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Parole in gioco e allo specchio – di Mariaserena Peterlin

Scrivere è dare un senso alle parole:
è come cercar ombre nello specchio.
 
 
Scrivere è dare un senso alle parole
giocando a "io sono il re e tu sei il cavallo",
fingendosi un eroe, un navigatore
un principe, un serpente oppure un gallo.
Scrivere è immaginare di capire
che il recto e il verso sono disuguali
ed ancora è aver voglia di scoprire
la fine, sempre prima dei finali.
Immaginando con le tue parole
componi frasi come note in fila:
trovane i suoni e troverai anche il senso
non uno, ma due…centottantamila.
 
 
Scrivere è dare un senso alle parole:
è come cercar ombre nello specchio,
rivoltarle e piegarle da ogni lato
bagnandole di lacrime e di pioggia.
E’ poi asciugarle con polvere solare
per scoprire le tracce che hai nel cuore,
ma trovi gli echi che non ricordavi.
Le togli dalle labbra e sulla carta
riscopri il suono delle più dimesse.
Immagina e vedrai, camere oscure
dove il colore audaci scherzi gioca.
Scrivi parole, senza aver paura

NARRAZIONE – Raccontare ossia spalancare. di Mariaserena Peterlin

Perché è tanto difficile scrivere e scrivere bene? ( disegno di Nadagemini  )

Si racconta prima a se stessi, quando ci si ascolta. Si inizia quando ci si guarda dentro cercando quello che siamo vuoto per pieno. Vogliamo capire anche quello che non siamo, ci interroghiamo su come dovremmo essere.
 
Torniamo, per un poco, ai pensieri dell’anima bambina che vuole capire, che scruta, che individua i rapporti. E’ allora che nascono i primi dubbi su come siamo e su come gli altri ci vogliono. Il bambino assorbe, cerca di individuare una strategia di esistenza/resistenza al mondo esterno. Molto presto gli arrivano i no e i sì dei genitori, li vede sorridere o disapprovare. Ma lui vuole essere amato e quindi inizia a ritagliare quei contorni e sbavature che potrebbero non farlo amare abbastanza. Per poterlo fare immagazzina i messaggi, dà forma ad un’idea di sé, prende quella forma e la sovrappone a come si percepisce. Ragiona e si racconta quell’esperienza. Tagliare il troppo e colmare il poco non è facile e può essere anche doloroso. Allora si aiuta raccontandosi quanto amore in più potrà ricevere, quanti sorrisi e quanti sì potrà ottenere, quali aspettative in sarà capace di colmare. Rassicurato da questo inizia a ritagliare piano piano: non si dice, non si fa, non si deve nemmeno pensare; e non lo racconterà più.
 
Perché è tanto difficile scrivere e scrivere bene?
Perché a scuola il tema è un supplizio e la composizione scritta una sciagura che viene seconda solo (per molti) al compito di matematica?
Non è difficile da capire. Gli alunni, resi edotti dall’esperienza in famiglia, sanno già che l’adulto può approvare/disapprovare e a scuola ciò diventa addirittura giudizio o si decodifica con un voto che a sua volta meriterà gratifiche o reprimente famigliari.
Non è una bella prospettiva.
Non è nemmeno una sfida generosa.
Tantomeno è corretto chiedere a chi scrive di “esprimersi” o di dire la propria opinione quando la matita rossa-blu incombe sul foglio, la stanza ha le finestre chiuse e dal mondo interiore ed esterno non filtrano che fiochi rumori.

Narrare, raccontare o la restituzione dell'AGORA'?di Mariaserena Peterlin

CAPITOLO 2

O parlo io o parli tu

Mi lasci parlare?
Mi alzo e me ne vado!
 
Ridicoli e volgari personaggi urlano nei set televisivi, e si permettono di entrare nelle nostre case latrando le loro cosiddette opinioni.
Abbiamo perso l’agorà, ci hanno chiusi, o ci siamo lasciati chiudere, nelle nostre case-scatole e il nostro focolare domestico (Arbasino) non è nemmeno più famigliare poichè ciascun membro di quel che rimane della famiglia ha il suo schermo personale (tv o pc che sia).
Da quelle scatole urlano o sogghignano personaggi brutali e cafoni, o ammiccano giochi che assorbono ogni attenzione ed emozione, che seminano solo la malerba dell’opinionismo relativista.
Ciascuno pretende di avere la sua verità e pretende, errore fatale, che il concetto di opinione e quello di verità siano equivalenti.
Noi, spesso quasi inconsapevolmente seguaci di questi pessimi modelli, ci stiamo isolando sempre di più. Il consenso tra le persone si misura sull’adesione ad un’opinione; un po’ come accade per le cosiddette fedi calcistiche o sportive. Il sentirsi parte di una società non significa essere curiosi di conoscere quello che gli altri pensano, ma legarsi ad un consenso comune che non richieda troppo uso della facoltà raziocinante.
 
Abbiamo fortemente bisogno di una dimensione comunicativa diversa. Il singolo, il genitore, l’insegnante, la scuola non possono cambiare d’un tratto tutto questo.
Però penso debbano porsi (dobbiamo porci) il problema.

I PENSIERI DELLE PAROLE – POESIE – Il mio nuovo libro – Mariaserena Peterlin

In questo libro ripropongo il valore di una scrittura, a volte implicita e tentata dall’analogia, che sperimenta la sua strada su orme e forme di poesia così come si tentano i tasti per trovare parole o suoni: libere espressioni dello spirito umano. Liberamente donate.

edizione in brossura

edizione rilegata
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