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Una festa posticcia, la festa dei nonni

autoritratto 5Ho scritto le righe che metto qui di seguito due anni fa, in occasione della festa dei nonni, anticipando il tema del furto di speranze, ma non solo.

FESTA DEI NONNI?
(2017)

Mi rivolgo a voi,
rappresentanti dei poteri.
Voi che avete falciato le nostre speranze
e quelle riposte nel futuro,
voi che spargete menzogne
sulla terra che avete bruciato
e spegnete la conoscenza,

voi che avete spezzato il destino dei nostri figli
e ipotecate quello dei loro stessi figli,
e ora li manipolate gli uni contro gli altri
e tutti contro di noi
voi : sacerdoti dell’individualismo egoista
che avete deciso di renderci più poveri
materialmente e moralmente,
voi per i quali non spendo insulti
mentre vi vedo vestire i viscidi e luccicanti abiti
dell’ipocrisia e del ricatto violento
e subdolo.

Voi,
e proprio voi?
adesso ci festeggiate come “nonni”
come “risorsa”, come “portatori di welfare”,
come sostegno e soluzione ai problemi
della generazione che ci avete strappato
per stritolarla nel vostro tritacarne liberista?

Spero che arrivi il giorno in cui pagherete il conto
E quello, sì, proprio quello sarà
la mia festa dei nonni.

 

Tristezza, vai via

tunnelSono molte le cose che, col passare del tempo, si perdono. E anche se altre se ne acquistano, alcune di quelle perdute lasciano un senso di vuoto incolmabile.
Mi riferisco, questa volta, al senso di smarrimento che provo quando, leggendo opinioni o anche solo ascoltando alcune delle nuove o nuovissime leve, mi accorgo che non si crede più a nulla.
Devo spesso, infatti, costatare che il coraggio è stato sostituito dall’individualismo, la passione e l’amore dall’attrazione effimera, la sete di conoscenza dal sapere “utile” (non si sa bene a cosa), il gusto del bello dalla vanità, l’affetto sincero dalla coltivazione di interessi personali, la voglia di crescere da quella di sistemarsi, lo slancio per costruire da quello per possedere.
Insomma so che non bisogna generalizzare; e non generalizzo. Ma non mi basta veder buttare sul vassoio qualche esempio di “angeli del fango” o di “eroi che estraggono dalle macerie”, per farmi trangugiare la grigia sbobba delle miserie morali quotidiane che tutti conoscono, né posso accettare la passiva acquiescenza a questo presente triste, triste, triste e che si pasce, caso mai, di pay tv più qualche sintetica consolazione.
Miti ed eroi sono morti? Imprese e scoperte sono inutili?
Beh forse non si vive solo di elemosina, ma, diceva un tale, per seguir virtute e canoscenza.
Enfasi? Meglio quella che la tristezza.

Sconfitta, dal voto contro

mostro BomarzoOra i media dicono che chi è sconfitto non aveva saputo parlare a una parte del paese; altri dicono che l’establishment era intervenuto invano e non ha saputo convincere, altri alncora che montano estremismi storici e populismo dejà vu. D’altronde quando, in passato, un altro miliardario sconfisse la sinistra si disse che era merito delle sue tante ricchezze e televisioni e colpa dell’inadeguatezza di altre reti e vecchie concezioni e vecchi politici che non avevano saputo essere rassicuranti, affabulanti, affascinanti, efficaci, quando non addirittura glamour nel comunicare.
E allora giù a imitare il vincitore di turno.
E difatti tutta la comunicazione, compresa quella politica è ben presto passata dal dignitoso, anche se sussiegoso, spazio dedicato, a quello del format dello spettacolo, dello spot, dell’immagine ammiccante, della canizza berciante ed ha contribuito a degradare ruolo e immagine della politica medesima a vantaggio della superficialità lasciando inoltre credere che chiunque potesse rivestire il ruolo di commentatore, di opinionista, di esperto di questioni complesse trasformate in semplicistica materia da bar sport o da fila allo sportello.
Si è fatto credere che tutto potesse essere semplificato e banalizzato epperciò poi gridato ad alta voce quando non urlato come un coro da curva.
Ma man mano che la politica diventava grossolano spettacolo, le questioni sociali passavano in secondo o terzo piano, abbandonate a materia per uccellacci del malaugurio, mentre la disuguaglianza negli ex diritti, la marginalizzazione dei bisogni primari o l’esclusione si facevano normalità. Nel contempo ci si affaccendava a sbriciolare rapporti sociali e a rendere avversarie le generazioni: figli contro padri e nipoti contro tutti.
A molti di noi, ma non lo diceva nessuno, diventava via via  sempre più insopportabile sia l’imposizione di un modello di società nella quale gli spazi per crescere e migliorare diventavano sempre più stretti ed escludenti, sia la mancanza di prospettiva per il futuro per le generazioni nuove e non solo. Abbiamo visto imporre una presunta meritocrazia laddove, invece, continuavano a prosperare malaffare e percorsi privilegiati tanto per citare solo gli esempi evidenti.
E in politica? Elementare: ci hanno prima esortato a votare turandoci il naso, poi hanno lanciato i media sempre più accalorati e concitati alla generalizzazione. Tanto sono tutti uguali, tutti sospetti, tutti complici, tutti rubano, tutti sotto avviso di garanzia; il che ha autorizzato il sistema, questa volta, a riaprirci il naso per piazzarci sotto liste precotte e preconfezionate sulle quali si poteva solo mettere una crocetta menopeggista o tantopeggista; a piacere, tanto sennò che fai? voti populista? voti destra? voti qualunquista? Eh no, mica siamo tutti babbioni; abbiamo perfino la possibilità di spararle dal profondo postando su fb, su twitter o qualsivoglia chat.
E allora i cosiddetti populismi, se proprio vogliamo chiamarli tali, si sono organizzati, e, la storia è nota, hanno raccolto le ragioni di tanta frustrazione e scontento che più nessun maquillage poteva mimetizzare; populismi che danno eco o voce, ma ancora non sappiamo se daranno soluzioni o, peggio, se sono così nudi e puri come ce la raccontano.
Ci hanno detto che questa era l’antipolitica. Ma come si fa a parlare con disprezzo e a classificare altri come antipolitica quando era stata proprio quella degenerata politica medesima a rinnegare se stessa e la sua missione disertando le aule del parlamento, immischiandosi o contaminandosi col malaffare, dimenticando i diritti degli elettori e comparendo, sempre più cafona, ignorante ma imbellettatata, h 24, in televisione, in radio, sui social?
Ci sono in giro tentativi di salvezza;  qualcuno tenta di far funzionare una ciambella di salvataggio andando a lavorare a l’estero o, se può permetterselo,  facendo studiare i figli in ambienti formativi costosi, esclusivi e selezionati, sperando o illudendosi di dar loro una possibilità, ma sappiamo bene che la povertà inesorabilmente cresce, e probabilmente attanaglierà anche per loro.
Ma ci sono quelli che ciambelle non ne hanno e allora anche se alcuni di loro hanno storto il naso, sono stati molti di più quelli hanno cominciato a pensare che, se non ci si voleva definitivamente astenere delegando ai peggiori mai visti, non rimaneva che una possibilità: il voto contro. Comunque contro.
Inevitabile, a questo punto, constatare che il disagio non è solo nostro, ma è il globale risultato di una globalizzazione liberista ragion per cui, ad esempio, potremmo dire che il famigerato e recente #voto contro non è stato causato soltanto da errori della comunicazione politica o mediatica, e nemmeno dalla nausea verso il cosiddetto establishment autoreferenziale, ma principalmente determinato da ingiustizie, disuguaglianze e frustrazioni imposte dal liberismo contro i nostri figli, contro noi. E noi siamo contro loro.
Se non piace pazienza, se non fa  fico amen; ma loro non si votano più.
Nè in Italia nè altrove; e se quelli-della-politica hanno un minimo residuo di rispetto verso le ragioni vere della politica si dovrebbero dare una regolata e non continuare a lucidare gli stivaloni del liberismo sicuri di goderne, almeno, il riflesso.

Mariaserena

Figli e amanti del presente liberista

Cresce, non solo in me, giorno per giorno, un senso di inanità e delusione suscitato in particolare per quei giovani che accettano e ingurgitano questo presente con le sue mistificazioni. Accade infatti di costatare come si sia perso il valore delle parole e che anche il significato più immediato e riconoscibile sia stato truccato.
Ad esempio per diritti non si intendono più valori universali, ma esigenze personali; e di conseguenza per valori (a scendere) non si intendono più quei comuni e condivisibili sentimenti e passioni per cui valga la pena di spender la vita o quei nobili intenti su cui basare la progettazione del bene comune; non si parla più di condivisioni alte, dense di significato, in grado di elevarci come esseri dall’animo capace di sollevare dalla miseria quotidiana occhi e cuore ma di bisogni, di felicità, di star bene con se stessi.
Ahimè le conseguenze sono drammatiche e, forse, definitive; tanto che  perfino il trucco della competizione tra simili e di una malsana meritocrazia, che nulla ha a che fare con talento e impegno, illudono di potere inseguire un presunto sogno personale in ragione del quale si è disposti ad ingurgitare merda (si chiama così. perdonatemi) condita con l’untuosa presunzione di aver tutto capito, tutto compreso, tutto afferrato.
E, pensando di essere abbastanza furbi da poter fare a meno delle radici del passato, oggi tanti galleggiano su aeree radici paludose di quelle che fanno credere che apparire sia avere successo o che smanettar padelle o sfoggiare outfit equivalga a riflettere, scrivere, discutere per capirsi, che idolatrare animalucci domestici equivalga ad amare.
Eh sì. È inutile provare a dire parole poiché il loro significato è stato violato, è sciocco mettersi in gioco poiché il loro gioco è senza altra regola che l’irrisione, e di conseguenza vuoto è il discorrere per tentare di scambiare idee.
Salutiamoci, figlie e amanti del liberismo, senza rancore.
Alcuni continueranno a parlare d’altro. Altri continueranno a scambiarsi altro, che so? indirizzi di locali, link di video sghignazzanti o anche foto di parlamentari che russano in aula: il sonno non è solo il loro, è un simbolo, non mio, non delle mie insonnie.
Che peccato.