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I PARE(r)I DI PERPETUA n.2 E LA CRISI ECONOMICA – di Mariaserena Peterlin

 

Ebbene sì, Perpetua s’interroga anche sulla crisi. 
Perpetua non nutre timori reverenziali verso le regole imposte dall’Unione Europea e tanto meno si fa impapocchiare da terminologia e lessico finanziari. Per lei le vendite allo scoperto possono essere al massimo le merci esposte dalle bancarelle dei mercatini, la sorveglianza sulla volatilità consiste nei suoi tentativi di impedire ai colombi di devastarle il balcone, l’anti-dumping una qualche diavoleria da discoteca, il fatturato una superstizione da cui liberarsi in confessionale, lo shopping cinese nell’UE una qualche invenzione di imbonitori da cui guardarsi con attenzione (genere Wanna Marchi). Perpetua pensa che Dow Jones e Nasdaq possano essere i nomi di eroi dei cartoni animati americani.

Insomma lavora tutto il giorno e manda avanti la baracca Perpetua, bada dunque al sodo e non al superfluo.
Già il superfluo.
Perpetua ha le idee chiare anche in proposito. Ha visto per strada un cartello pubblicitario in cui si proclamava che “il lusso è un diritto” e si è indignata. Il lusso è come l’ozio ha pensato con brutale concretezza (la stessa con cui spazza la cenere dal suo camino o raddrizza i maleducati). Se l’ozio è il padre dei vizi, ha ragionato Perpetua, il lusso è un suo parente, roba da gente che non sa cosa sia il necessario. Roba vanitosa per chi non si è mai degnato di prendere una scopa in mano o di lavorare non fin che suona la campanella dell’orario, ma fino a quando c’è da fare.
Perpetua bada ai fatti suoi.pinocchio  Però quando ha sentito un tale, in TV, che parlava di dismissione del personale, di esigenza di tagliare le pensioni,  e di scelte di maggior rigore e quindi di necessità di sacrificare il superfluo Perpetua si è fatta diffidente. Il lavoro, ha pensato torvamente, non è mai stato qualcosa di superfluo, ma è un diritto e una necessità di utilità sociale. Si è sempre saputo (e mio nonno lo diceva, continuava Perpetua) che chi non lavora è o un pelandrone, o un malato o un poveraccio non un “dismesso”.  Nemmeno la pensione, poi, non è una cosa superflua, ha ragionato ancora Perpetua. La pensione sono i soldi che ci hanno sempre prelevato con le tasse dalle nostre paghe e che, quando diventiamo vecchi, servono ad arrivare modestamente alla fine. E le scelte di maggior rigore cosa sono se non il quotidiano fare i conti con i soldi che non bastano mai e i ticket che crescono?
Insomma Perpetua, innervosita, ha sventolato il suo pareo, ha spolverato la tastiera e ha buttato giù due righe scocciatissime ma, mentre scriveva, l’amico senatore di quel tale ministro che parlava di dismissione del personale ha detto in tv che quello aveva fatto un discorso fumoso. A questo punto Perpetua ci ha visto ancora più chiaro ed ha commentato: questi fanno come i ladri di Pisa, litigano di giorno, ma di notte vanno insieme a compiere le loro imprese. E quando ha sentito che vari personaggi tornavano dalle vacanze in anticipo perché c’era una lettera inviata dalla BCE, ha sospettato: forse vogliono farci credere che il lavoratore licenziato dal suo lavoro, ossia dismesso, vince alla lotteria? Non l’avesse mai detto! Le news in tv confermavano prontamente la sua previsione più scettica: in effetti in Canada due operai subito dopo essere stato licenziati  avevano vinto alla lotteria. E come mai alla notizia era stata data tanta evidenza? Promesse in cambio di dismissione dal lavoro?
A questo punto Perpetua si ricordò di una frase che la sua maestra le aveva spiegato a scuola: era la frase di un certo Machiavelli, Niccolò le sembrava si chiamasse. Roba antica e affidabile. E quella frase diceva “Gli uomini dimenticano più facilmente ….” beh, per non sbagliare si mise a rovistare tra i suoi libri e trovò la citazione che cercava:
“Debbe non di manco el principe farsi temere in modo, che, se non acquista lo amore, che fugga l'odio; perché può molto bene stare insieme esser temuto e non odiato; il che farà sempre, quando si astenga dalla roba de' sua cittadini e de' sua sudditi, e dalle donne loro: e quando pure li bisognasse procedere contro al sangue di alcuno, farlo quando vi sia iustificazione conveniente e causa manifesta; ma, sopra tutto, astenersi dalla roba d'altri; perché li uomini sdimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio. Di poi, le cagioni del tòrre la roba non mancono mai; e, sempre, colui che comincia a vivere con rapina, truova cagione di occupare quel d'altri; e, per avverso, contro al sangue sono più rare e mancono più presto.”
Ecco dunque! Poche balle, ha deciso Perpetua ripiegando il pareo a pois rossi; altro che superfluo e altro che lotterie! Qui si dismette il lavoratore, ma non ci si astiene dalla roba d’altri, ossia quella del popolo.
Meglio stare in guardia e tenere le cose in ordine, la casa pulita e il mattarello a portata  di mano. Anzi, ha stabilito, “vado a dare una spolverata a quel mattarello lungo da tagliatelle, potrebbe servire a spazzolare qualche testa fumosa.
Teniamoci pronti.”

Volare nel WEB, ma senza finire nella rete – di Mariaserena Peterlin

Tutti linkiamo, spesso a manetta. E linkiamo un po’ di tutto. La pratica è interessante e a volte ci aiuta a scambiare idee oltre che a rammentarci qualche video, spezzoni di film, musica e così via.
Stare su internet sfruttando questo megafono comunicazionale potrebbe indurci a esprimere un pensiero proprio, una personale opinione. Perché no?
Ma non sempre è così; di solito si linka e ci aggiunge a una filiera di opinioni pre-confezionate e la riflessione sull'opinione, e su come si forma, rimane ai margini.

Dal mio piccolo osservatorio personale faccio un po' di birdwatching e mi pare che la fauna avicola: simpatica, zampettante e stagionale abbondi; qualcuno getta due briciole e il volo planato arriva.
Mi piace, dissento, consento, rilinko, commento, condivido… rubo!
Condividiamo, infatti, anche un lessico standard e che man mano si è consolidato.
Questo va benissimo specialmente se ci aggiungiamo qualcosa di nostro, il che non è affatto scontato.
Sarebbe utile, infatti, d’occhio l’insieme.
I giornalisti dei media tradizionali sono spesso bravi e brillanti professionisti, i politici (di qualsiasi colore e casacca) e il premier e i leader, le associazioni di industriali e di categorie ecc ecc ci lanciano le briciole  della loro interessante e interessata presenza: è ben difficile che non antepongono l’interesse del cacciatore di consenso a quello degli uccelli: di passo, di palude, di mare, di rovo, di bosco o di voliera.
E la nostra rete, che immaginiamo libera, diventa trappola e recinzione.

Non sono “loro” siamo noi che dovremmo aver testa e pensiero.
Chi, infatti, ha testa e pensiero si interroga. 
Ma chi invece sceglie di volare senza attenzione rischia di invischiarsi o di finire in gabbia dove parteciperà al cinguettante, e a volte lezioso, coro di chi si interroga sui soliti problemi dell'altro ieri, sulle mezze stagioni e l'acqua tiepida (digitale o analogica?). Allora non so quanto si meriti il nostro/mio sostegno per minuscolo possa essere.
Io spensierata, disobbedirei. E disobbedisco svolazzando guardinga.
Mentre il vento soffia. Ancora.

LAVORO, ISTRUZIONE E DIRITTI NEGATI: SI VA VERSO UNA SELEZIONE DELLA SPECIE?

RISVEGLIARE LE COSCIENZE E CREARE SOLIDARIETÀ TRA TUTTI GLI ESCLUSI

mariaser1 news 07La stabilità del rapporto di lavoro nonché la garanzia del diritto al lavoro sono ormai, tranne poche eccezioni, eredità di un mondo diverso da questo ed ottenute in passato solo per pochi decenni che si vanno allontanando.
Attualmente diritti e garanzie sono negate non solo ai cittadini cosiddetti giovani, ossia a chi ha meno di quarant’anni ma anche a chi, pur di età maggiore subisce gli effetti di questa deprivazione.
La precarietà non è più uno stato di passaggio, è sistema.
I vecchi che hanno ancora un contratto vero, man mano cederanno per età.
Molti giovani, costretti al funambolismo di uno pseudo lavoro, che troppo spesso impedisce loro di crescere professionalmente, sono spesso anche manipolati verso consumi e a uno stile di vita anestetizzante che li distolgono dalla necessità di crearsi una forte formazione di coscienza politica di contrasto al sistema.
Accade infatti che giovani e meno giovani perdendo fiducia, in quanto cives ossia cittadini attivi e partecipi, si rifugino nel privato.
L’imposizione del funambolismo-precariato del lavoro oltre a creare rivalità e astio tra pari, oltre a creare frustranti aspettative, spezza (a vantaggio del datore di lavoro) il possibile legame di solidarietà tra lavoratori i quali ripiegano verso una condizione di dipendenza spesso affettuosa, ma certamente non a loro utile nel tempo medio-lungo, verso gli anziani di famiglia.
Le parti politiche in campo non dimostrano, ad oggi, di avere interesse ad elaborare un’analisi adeguata di quanto sta accadendo al cittadino, al popolo.
Ci si prepara eventualmente a sostenere uno scontro tra opposizioni, ma non riusciamo a scorgere il dar vita a una teorizzazione ideologica volta al rinnovamento, ormai indispensabile, e a una interpretazione seriamente critica di questa realtà.
Perché questo accade? Dove sono finiti anche gli intellettuali?
Quale ulteriore cambiamento ci aspetta?
Eventuali avvicendamenti politici che non si propongano una prospettiva del tutto diversa da quella attuale (a cui ci si adegua a livello non solo europeo) a cosa porteranno?
A una patetica strategia di rammendo-rattoppo provvisorio?
A una pseudo economia di aiuti e non di sviluppo?
E continuando così quale vita ci aspetta tutti?
Gli studenti che protestano a Roma come altrove hanno ragione, ma contestare Gelmini non è sufficiente, è solo una comprensibile esternazione di disagio. La Gelmini è, come noto, diligente esecutrice di decisioni che sono state già prese ed attuate. 
Ma cosa vuole ottenere il sistema?
Una sorta di selezione dei cittadini?
I ragazzi, infine, stanno già subendo danni nella loro educazione.
Tanto è vero che non solo si taglia sull’istruzione, ma si sostituisce alla pedagogia della della responsabilità e all'attenzione per crescita del cervello libero e pensante il controllo telematico delle assenze, dei ritardi e dei voti. 
La falsa efficienza in luogo della cura.
Se perdiamo anche loro, che rappresentano la prossima generazione chiamata a sostenere la vita attiva, la domanda è indifferibile: dove ci stanno portando?

IL CORRIERE DELLA SERA: da via Solferino a fB – di Mariaserena Peterlin

Sulla pagina fB del Corriere della Sera troviamo la famosa frase attribuita a Voltaire: “Non condivido le tue opinioni, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di esprimerla.
Spesso le frasi più note, e perfino abusate come questa, meritano di essere riscoperte. C'è però bisogno di attualizzarla, di essere consapevoli di come nasce oggi un'opinione, di distinguere tra opinioni e culture perché non mi sembra pensabile istituire un automatismo, di realizzare una linea di dialogo non convenzionale e non frenata da un'apparenza di correttezza informativa che diventa strumento di manipolazione.
Insomma, viva Voltaire, non c'è dubbio. Ma i secoli passano ed per citare queste frasi occorre essere all'altezza del nostro portato culturale, quando ci sia.
Concludo: un'opinione è un'elaborazione intellettuale su cui lo studio personale, il confronto e il cervello devono affaticarsi, non è un piacimento/non piacimento; non è un semplice "io penso che"; meno che meno è un prodotto, come si usa dire troppo sovente, "di pancia".
Ogni organo ha la sua funzione. Io lascerei l'apparato gastrointestinale a svolgerela sua.
La pagina del Corriere, detto questo, mi piace. Apre al lettore e alle opinioni. Democrazia è anche questo.

Eccoci, quindi.