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La notte, la pioggia, la vita, il tempo della semina – di Mariaserena Peterlin

Ci svegliamo di notte, anche in questa notte appena trascorsa e che ora cede alle nuvole di un grigio più chiaro del mattino, e sentiamo piovere. Passano attraverso le finestre chiuse i barbagli dei lampi che annunciano scrosci più forti. Alla mia mamma piaceva tanto sentire la pioggia battere sul tetto mentre riposava, e mi ha trasmesso questa sensazione di nido, di protezione, di attesa senza tempo e senza fretta.
Forse in molti abbiamo perso il senso dell’attesa: la pioggia ne è un simbolo.
Sospendiamo tutto: piove. Fermati, piove. Non uscire, aspetta che smetta di piovere. Ma non è solo questo. La pioggia feconda la terra ed è un rito dei lavori dei campi. Nonostante le tecniche moderne la pioggia è ancora fondamentale. La pioggia fa germogliare i semi, dunque la sua acqua può essere vita. La sua acqua non chiede nulla, solo di scorrere naturalmente e senza incontrare opere dissennate che la trasformano in fango rovinoso.
Ma ora mi piace pensare al rito, a quello eterno della terra lavorata, che accoglie i semi e dopo, appunto, attende. La vita rinasce ogni volta che il seme, ed in particolare il seme del grano, sacro all’uomo e a Dio, germoglia di nuovo nel silenzio del grembo oscuro e mite della madre terra.
 
LA NOTTE (Giovanni Pascoli, Primi Poemetti) 

Ipioggia 047 
Nella notte scrosciò, venne dirotta
la pioggia, a striscie stridule infinite;
e il tuono rotolò da grotta a grotta.
Egli, il capoccio, avvolto nel suo mite
tacito sonno, non udiva. Udiva
nascere l'erba. Vide le pipite
verdi. Il grano sfronzò, quindi accestiva.
Nevicava, in suo sogno, a fiocco a fiocco:
candido il monte, candida la riva.
No: quel bianco era fiori d'albicocco
e di susino, e l'ape uscìa dal bugno
ronzando, e il grano già facea lo stocco:
Anzi graniva; ch'era già di giugno.
La cicala friniva su gli ornelli.
Egli l'udiva, con la falce in pugno.
L'acqua veniva stridula a ruscelli.

Tra cielo e mare

Brume nel cielo di pagine bianche    TINTE DEL MARE
calcano grigie orme di pensiero
e se quest’aria accogliesse una vela,
tra cielo e mare, non sarebbe mistero
 
Invece scivola lento nell’acqua
il flusso opaco d’un moto nascosto,
vita e non vita di regni, o risacca:
creature inerti od un granchio scomposto.
 
Sale e ritorna, la luna lo chiama,
il mare e lascia detriti e conchiglie;
scende e risale nel tempo la vita
gira la carta, la storia è infinita.
 
Storia di storie, dettagli e bisbigli
trovi te stesso, anche senza consigli.

Scuola e Famiglia: meno arroccamenti e più bene comune

Non so se dipenda dal fatto che mi imbatto sempre su dialoghi intorno alla scuola, ai bambini, e ai ragazzi ma mi sembra che meno ci si occupa di loro affettivamente e meno tempo si dedica a star loro accanto e più ci si arrampica a classificarli e a cercare schemi in cui situarli.
Non so se scandalizzo qualcuno, ma forse sarebbe preferibile non occuparsi così tanto di dare definizioni o di cercare analisi generali e di tornare invece ad essere semplicemente persone umane che stanno accanto a cuccioli umani e trasmettono la loro esperienza narrando e mettendosi in gioco.
Se sbagliamo da umani facciamo errori umani, se sbagliamo da esperti o presunti tali temo che si facciano errori sperimentali e danni proporzionati alla nostra presunzione: insomma un pericoloso salto nel buio.
Io tornerei al buon senso e penso che dobbiamo restituire a ciascuno il suo proprio ruolo.
Una famiglia attualmente può essere definita come una entità complicata, ma se quella tradizionale, o esaltata da un’agiografia non sempre attendibile, non esiste quasi più il conto non sia presentato ai piccoli.
I ragazzi preferirebbero sempre avere alle spalle una struttura famigliare dove i rapporti sono stabili e definiti; ma siccome spesso non è così gli adulti che si occupano sanno, o devono sapere, di avere comunque la responsabilità di dare vita ad un luogo di affetti, di protezione e di guida che trasmetta sicurezza.
E’ importante che un bambino o un ragazzo sentano attorno a sé questo confine protettivo, percepiscano messaggi chiari, avvertano che il dialogo con l’adulto è trasmissione di valori di riferimento e di esperienze.
Man mano cresceranno quel confine diventerà un muretto da scavalcare, un recinto da varcare; ma porteranno con sé un bagaglio necessario ed essenziale ad orientarsi all’esterno.
Proteggere i figli significa far sentire che abbiamo affetto da dare senza condizioni, parole da dire senza stancarci e una pazienza infinita nell’ascolto, significa essere disposti a rispettare i loro tempi e chiedere che loro siano rispettosi dei nostri. Significa creare un senso di appartenenza che dia al piccolo il coraggio e l’equilibrio per confrontarsi con l’esterno. Se questo accade il bambino probabilmente non aspetterà la prima occasione per cercare un’altra tribù a cui associarsi, ma saprà sempre dove è il suo porto. E se, come giustamente deve avvenire, lascerà il recinto o il porto per inoltrarsi verso le sue esperienze non si lascerà alle spalle risentimento, senso di rivalsa, desiderio di dimenticare e frustrazioni; ma una sapienza su cui costruire il nuovo, ossia il suo futuro.
Parlare di famiglia, oggi, è quasi una sfida. Ma anche i coniugi separati, o i genitori che si trovassero nella condizione di single possono essere famiglia e spesso lo sono quando non cercano di scaricare reciproche responsabilità.
Anche la scuola è una realtà educativa e formativa fondamentale a patto, però, che non svolga ed esaurisca il suo compito con lo svolgimento del programma delle singole materie e tanto  meno se quel programma diventa una misura dei risultati del bambino o del ragazzo e  il programma diventa un letto di Procuste.
La scuola riceve ed accoglie una realtà giovanile su cui deve investire la sua missione; i nostri giovani a scuola si relazionano tra loro. In quel contesto le famiglie smettono (devono smettere!) di svolgere il ruolo-guida prevalente, che era loro prerogativa nell’ambiente casa&affetti, a scuola l’ago della bilancia diventano gli insegnanti.
Quello che succede nell’ambiente scolastico deve essere osservato dai docenti-educatori con cura e a lungo; il benessere dei bambini e dei ragazzi, il fatto che riescano a intrattenere relazioni amichevoli e costruttive è responsabilità degli insegnanti. I genitori devo fare molta attenzione ad intervenire in questo processo in cui i giovanissimi stanno già diventando cittadini che rispondono ad una autorità “altra” rispetto a quella famigliare.
I genitori quando hanno legittime perplessità o valutazioni negative, o frustrazioni, o addirittura incontrano  difficoltà a relazionarsi con la scuola dovrebbero poter usufruire di strumenti che non invadano il campo dei rapporti tra ragazzi o tra ragazzi e scuola; un rischio non raro, ma da evitare, è anche quello che una famiglia esprima giudizi sulle famiglie altrui. Ma questi strumenti esistono?

La scuola, dal canto suo, deve evitare di valutare i ragazzi usando notizie che riguardano le famiglie, la loro cultura e le situazioni di cui venissero a conoscenza; questa prassi nella vecchia scuola era quasi usuale.
Insomma ad ognuno il suo ruolo, ma i ruoli hanno bisogno di comunicare per evitare le triangolazioni, le chiacchiere da cortile scolastico, gli schematismi, le alleanze.
Evitiamo tutto ciò che trasformerebbe inevitabilmente il gruppo in branco e il singolo in capro espiatorio.

Evitiamo gli arroccamenti sulle sue posizioni da cui poi si alzano steccati.
Uno steccato può anche essere virtuoso: alla condizione che al suo interno si coltivino valori e la trasmissione della convinzione della necessità di operare per il bene comune.
Altrimenti si alzano dannose barriere di diffidenza e bisogna fare molta ma molta attenzione perché un errore educativo può essere fatto anche solo da un gesto, da una frase, da una frustrazione o malumore personale che scarichiamo su un bambino o ragazzino che non può difendersi, ma immagazzina qualcosa di negativo che prima o poi germoglierà e si ritorcerà contro. Contro chi? Non è difficile rispondere: sia contro altri, sia contro chi lo ha provocato, sia contro se stesso.
Forse non sono ottimista, ma questi schemi io li vedo, e  mi sembra ci intristiscano tutti.