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Per il futuro che tarda a giungere, se giunge. Di Mariaserena

l'attesa che viene dal mare

l’attesa che viene dal mare

Per il futuro
 
L’anima si ripiega
e in silenzio si chiede
se, secca ogni parola,
non convenga il silenzio.
 
Replicare al banale
rintuzzare l’ottuso
rispondere al volgare ciarlare
all’arrogante serietà senza pudore
oggi in uso ecco il dubbio:
conviene?
 
Oppure forse è meglio
che si scelga un silenzio,
più burbero d’un tuono,
che attenda a fulminare
più chiuso d’una vena
d’acqua profonda e tersa
che attenda di sgorgare?
 
Nel dubbio ascolta i suoni
l’anima dubitosa
di musica a cascate,
riscopre quei colori
stracci di fine estate.
 
Chi giudica e s’indigna
sceglie il rumore ed alza
una bandiera o insegna?
Ma cosa rappresenta
un grido o uno sbeffeggio
che impreca al male
ma promuove
peggiore il compromesso?
 
Chi tace e pensa al dopo
invia segnali chiari,
tracce tenui
segnate appena
su un’erba o su un’ondata
di mare in libecciata:
orme di una stagione
che fu la nostra estate
colorata di libere
bandiere appassionate
del lavoro e pensiero
e non di un tanfo nero.
 
Mariaserena
con lievi varianti da un testo
scritto il 07/10/2011 h 9.35

nota:Frugando nei documenti del pc è venuta alla luce questa cosa, lì per lì mi sono chiesta se per caso non mi dovessi candidare a indovina, ma poi mi sono risposta che non sono io che indovino, è il futuro che stenta ad arrivare. E’ come se fossimo  immersi in un nuovo tempo, il presente dilatato ossia un grigio tempo paludoso che non finisce e non si evolve ma perpetua le stesse situazioni o meglio una lunga decadenza. Ecco forse una definizione potrebbe essere un presente decadente dilatato. La nottata, un tempo, passava; oggi ce la facciamo?

E’ il presente che mi fa impazzire! di Mariaserena by Lucy

Sintomatica, questa vignetta. Charlie Brown nasce negli anni 50 e finisce nel 2000. Un mondo è finito, ne è nato un altro in cui ci si occupa dei dettagli espressi con dieci punti esclamativi, i personaggi di Schulz affrontavano invece categorie universali, con ironia (e in tanti altri modi). Non posso preferire questo presente e sto con Lucy. “Il presente mi fa impazzire!!” .

Si proclama troppo spesso lo stereotipo “Ci hanno preso il futuro”. Il futuro, come tale, non è adesso.

E’ l’adesso, il presente che possiamo vivere e modificare. Altrimenti abbaiamo alla luna.

Il futuro è costruzione su fondamenta presenti oggi.

L’altro futuro è, per chi crede, altrove; per fortuna. ( Ed anche di quello possiamo porre le nostre modeste fondamenta adesso).

Sono sollevata dal presente quando posso costatare che Lucy non è stata dimenticata .

Narrare, raccontare o la restituzione dell'AGORA'?di Mariaserena Peterlin

CAPITOLO 2

O parlo io o parli tu

Mi lasci parlare?
Mi alzo e me ne vado!
 
Ridicoli e volgari personaggi urlano nei set televisivi, e si permettono di entrare nelle nostre case latrando le loro cosiddette opinioni.
Abbiamo perso l’agorà, ci hanno chiusi, o ci siamo lasciati chiudere, nelle nostre case-scatole e il nostro focolare domestico (Arbasino) non è nemmeno più famigliare poichè ciascun membro di quel che rimane della famiglia ha il suo schermo personale (tv o pc che sia).
Da quelle scatole urlano o sogghignano personaggi brutali e cafoni, o ammiccano giochi che assorbono ogni attenzione ed emozione, che seminano solo la malerba dell’opinionismo relativista.
Ciascuno pretende di avere la sua verità e pretende, errore fatale, che il concetto di opinione e quello di verità siano equivalenti.
Noi, spesso quasi inconsapevolmente seguaci di questi pessimi modelli, ci stiamo isolando sempre di più. Il consenso tra le persone si misura sull’adesione ad un’opinione; un po’ come accade per le cosiddette fedi calcistiche o sportive. Il sentirsi parte di una società non significa essere curiosi di conoscere quello che gli altri pensano, ma legarsi ad un consenso comune che non richieda troppo uso della facoltà raziocinante.
 
Abbiamo fortemente bisogno di una dimensione comunicativa diversa. Il singolo, il genitore, l’insegnante, la scuola non possono cambiare d’un tratto tutto questo.
Però penso debbano porsi (dobbiamo porci) il problema.

Un' IPOTESI TEORICA DI RIFORMA DELLA SCUOLA – di PAOLO MARIOTTI

Premessa – I new media aprono nuove prospettive al confronto di idee: possiamo infatti leggere e scambiare opinioni uscendo dallo schema obsoleto del confronto tra esperti che, per la verità, non produce ormai da tempo né bei fiori né frutti utili.
Ponendomi in questa nuova prospettiva leggo e raccolgo opinioni interessanti come questa, di Paolo Mariotti che, pur occupandosi professionalmente di altro, riflette e si esprime efficacemente anche sulla scuola.
Per reciprocità alle istituzioni scolastiche farebbe un gran bene, io credo, aprire gli steccati e svecchiare le proprie modalità di confronto e di comunicazione per ascoltare idee e pensieri non omologati, ma che vengono dal mondo della realtà e dell'esperienza del lavoro.(Mariaserena Peterlin)

Riforma della scuola: ipotesi teorica – RFC
pubblicata da Paolo Mariotti su faceBook il giorno martedì 11 gennaio 2011 alle ore 23.54
Vi sottopongo un'ipotesi teorica che mi è venuta in mente un po' per caso. Probabilmente ci saranno imperfezioni e sicuramente non avrò valutato un sacco di fattori, ma sono curioso di avere delle opinioni in proposito. 
I problemi che cercherei di risolvere sono i seguenti:
1) chi esce dalla scuola dell'obbligo non è molto preparato, in alcuni casi ha difficoltà nelle imprese più semplici, tipo scrivere decentemente o fare 2 conti
2) l'Italia si presenta come un paese di servizi sviluppando al massimo il terziario, ma ci sono molte difficoltà a coprire la maggior parte dei posti di lavoro di base per problemi di iperqualificazione del curriculum rispetto alle mansioni e agli stipendi bassini per tutti
3) eccettuati alcuni casi, la preparazione anche postuniversitaria, alla quale comunque io non sono arrivato, non è un segnale di eccellenza soprattutto se conseguita in ritardo rispetto ai tempi previsti.
Un'ipotesi di soluzione a questi problemi potrebbe essere la seguente:- Riduzione della durata della scuola dell'obbligo al biennio del liceo, un biennio generalista in cui si affrontino, e meglio, i temi contemporanei dividendoli in due anni ed evitando le corse come è avvenuto per me al liceo;
– introduzione di corsi iperspecialistici della durata, per esempio di un anno, successivi al completamento della scuola dell'obbligo, propedeutici all'avvio vero ad un apprendistato qualificato, in cui per esempio un falegname non venga distratto oltremodo da materie non necessarie e di cui si spera abbia già quantomeno una buona infarinatura tipo storia o filosofia (ricordando che durante gli ultimi 2 anni di scuola dell'obbligo sono state aggiornate verso l'attualità);
– reintroduzione del contratto di apprendistato per l'artigianato e per tutti i servizi "di base" con un limite d'età molto basso, diciamo dai 15 ai 18 anni (fine scuola dell'obbligo – maturità);
Le conseguenze, a mio giudizio sarebbero le seguenti:
– con la possibilità di un'introduzione anticipata nel mondo del lavoro, gli stipendi "di apprendistato" non sarebbero visti dal lavoratore come ridicoli, ma sarebbero un buon modo per avere un minimo di indipendenza economica dalla famiglia e aiuterebbero all'emancipazione;
– gli ultimi anni del liceo sarebbero meno affollati, spingendo avanti i più motivati e togliendo ai professori l'idea che lo studente sia lì un po' per forza, e quindi anticipando il bagno di sangue della selezione universitaria, permettendo a dei giovani ancora giovanissimi di scegliere veramente di lasciare gli studi con delle alternative valide;
– con un numero minore di studenti frequentanti si conseguirebbe anche la possibilità di un miglioramento delle strutture scolastiche a costo zero; infatti per ogni studente che lascia gli studi per andare a fare "un mestiere", gli altri studenti potrebbero avere degli strumenti migliori a disposizione:
– per i più xenofobi, se le posizioni lavorative di base fossero ricoperte dai giovani, sarebbe meno appetibile l'immigrazione in Italia, sempre se ancora lo sia, viste le prospettive fosche;
– infine si amplierebbe il ventaglio della classe dirigente formata dai diplomati e dai laureati che così avrebbero dei curricula meno appiattiti verso l'iperqualificazione.
Io ho detto la mia, e attendo risposte.