzioni: quella di insegnare e trasmettere (dunque attrarre attenzione/interesse) e quella di apprendere ossia ricevere (e rielaborare)? Può esistere da una parte sola? Come e quando è diversificabile?
Questo breve elenco è imperfetto, abbozzato e parziale. 

Sono tante le variabili che potremmo osservare.Ma poi esiste la pratica. Molti bravi insegnanti (1) si muovono, di solito, con la prudenza ma anche con l’audacia di bravi esploratori che sanno quale sia la meta, rileggono e tarano giorno per giorno gli strumenti, ne inventano di nuovi, si confrontano con la realtà, raccolgono esperienze.Una base di una ricerca volta a confutare gli errori del passato e a cercare nuove e migliori strade per il futuro dovrebbe tener conto degli ultimi quattro secoli di ricerche ed esperienze pedagogiche. Ma non volendo essere pedanti possiamo almeno desiderare che chi si proponga con responsabilità direttive in questo ambito evitati scivoloni o errori di stile e contenuto tenendo presente almeno gli studi dal positivismo pedagogico ad oggi, poco più di centocinquant’anni, fondamentali.

E il merito allora? Certamente; quello della medaglia di primo della classe ci commuove ancora, perché no?
Tuttavia non sono quelle le sole lacrime che la scuola può far versare.
Il merito ci piacerebbe, ci piace: come insegnante anche a me sarebbe piaciuto esser considerata meritevole, ne avevo anche qualche titoluccio, e la vanità fa il suo lavoro. Ammettiamo tuttavia che non si insegna per sentirsi bravi, caso mai per sentirsi utili. Lo stesso desiderio di utilità non ci piacerebbe anche tra le doti ed i meriti di bravi ministri miur?
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(1) Sull’argomento può esser utile il resoconto di una discussione svoltasi nell’ambito del network La scuola che funziona fondata da Giovanni Marconato: “Il bravo prof

A scuola, anche di antifascismo

 “Non so’ più fascista!” ha esclamato uno studente, età 16-17. Eravamo a scuola e un mio bravo collega stava facendo vedere alla classe “Roma città aperta”; era appena finita la sequenza straordinaria e sconvolgente in cui Pina (Anna Magnani) viene falciata da una raffica di mitra dei tedeschi mentre, dopo un’odiosa retata degli stessi, corre inseguendo il camion che porta via il suo Francesco, antifascista.
Ecco perché, e non dobbiamo smettere di dirlo, la scuola è fondamentale, l’educazione è tutto. A volte non servono nemmeno troppe parole.

Senza educazione ed impegno avremo solo circenses, senza panem

io prof al lavoro

io prof al lavoro

Raccogliendo e ascoltando voci e pensieri accade spesso di trovare questioni aperte che riguardano qualcosa per cui, in queste ore sospese tra attivismi e concitazioni, siamo preoccupati in tanti.
In particolare ci si sta chiedendo:

a) perché si stanno cambiandole regole della Repubblica senza consultare né parlamento né i cittadini

b) perché i cittadini,presi come sono dai problemi della vita e della sopravvivenza quotidiana sono ormai disamorati dalla politica e provano rancore e ostilità verso i politici.

Dunque i cittadini hanno perso la fiducia nella loro possibilità di partecipare, di essere soggetti attivi della vita della politica partecipata.

[Detto per inciso davvero i 2-3 milioni di votanti alle cosiddette primarie sono poca cosa di fronte agli oltre 46 milioni di aventi diritto di voto, ma questo dovremmo dirlo a Renzi&soci,noi lo sappiamo già.]
Tornando al tema se è vero che è già un dato di fatto che il popolo non è più consultato non può sfuggirci che la situazione è ancora più seria.
Gli antropologi e i sociologi hanno già osservato il distacco tra cittadini e politica, ma noi sappiamo che gli attivisti dei cosiddetti cambiamenti (legge elettorale,abolizione senato, svendita patrimonio pubblico ecc ecc) sono ben lieti dell’allontanamento dei cives: questo dà loro campo ancora più libero per cui non solo i voti rimediati alle primarie ne sono enfatizzati, ma  diventa anche troppo facile fare carne di porco della pratica democratica.
Mentre infatti gli attivisti-azionisti del cambiamento concertato al Nazareno veleggiano sostanzialmente indisturbati verso la destrutturazione della democrazia, possiamo anche ascoltare il coro unanime di sostanziale (e sostanzioso) consenso dei media che ne declamano le imprese del fare fare fare riforme; fare per fare, fare per essere all’altezza del fare, fare per cambiare, fare per modernizzare, fare per governare: in realtà è solo questo ilbusillis, mantenere il potere. Potremmo anche chiederci: quanti di questi fatti da fare sono veramente nell’interesse del paese? Ciò che loro chiamano “Il bene dell’Italia” non è invece solo il loro interesse? Tra questo facenti troviamo chi persegue le proprie ambizioni e chi persiste, nonostante condanne e imputazioni, nel tener di conto solo i propri affari; altri sbavano per beccare qualcosa. Dietro cosa c’è? La grande finanza? La grande regia del progetto di un globale liberismo? Che altro se no?
I cittadini sono stanchi, sono disillusi, sono depressi e attendono una treguaracimolata alla meglio, ma non hanno forza, voglia o interesse a contrapporsi alla grande macchina che marcia trionfalmente, o forse sono saliti o stanno salendo sul carro dell’omino di burro pensando di essere diretti al paese dei balocchi allestito dalla gran madre mediatica; e le orecchie del somaro spuntano, ahimè, di già.

E mentre la gran madre mediatica tv distribuisce biada per tutti non è forse inevitabile che il popolo diventi sempre più plebe da pasturare di calcio, fiction assortite, tette ed altro di veline e o attriciotte,Festival di Sanremo, Xfactor, mastechef , isola dei famosi, c’è posta per te ed altri…circenses?

Se leggiamo i dati dello share troviamo le partite (coppe varie) sempre al primo posto seguite a ruotada Isole dei famosi e roba simile. Allora forse un tema da affrontare è proprioquesto.
Analizzare la questione dell’indifferenza del popolo verso la politicae cercare di capire se c’è una possibilità di suscitare una partecipazione utile, democratica, etica. Per questo segnalo nella mia bacheca gli interventiche trovo in rete (ma ce ne sono altri, tanti altri) di persone animate da cultura e sapienza democratica. Spero, ci provo almeno, nel contagio.

E quanto all’obiezione che gli italiani meritano la classe politica che hanno, beh la capisco e  mi preoccupa seriamente, ma sono stata (e un po’ sono ancora) una insegnante e so quanto sia fondamentale l’educazione; anzi l’Educazione.
Se le persone, i giovani, il popolo sono allevati deliberatamente all’ignoranza,se invece del gusto si induce la grossolanità,  invece della sensibilità si suggerisce l’emozione forte ed aggressiva, se invece di educare ai sentimenti si sbandierano la promiscuità e l’appagamento egoista o facile, l’imprudenza e ilrischio, la soddisfazione o il successo veloci, allora non possiamo poi immaginare un popolo impegnato a difendere i diritti, partecipe, attivo.  Avremo invece sempre più volgari circenses e sempre meno buon pane ottenuto con sano lavoro.

Ma qualcosa si deve pur fare invece di arrendersi alle facili sentenze fatalistiche o alla coltivazione del proprio orticello beato.

(PS – inutile fatica,oltretutto, seminare e coltivare orticelli personali: la Monsanto, la grande sorella omologatrice dei semi, si è impadronita di quei semi esattamente come i media si sono impadroniti dei cervelli. Ma questo è un altro grande problema)