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Natura madre e maestra

GIUGNO 2013, in campagna

L’estate s’affaccia

tardiva tra gialle ginestra, e l’oliva

in pallidi fiori si mostra;

sui tralci, più verdi, c’è l’uva

rotonda che splende immatura.

La siepe, officina di insetti,

è un vento ronzante e incessante

brusio di creature al lavoro.

E’ vita che senza riposo

martella, trasforma e divora

gli istanti, le ore ed i giorni.

Produce altra vita il domani.

Le api accanite s’affannano

minuscole stakanoviste

tra fiori e alveare: instancabili.

Lo schermo riflette parole

di satrapi pigri e arroganti.

Italia, sei tu casa nostra?

Natale s’avvicina

Lo dico per tempo: il Natale con la N è festa religiosa,  quello con la n lo si può fare in tutti gli altri modi.
E una volta all’anno io mi arrocco sulle mie tradizioni.
Mi sa che non faccio nemmeno l’albero, che ‘ste schifezze di plastica sono, secondo me, orrende. Farò il presepe, con la mia nipotina, e le lascerò impolverare di farina tutta la stanza.
E anche per oggi la mia tolleranza zero verso le mode si è amenamente espressa.

Senza nulla a pretendere.

La notte, la pioggia, la vita, il tempo della semina – di Mariaserena Peterlin

Ci svegliamo di notte, anche in questa notte appena trascorsa e che ora cede alle nuvole di un grigio più chiaro del mattino, e sentiamo piovere. Passano attraverso le finestre chiuse i barbagli dei lampi che annunciano scrosci più forti. Alla mia mamma piaceva tanto sentire la pioggia battere sul tetto mentre riposava, e mi ha trasmesso questa sensazione di nido, di protezione, di attesa senza tempo e senza fretta.
Forse in molti abbiamo perso il senso dell’attesa: la pioggia ne è un simbolo.
Sospendiamo tutto: piove. Fermati, piove. Non uscire, aspetta che smetta di piovere. Ma non è solo questo. La pioggia feconda la terra ed è un rito dei lavori dei campi. Nonostante le tecniche moderne la pioggia è ancora fondamentale. La pioggia fa germogliare i semi, dunque la sua acqua può essere vita. La sua acqua non chiede nulla, solo di scorrere naturalmente e senza incontrare opere dissennate che la trasformano in fango rovinoso.
Ma ora mi piace pensare al rito, a quello eterno della terra lavorata, che accoglie i semi e dopo, appunto, attende. La vita rinasce ogni volta che il seme, ed in particolare il seme del grano, sacro all’uomo e a Dio, germoglia di nuovo nel silenzio del grembo oscuro e mite della madre terra.
 
LA NOTTE (Giovanni Pascoli, Primi Poemetti) 

Ipioggia 047 
Nella notte scrosciò, venne dirotta
la pioggia, a striscie stridule infinite;
e il tuono rotolò da grotta a grotta.
Egli, il capoccio, avvolto nel suo mite
tacito sonno, non udiva. Udiva
nascere l'erba. Vide le pipite
verdi. Il grano sfronzò, quindi accestiva.
Nevicava, in suo sogno, a fiocco a fiocco:
candido il monte, candida la riva.
No: quel bianco era fiori d'albicocco
e di susino, e l'ape uscìa dal bugno
ronzando, e il grano già facea lo stocco:
Anzi graniva; ch'era già di giugno.
La cicala friniva su gli ornelli.
Egli l'udiva, con la falce in pugno.
L'acqua veniva stridula a ruscelli.