CAVIE DI Covid-19

io, testimoneAttraversiamo i sentimenti: dalla paura alla speranza.Insomma una storia come tante, e io la interpreto così.
C’era una volta un virus. Si trattava di un male sconosciuto che bisognava studiare da zero per poterlo affrontare e contrastare.
Come si studia una patologia che colpisce l’uomo se non studiando lui stesso ammalato, dai primi sintomi all’evoluzione, al contagio e così via?
E siccome la cura era sconosciuta come il male, allora ci si trastullò sperimentando slogan discutibili del tipo andrà tutto bene (Ma bene per chi?).
L’unica pratica seria e scientifica fu stata quella raccomandata e prescritta da qualche medico serio e soprattutto dai poco ascoltati epidemiologi. E furono considerati oracoli, ma la medicina e la scienza sono sperimentali, non profetiche per cui ogni affermazione fu via via sottoposta a verifica e sovente modificata.
Dunque cavie di covid : sì, perché la massa della gente ha continuato ad attraversare sentimenti, alternando non solo paura e speranza, ma anche sospetto ansioso ed isteria polemica, tristezza ed euforia, negazionismo e ottimismo, ma il tutto inconsapevolmente del reale problema.
Perfetto fu questo terreno per sociologi e psicologi, ma certo non fu altrettanto interessante per gli scienziati che dovevano individuare la terapia né utile per trovare il vaccino.
Finito il cosiddetto allarme rosso, come noto senza aver potuto trovare una terapia condivisa, Le cavie di covid hanno continuato, senza nemmeno sospettarlo, ad essere usate per osservare cosa succede all’uomo e come il virus si comporti quando, invece di fuggirlo isolandosi lo si considera un ospite con cui sia necessario convivere.
E le cavie hanno accettato la convivenza come una “liberazione” e hanno festeggiato: certo, perché no?
Nel nostro paese, l’Italia deindustrializzata, dislocata, scervellata, dove il lavoro ormai consiste prevalentemente in servizi alla persona e consumi di tipo commerciale si è difeso il lavoro riaprendo quel quasi unico tipo di lavoro: esercizi e negozi, bar e pub e ristoranti e così via.

A questo punto le cavie, volenterose e perfino felici e riconoscenti, euforiche e pimpanti hanno fatto progredire l’esperimento e, bravamente inalberato e poi scartato il look primaverile che ammuffiva, sono passate tout court a canotta e minishort e via alla ricerca del “ricominciare a vivere” ovunque e comunque, a qualsiasi ora.
Pazienza se si trattava di una vita un filino fasulla, quella volevano e se la godevano.
Nei campi (e nelle officine?) andarono pochi semi-invisibili di cui si può anche non parlare.

E pazienza se era una vita da cavie, basta non pensarci. Pensare poi! E a che serve?
Il cervello può attendere. Sensi e sentimenti irrazionali no e si convive col virus insieme loro.AH dimenticavo: salute!

 

Una risposta a “CAVIE DI Covid-19

  1. Bellissima condivisione!😊

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