Archivi del mese: Maggio 2021

Il mio dopo non sarà solo “vittoria!”

Nella mia vita precedente mi ero fatta l’idea, ma forse era più un patto, un’intesa con me stessa, che per quanto ingarbugliata, faticosa e piena di imprevisti, o forse proprio per questo, l’esistenza fosse una avventura interessante, vivibile, giustamente movimentata dall’ironia e dalla mia inquietudine che mi costringe a continui cambiamenti ma, grazie al cuore, buona.
Dopo il flagello non so se e quando inizierà una vera nuova esistenza. E non so nemmeno se sarà come ricominciare, come iniziare, come esser dentro al gioco, con in mano le carte. Si sta oggi, e da quasi due anni, in una sorta di esistenza altra: ripetitiva, noiosa, prevedibile, ansiosa e immobilistica fino alla staticità; percorsa da fibre di dolore aggiunto.
Per me tutto questo è sopportabile solo in ragione degli affetti. E dopo? Dopo che il nuovo Diaz avrà valorosamente dichiarato, nel il suo bollettino della vittoria, che il nemico che ci aveva invaso fin dentro le case è battuto e non ha più vantaggi, dopo che il flagello non avrà la sorte o la fortuna da giocare contro di noi?

Francamente non so.
Spero che non sarà come sommare due vite.
Spero di ritrovare il filo, il telaio, la tela da tessere con paziente utilità e qualche nodo e difetto: niente perfezionismo assoluto, non fa per me.
Sommare nuovo a vecchio? Ricucire due vite spensieratamente? No.
Annunciare, anche a me stessa, che la guerra è vinta grazie “fede incrollabile e tenace valore” senza guardarmi indietro? Nemmeno questo mi è possibile.
Non sono Diaz.

Dei delitti senza pene


Ogni volta che si definisce “disgrazia” un delitto si compie fino in fondo l’ipocrisia del profitto di coloro che, quando si chiede che i controlli sugli impianti siano seriamente eseguiti, e che i controllori siano a loro volta controllati, fanno spallucce, ti chiamano menagramo, ti dicono che esageri e che: “ma cosa vuoi che succeda?”
E purtroppo invece succede con navi, autostrade e ferrovie; ma accade anche con l’impianto del gas di casa, con quello dell’ascensore o del riscaldamento.
E succede anche con le donne che denunciano ma poi il violento è libero come l’aria.
Ma sì dai: “cosa vuoi che succeda? Quanto esageri!
“Per tacere, infine, degli “incidenti” o “disgrazie” sul lavoro.
E continuano a chiamarle disgrazie, sfortune, eventi eccezionali. Sono solo delitti

#letta tenta il sorpasso (di #grillo)

Ovvero della #dote e della #dignità.
Scusate l’età che non c’entra: ma l’asta del “chi soffre di più” fa vergogna.Leggo, variamente ritwittato pure da Boldrini, che la pensata di Letta, i 10.000 euro_ni da mediante tasse di successione per dota_re i giovini riceve consensi in ragione del fatto che i giovani “hanno sofferto più di tutti per la pandemia”.Scusate l’età, ma questa è insopportabile. La palma del martirio da covid non è cosa da mettere all’asta a chi soffre e offre di più.Non bastava l’invidia sociale, non bastava la guerra guerreggiata tra famiglie e scuola, nemmeno il bullismo giornalistico e nemmeno i veleni da tastiera erano più sufficienti. E non sono bastati milioni di morti veri.Ora spunta dal cervello fino questa trovata acchiappavoti, questa blandizie bambocciona.Spero davvero che i giovani non si lascino acchiappare dall’ennesima smielatura acchiappacitrulli. Si potrebbe anche dire che siccome Grillo li aveva superati nella pratica elemosiniera elargendo redditi farlocchi di cittadinanza adesso Letta (PD) va a grattar dove è la rogna. Ma basta! Possiamo scioltamente prevedere a) ulteriori migrazioni di Paperoni all’estero, con cittadinanza compresa.b) studio del noto manuale “come ti vaporizzo l’avo milionario in due cene e una colazione”c) la badante festante impalma nonno Paperone e lo fa suo con tutto il cucuzzaroMa tutto questo è noia di classe.Manca, nel nipote Letta, la capacità e la dignità di svincolarsi dalle logiche nepotistiche e di pensare da appartenente al consorzio umano.Perché altrimenti saprebbe bene che innanzi tutto sono il diritto allo studio e il diritto al lavoro che restituiscono senso alla crescita e all’affermazione personale dei nostri giovani.Altro che dote.
E per concludere: la decrepita usanza della “dote”, rifiutata sdegnosamente dalla donna contemporanea vien passo passo ripristinata come usanza e si propone di farne una adatta, paro paro, ai cosiddetti giovani.Beh, non ci sono parolenon ci sono parolenon ci sono parole.(non mi farete mica dire che aveva ragione Padoa Schioppa?non vorrete mica far riciclare il choosy di Fornero, eh?

OPS! Forse abbiamo sbagliato

Hanno iniziato proclamando che il mondo era cambiato, che l’economia era globale, che in Italia negli anni passati si viveva al di sopra dei nostri mezzi.
Studi autorevoli profetizzavano che lo sviluppo dell’economia dell’INDIA avrebbe sorpassato, entro il 2020 quello della poderosissima CINA. Ed economisti di destra e non affermavano che in Italia le paghe erano troppo altre visto che in India un lavoratore poteva vivere con ben 5 dollari al giorno mentre in Italia la gente pretendeva il posto fisso per avere la sicurezza economica ma lavorando male, poco o affatto. Eravamo diventati il paese dei furbetti: dei furbacchioni nullafacenti ad ogni cantone.
Hanno affermato infatti che in Italia le famiglie erano soffocanti e protettive e i figli  erano tutti fannulloni o bamboccioni. 
E non dimentichiamoci della fama creata sui perfidi iniqui statali o con lavoratori nel pubblico impiego, a  tempo indeterminato: scandalosi mangiapane a ufo che mandavano in rovina tutto, ma proprio tutto il paese
Hanno detto anche che il tempo della scuola, e in special modo quello del Liceo era tempo sprecato e bisognava sostituire la scuola dell’imparare italiano e  studiare matematica e altre bazzecole con formativi corsi professionali da seguire in azienda, in fabbrica: insomma era ormai giunto il tempo di imparare a lavorare non a pensare.
Ed hanno proseguito dicendo che i vecchi erano un peso insopportabile e parassitario, le pensioni un furto alle spalle dei giovani e le tutele dei lavoratori un danno alla produzione.
Hanno anche costretto le donne a rinunciare alla maternità in cambio di un posto di lavoro, non un lavoro, si badi bene, ma solo un posto peraltro precario ed inferiore a quello di un uomo. Ma anche per gli uomini pochi scherzi! Solo contratti di settimane, giorni, a volte a ore. 

E tutti sempre zitti.

Hanno anche aggiunto che in Italia c’erano troppe tutele, che bisognava snellire, sburocratizzare e desindacalizzare.E hanno anche deciso che le aziende dove si produceva non erano convenienti: tanto noi eravamo il paese della Bellezza e del Turismo facile facile: entrano soldi e si lavora meno. 
Una nazione luna-park; un paese dei balocchi.
Dunque modernizzare!
Ottimo principio, non è forse vero?
Non importa, tanto si produce tutto, a meno, in India, anzi cediamogli proprio tutto, anche tutto il know-how che c’è. Abbiamo turismo, bellezza e ci rimane l’industria del lusso. Che altro serve?
E come si fa con il tessile, l’abbigliamento, gli oggetti di uso quotidiano? Dalle mollette per stendere i panni al frigorifero, dalle auto ai dvd, ai cellulari, ai pc? 
Semplice, si importa tutto: dalla Cina o dalla Turchia, dalla Corea o dalla Thailandia (sempre a meno), dalla solita India o da dovunque si possa sfruttare manodopera a basso costo.

E così forse ci sorprendiamo se in Italia gli agricoltori hanno messo su una pizzeria o un bar e non lavorano la terra? E se un operaio si mette a fare il fattorino di Amazon? Un’opportunità di crescita, signori miei!
Evvia, buttiamo le pastoie! Dai! Nei campi si guadagna di più usando immigrati: li paghi pochissimo e non si lamentano; non hanno casa, ma si contentano di baracche, gli fai un contratto finto ma ci guadagna il caporale. E poi c’è la prostituzione. Un fiume d’oro.

Scrupolo: ma se s’ammalano, se muoiono nell’incendio di una baracca o spargendo fitofarmaci velenosi? Ma scusa a casa sua morivano lo stesso! Sono abituati.
Evviva il paradiso dunque. 
OPS! Ma non abbiamo nemmeno una farmaceutica che produca in Italia vaccini : i dondamentali e autentici salvavita.
E nel frattempo, vedi un po’, l’India oggi muore di pandemia a 4000 persone al giorno (persone, non zanzare).
E sull’Africa? Chiudiamo gli occhi?
Evvia,  gli italiani hanno più incombenti pensieri: no, non l’abisso culturale di chi si contenta di ricordare  Dante con Benigni. Non il fatto che si è incapaci di trovare una motivazione sociale se si deve sopportare, per il bene di tutti, una
breve o lunga modifica delle abitudini.Niente affatto. 

Gli italiani si indignano per ben altro. 
Eh sì, roba grossa:  se gli si chiude il bar e gli contingenti la movida sono molti gli italiani che insorgono, si arrabbiano.
E dall’alto di profili intoccabili ecco la pronta risposta: ridiamogli movida e il tavolino al bar senza i quali la vita non è vita. Viva il paradiso!
Non è il solito paradiso? Be sempre meglio questo: virtuale? gastronomico? cazzaro? ma chi se ne importa.
Invece no: importa parecchio.

Abbiamo problemi grandi come il pianeta: disgregazione sociale, perdita di tessuto connettivo del paese,  abissi di ignoranza, baratri di invidia sociale, per tacere del clima, del mare che soffoca, delle specie in estinzione, dell’aria velenosa che uccide.
Ma ecco la soluzione: la movida, risolleva l’animo, la movida non si tocca. Tutto il resto può attendere.
Ricominciare da una consapevolezza storica è indispensabile, ecco perché è vitale il riconsiderare la linfa che proviene dalle radici, dalla nostra cultura e dal riscatto che solo il lavoro, quello vero, quello che rende liberi, ci fa raggiungere.