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Cuore di principiante

foglie
Porto dentro me suoni e musiche
come regali che il tempo dilata.
Lo sai? Più ancora cari li rende,
senza appannarne l’eco.
(E di notte, senza timore
ascoltavo, e non volevo dormire,
che la vita tra cielo e campi
fremeva libera e misteriosa
io volevo sapere, volevo capire,
principiante curiosa).
Sciocche parole, senza armonia,
solo rumore di fondo,
non vi ascolto.

La notte, la pioggia, la vita, il tempo della semina – di Mariaserena Peterlin

Ci svegliamo di notte, anche in questa notte appena trascorsa e che ora cede alle nuvole di un grigio più chiaro del mattino, e sentiamo piovere. Passano attraverso le finestre chiuse i barbagli dei lampi che annunciano scrosci più forti. Alla mia mamma piaceva tanto sentire la pioggia battere sul tetto mentre riposava, e mi ha trasmesso questa sensazione di nido, di protezione, di attesa senza tempo e senza fretta.
Forse in molti abbiamo perso il senso dell’attesa: la pioggia ne è un simbolo.
Sospendiamo tutto: piove. Fermati, piove. Non uscire, aspetta che smetta di piovere. Ma non è solo questo. La pioggia feconda la terra ed è un rito dei lavori dei campi. Nonostante le tecniche moderne la pioggia è ancora fondamentale. La pioggia fa germogliare i semi, dunque la sua acqua può essere vita. La sua acqua non chiede nulla, solo di scorrere naturalmente e senza incontrare opere dissennate che la trasformano in fango rovinoso.
Ma ora mi piace pensare al rito, a quello eterno della terra lavorata, che accoglie i semi e dopo, appunto, attende. La vita rinasce ogni volta che il seme, ed in particolare il seme del grano, sacro all’uomo e a Dio, germoglia di nuovo nel silenzio del grembo oscuro e mite della madre terra.
 
LA NOTTE (Giovanni Pascoli, Primi Poemetti) 

Ipioggia 047 
Nella notte scrosciò, venne dirotta
la pioggia, a striscie stridule infinite;
e il tuono rotolò da grotta a grotta.
Egli, il capoccio, avvolto nel suo mite
tacito sonno, non udiva. Udiva
nascere l'erba. Vide le pipite
verdi. Il grano sfronzò, quindi accestiva.
Nevicava, in suo sogno, a fiocco a fiocco:
candido il monte, candida la riva.
No: quel bianco era fiori d'albicocco
e di susino, e l'ape uscìa dal bugno
ronzando, e il grano già facea lo stocco:
Anzi graniva; ch'era già di giugno.
La cicala friniva su gli ornelli.
Egli l'udiva, con la falce in pugno.
L'acqua veniva stridula a ruscelli.

RACCONTO NOTTURNO – di Mariaserena Peterlin

 
RACCONTO NOTTURNO

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RACCONTO NOTTURNO
 


Mentre la notte avvolge
terra e cielo
e gli uomini e le cose
cedono senza fretta
al tempo dell’incosciente sonno,
insidiosi maturano
gli incubi e i pensieri:
non attendono e incalzano
più di oggi e di ieri.
Ti ritrai lentamente, soccorso chiedi
alla ragione amica
ché questo sonno antico
non si perda in
fatica.
Chiudi in silenzio gli occhi
e rallenti il respiro.
Passerà questo tempo
passerà.

Ti racconti una storia
che ti riporta indietro.
Lo sai ch’è già accaduto
è come un liscio vetro
da cui guardi attraverso:
né odori né rumori
solo sembianze e segni
a stento conosciuti,
ma li ripeti piano
narrandoli a te stessa.
L’alba ti giunga amica
con la luce sommessa,
come una dolce voce
con un raggio soltanto
cancellerà quegli incubi
e il sogno, che è ormai stanco.  
         

Mariaserena Peterlin, 15 febbraio 2011