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Social e antipessimismo

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Partita tra amici

Eppure, eppure spigolando tra le bacheche di amici storici, e mi riferisco anche a quelli felicemente conosciuti proprio in rete, dove la storia si fa nel breve, per fortuna, trovo bagliori e scintille di un bel pensare critico, costruttivo, dinamico e, al tempo stesso, consapevole che non viviamo in un truman-show e che il nostro obbiettivo non è comparire in tv.
Trovo una saggezza che nasce e tende alla conoscenza.
Trovo un coraggio che non attende: ma si propone, scrive, manifesta e grida, quando occorre, contro questa melma tirannica che ci vorrebbe soffocare.
Tempo verrà, dunque? No, se lo vogliamo il tempo è venuto.
Avanti, avanti! Iniziamo dicendo NO e tutti i NO necessari.
Avanti, avanti! Costruiamo nella fatica personale, il pensiero correrà e ci sorpasserà trovando altri compagni di strada.
Ogni buona battaglia si combatte innanzitutto, io penso, per rispetto verso se stessi.

#NO. E perchè? Perchè NO!

io, testimoneSe fosse vero quello che blaterano gli esperti dei talk show ben pilotati, e cioè che voteranno NO i vecchi (come per la brexit) ci sarebbe almeno una buona ragione, oltre a quella che, a quanto dicono, i giovani sono sfiduciati e si astengono.
La buona ragione è che i vecchi hanno vissuto un mondo più ruvido, meno comodo e nel quale si cresceva adattandosi a sacrifici e numerosi doveri; ma in quel mondo si almeno si fiutavano ad istinto i cafoni arroganti, si combatteva per qualcosa come i diritti, il lavoro, la giustizia sociale; e si inalberava uno stile dell’apparire essenziale, a volte certamente inaffidabile e peloso, ma certamente attento almeno alla forma e a non insultare povertà, malattia e bisogni dei deboli e svantaggiati. Quel mondo diverso da questo, quel mondo spesso diffidente del lusso, vissuto all’insegna di “chi non lavora non mangia” oggi dà parecchio fastidio, per cui si è tolto di mezzo il “lavoro”, e chi non mangia? o ruba o s’arrangia.

Essere seminatori di giustizia

Il seminatore – Vincent van Gogh

A chi ci esorta a muoverci, ad impegnarci, a svegliarci e mobilitarci “per venirne fuori, per una mobilitazione vera di tutto il paese, una presa di coscienza personale e sociale” (F.Centofanti) si risponde sovente dubitando che gli italiani siano in grado di farlo tutti d’accordo oppure che  la coscienza è compromessa, offuscata e soffocata, che non tutti sono giusti e che prevale la coscienza degli ingiusti narcotizzata dall’egoismo e dai discorsi di convenienza.
Purtroppo i dubbi sono legittimi.
Sappiamo tuttavia la quantità dei giusti non è determinante, sappiamo che il lievito che si mette nella farina è una piccola quantità e sappiamo che un granello di senape diventa un albero altissimo. Insomma sappiamo anche che la massa spesso delira innamorandosi, incosciente ma consenziente, di un dittatore (anche il più bieco), sappiamo che il grido di condanna si leva dalla folla. Perché dunque pensiamo sia indispensabile essere tutti o tantissimi? Sappiamo anche che la luce, pure la piccola luce di una fiaccola, si deve collocare in evidenza e non in un luogo nascosto. Insomma uno prova e inizia, due o più si impegnano insieme, e poi si semina: il raccolto arriverà.
Già, se solo avessimo fede.
Ma possibile che si sia diventati tutti diventati conservatori, pessimisti, conformisti? Che auto-tradimento è questo?