Il virus renziano

“A un certo punto arriverà un vaccino e l’epidemia finirà ma non ci sono vaccini contro il renzismo, che oggi si chiama leghismo ma è la stessa cosa. Solo uno straordinario sforzo di lucidità, impegno, lotta, intransigenza da parte di tutti gli italiani di buona volontà potrebbe salvare il paese: ne saremo capaci?” (Francesco Erspamer)

contro analisi

Cosa fosse Renzi era evidente, ai pochi che prestassero attenzione, fin da quando si candidò per diventare sindaco di Firenze, pompato come l’enfant prodige della politica italiana da La Repubblica e dal Corriere della Sera, allora disperatamente in cerca di un’alternativa liberista a un Berlusconi ormai declinante e imbarazzante per i poteri forti. Non si trattava soltanto di trovare qualcuno che volesse liberalizzazioni, privatizzazioni, totale sudditanza nei confronti delle multinazionali americane e delle banche tedesche: quello sarebbe stato facile, praticamente ogni politico in circolazione rispondeva a questo profilo, inclusi i fascisti immaginari e i liberal d’estrema sinistra. Gli organi della finanza globale volevano qualcosa di più: un liberista “naturale”, a livello di comportamenti quotidiani, privo cioè di valori, di dignità, di rigore, di buon senso, di coerenza, di idee, di cultura, di tradizioni: un cazzaro totale, spalmato sul presente immediato e che non si limitasse a mentire…

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Una risposta a “Il virus renziano

  1. Grazie per la condivisione! Ti seguo!😊

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