Di scuola e di maestra

Ero là, col fiocco blu, il grembiulino bianco di bianco, cucito dalla mamma; nella foto io sono la terza alla sinistra della maestra.


Guardo sorridendo la mia maestra, la maestra Laura, che aveva gli occhi verdi, i capelli neri e la carnagione rosea, sorrideva sempre e indossava sempre, anche lei, un grembiule, nero, di rasatello lucido, che esaltava la sua figura alta, snella, proporzionata.
Di lei ricordo anche la voce, di lei mi piaceva tutto.
E mi piaceva la sua scuola.
Il voto? a volte una V maiuscola che significava “visto”.
Altre volte un avverbio: bene, benino …
O anche un voto, a numero.

Nulla, tuttavia, contava più della voce della Maestra. Il suo tono trasmetteva tutta una gamma di messaggi molto più intensi del significante, della parola stessa.
E le sue mani, che a volte raddrizzavano un fiocco, altre volte guidavano le nostre mani piccole e impacciate oppure indirizzavano, descrivevano, indicavano.
La scuola è relazione, è messaggio. Sono segni, quelli della scuola, che incidono e segnano in modo permanente.
Certo questo è il suo bello, ma anche il non bello.
Quel periodo, quel solo anno con la maestra Laura fu bello e ancora lo è.

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