
ma ingentilita da panchine scabre,
fioriva di lillà gli archi di ferro
e viola diventava in primavera.
Il vento scapigliava quei bei fiori
e li piegava in danze ottocentesche:
inchini e sventagliate intiepidite
da un vento che scherzava coi colori.
Nulla ritorna e nulla vuol finire
nelle mie mani poco stringo adesso
ma punge ancora ruvido quel gesso
e quel cemento. E il vento e i fiori
miti raccontano il tempo ai miei ricordo.
MSP
(come una cartolina demodé)